Svizzera

Coira: l'amministratore apostolico replica ai suoi accusatori

La situazione nella diocesi di Coira continua ad essere tesa e gli sviluppi di questi ultimi mesi e giorni fanno avvertire quanto ci sia urgenza di ritrovare la strada del dialogo. Mons. Bürcher, amministratore apostolico della Diocesi, denuncia coloro che definisce «un piccolo gruppo di persone che non cercano il dialogo ma vogliono esercitare una pressione politica». La parole di Bürcher arrivano in un suo scritto inviato il 20 ottobre 2020 agli agenti pastorali della Diocesi e sono l’ennesimo capitolo di una situazione che si  è creata da giugno 2020 nella Diocesi di Coira, dopo la sospensione dalle sue funzioni di Martino Kopp, per aver sostanzialmente tradito la fiducia del vescovo (secondo Bürcher) a causa di alcune dichiarazioni pubbliche non concordate col presule. Martin Kopp era delegato vescovile per Uri, Svitto e Unterwaldo.

La crescita del malumore per questa vicenda ha fatto sì che i 23 membri del gruppo «Vielstimmig Kirche sein» (essere una Chiesa plurale) abbiano inviato varie missive in Curia a Coira, raccolto firme ed -infine- depositato una denuncia presso le istituzioni competenti della diocesi per ottenere il diritto di essere ascoltati dall’autorità diocesana. Alla testa del gruppo c’è Zeno Cavigelli, assistente pastorale di Dübendorf (Zh). Il gruppo si fa latore di una raccolta di firme realizzata in Diocesi a cui hanno aderito 3865 firmatari che vuole chiedere la riabilitazione di Martin Kopp. I rappresentanti del gruppo hanno invocato il canone 212 del codice di diritto canonico per richiedere il diritto di udienza. Va però detto che diversi esperti di diritto canonico,– contattati dai colleghi di kath.ch – hanno dichiarato che la procedura messa in atto dai firmatari per ottenere udienza dal vescovo, dal punto di vista dello stesso diritto canonico, ha poche possibilità di riuscire.

Dal suo punto di vista mons. Bürcher nello scritto inviato il 20 ottobre agli agenti pastorali della diocesi, denuncia i modi messi in atto da coloro che contestano il suo operato, parlando di pressioni politiche, strumentalizzazione mediatica e dell’opinione pubblica. «Per me è chiaro – scrive Bürcher – che se si vuole parlare con qualcuno, non lo si assilla per settimane con una campagna mediatica. […]. Né viene annunciato dai media che si sta per perseguire – con riferimento a un paragrafo di diritto canonico interpretato arbitrariamente – una persona con la quale si afferma di voler dialogare. Infine, non si assillano per giorni i dipendenti della persona cercata, con telefonate, registrate anche su Internet. […] Questo non è un invito al dialogo, ma sono misure intimidatorie messe in atto con l’aiuto di media compiacenti, che ovviamente non perdono mai l’occasione di denunciare attacchi ai leader della Chiesa». Il risultato di questo operato, secondo Bürcher, non può quindi essere che la divisione nella Chiesa. L’amministratore apostolico richiama quindi all’unità a partire dal Diritto canonico, lo stesso strumento utilizzato da coloro che contestano il vescovo per chiedere il dialogo. Alla fine della sua comunicazione, il presule incaricato dal papa di gestire la fase di transizione verso la nomina del nuovo vescovo di Coira, si appella a due documenti di papa Francesco: l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium per invitare a non attuare una «caccia alle streghe nella comunità ecclesiale» e all’enciclica «Fratelli tutti» esortando alla fratellanza.  (red)

Mons. Bürcher (foto kath.ch)
21 Ottobre 2020 | 18:53
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