Ticino

Commento ai Vangeli della XVIII Domenica del Tempo Ordinario

Calendario romano: Gv 6, 24-35

«Non di solo pane vive l’uomo». In un contesto laico questa frase serve ad affermare che l’uomo, oltre a bisogni materiali, conosce anche bisogni spirituali. In ambito biblico il detto viene normalmente completato nel seguente modo: «Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio». Citando queste frasi, il credente cristiano fa normalmente memoria di due episodi biblici. Dio che durante il quarantennale Esodo degli israeliti nel deserto del Sinai ha sfamato il suo popolo con il dono della manna che scendeva dal Cielo, e Gesù che nel deserto rispondeva in questi termini a chi lo tentava alla fine di quaranta giorni di digiuno. Quando più tardi Gesù, iniziato il suo ministero pubblico, dopo aver sfamato le folle che lo seguivano, dando loro pane come nutrimento, afferma di essere Lui stesso il pane disceso dal cielo, un gruppo di ascoltatori contesterà la sua affermazione. Come può questo semplice uomo, di cui si conoscono le umili origini umane, arrogarsi implicitamente il ruolo della Parola che esce dalla bocca di Dio, la Parola capace di sopperire sia ai bisogni materiali sia ai bisogni spirituali della vita dell’uomo? Rispondendo alle vivaci contestazioni dei suoi contemporanei, Gesù non fa marcia indietro, anzi rincara le sue affermazioni. Egli non solo è in grado di dare vigore alla vita biologica e spirituale dell’uomo, ma, attraverso il nutrimento recato, può anche garantirgli una vita che supera i confini di quella puramente biologica. Per i contemporanei di Gesù la parola uscita dalla bocca di Dio era la Torah, la legge in grado di nutrire e di rendere saggio e virtuoso ogni Israelita. Per il cristiano la parola uscita dalla bocca di Dio è Gesù, il Cristo, capace di nutrire la sua spiritualità sia attraverso il suo insegnamento ed esempio di vita, sia attraverso il suo Corpo e il suo Sangue reso presente in ogni Eucaristia. Il cristiano, in fondo, potrebbe anche accontentarsi di dire che «solo di Pane vive veramente l’uomo». Se per Pane intendiamo il Cristo stesso: Parola di Dio e nutrimento per la vita eterna.

Agostino Del-Pietro


Calendario ambrosiano: Mt 21,12-16.

L’insolito gesto di indignazione di Gesù nei confronti dei mercanti del tempio si presta a due letture. La prima è contenuta nelle parole pronunciate da Gesù, parole che esigono il rispetto per la dimora di Dio, casa di preghiera e non covo di ladri. Ritengo grave mancare di rispetto al luogo sacro mescolando sacro e profano, per esempio imponendo prestazioni economiche per i servizi religiosi. Le bancarelle che assediano soprattutto i santuari non sono certo uno spettacolo dignitoso ma ancor più grave è il comportamento di uomini di Chiesa che utilizzano la chiesa e le sue risorse per operazioni finanziarie non sempre limpide. È purtroppo attuale l’invettiva di Gesù: «Voi fate della mia casa un covo di ladri». Ma il gesto di Gesù ha un secondo radicale significato. Quelli che chiamiamo i «mercanti del Tempio», i venditori di colombe e di altri animali, erano necessari alla vita del Tempio, in particolare all’esercizio del culto che aveva bisogno di questo commercio. Cacciarli come fa Gesù vuol dire annunciare la fine di questo complesso rituale. Il nuovo culto non avrà più bisogno dell’offerta di animali ma dell’offerta della nostra libertà, del dono di noi stessi. Grazie all’offerta che una volta per tutte Cristo ha compiuto di sé sulla croce, non più con il sangue di animali ma con l’irrevocabile dono di se stesso si rinnova l’alleanza con Dio. Quella divina Presenza che Israele riconosceva e adorava nel Tempio, ormai abita nell’umanità di Gesù di Nazareth. Già il racconto dell’Annunciazione indica chiaramente come nel corpo di questa giovane donna, Maria, abita Dio stesso. Anzi, noi siamo ormai il Tempio del Signore, come ricorda Paolo: «Noi siamo il tempio del Dio vivente». E Pietro dirà che i credenti sono ormai quelle pietre vive che costruiscono l’edificio spirituale che è il corpo di Cristo, la Chiesa. Il tempio di Gerusalemme, le nostre chiese, la stessa santa Chiesa non sono che tende provvisorie della divina Presenza: al compimento dei giorni non vi sarà più tempio (Ap 21,22) ma solo il Signore, Dio tutto in tutti.

Don Giuseppe Grampa

1 Agosto 2021 | 07:34
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