Preghiera

«Click to Pray», una app per pregare per la Chiesa e con il Papa

Una ragnatela dove tanti fili, disomogenei ma strutturati, convergono verso un unico centro che li sostiene tutti. È in questa immagine della natura che padre Federico Lombardi, il gesuita ex direttore della Sala Stampa vaticana e oggi presidente della Fondazione Ratzinger, sintetizza la galassia cattolica presente sul web attraverso siti, blog, applicazioni, che si concentrano tutti in un unico «punto di riferimento», il servizio del Papa alla Chiesa universale. 

Tra questi «fili» uno dei più robusti è «Click to Pray», app già attiva in 21 Paesi con 900mila utenti nelle lingue inglese, francese, spagnolo, tedesco e portoghese, che da questa mattina ha debuttato anche in versione italiana. «Una piattaforma che connette la tua preghiera con il mondo»: così la presentano i promotori, la Rete Mondiale di Preghiera del Papa, network di apostolato attivo da quasi un secolo in ogni paese del mondo, inclusi quelli più poveri, e la sua sezione «giovane» il Meg (Movimento Eucaristico Giovanile).

 

Definirlo un social network in salsa cattolica sarebbe troppo riduttivo. «Click to Pray – Clicca per pregare» vuole, sì, creare uno spazio comune di scambio e sostegno spirituale (originale, in tal senso, la bacheca aggiornata 24 ore su 24 dalla quale vedere chi, quando e in quale parte del mondo sta pregando e sulla quale condividere immagini e commenti), ma soprattutto vuole essere uno strumento di aiuto e incoraggiamento per il singolo fedele, in particolare quelli più giovani, a pregare per la missione della Chiesa e le intenzioni del Papa.

 

«È una piccola finestra sul mondo», ha spiegato il gesuita Frederic Fornos, direttore internazionale della Rete mondiale di preghiera, durante la conferenza stampa di lancio nella Sala «Assunta» della Chiesa del Gesù a Roma. Un modo «per uscire dalla «globalizzazione dell’indifferenza» ed entrare ogni giorno di più nella cultura dell’»incontro»». O, volendo, ha fatto eco padre Alessandro Piazzesi, direttore della Rete di preghiera per l’Italia, «una moderna versione digitale delle campane che a mezzogiorno ci ricordavano di recitare l’Angelus», in riferimento al sistema di notifiche dell’app.

 

I giovani sono il primo obiettivo dell’applicazione: attraverso uno strumento a loro congeniale, alle loro modalità comunicative e al loro linguaggio, si vuole aiutarli «a rispondere alle sfide» del mondo reale e digitale, ha sottolineato ancora Fornos. In quest’ottica «Click to pray», ha aggiunto, «è una pedagogia per imparare la via della preghiera e incontrare Gesù la mattina, il pomeriggio e la notte».

 

Il progetto ha la «benedizione» del Papa, al quale è stato presentato nell’agosto del 2015. E va di pari passo con gli ormai famosi video di preghiera per le intenzioni del Pontefice, appuntamento mensile promosso dalla Rete mondiale di Preghiera e diffuse dall’Agenzia spagnola La Machi, che hanno registrato finora 22 milioni di visualizzazioni. «A gennaio si è pregato per la libertà religiosa in Asia – ha ricordato padre Fornos -, in particolare per le minoranze religiose; a febbraio contro la corruzione , un cancro della società che preoccupa molto il Papa; a marzo preghiamo per la formazione al discernimento spirituale , un tema molto importante perché il mondo di oggi soffre di un grave analfabetismo spirituale».

 

Intenzioni, queste di Papa Bergoglio, che rappresentano vere e proprie «sfide», non solo e non tanto per la Chiesa, ma anche «per tutta l’umanità». Con un’app – pane quotidiano di ogni possessore di smartphone, iPad o computer – è dunque più facile farsi «coinvolgere» in questa missione e «favorire la comprensione reciproca, il dialogo e la riconciliazione».

 

Il funzionamento dell’applicazione è molto semplice: sono proposti tre momenti di preghiera al giorno con testi brevi, che invitano «a mettersi alla sequela di Gesù». Ma attenzione: non ci si vuole sostituire alla pratica tradizionale della preghiera. «Anzi», ha precisato Fornos, «l’uso di una applicazione di preghiera non ci toglie dalla responsabilità di far incontrare Gesù faccia a faccia. La utilizziamo come una sorta di richiamo alla preghiera, forza silenziosa in grado di trasformare il mondo».

 

Si tratta, in fin dei conti, di «cercare e trovare Dio nelle strade digitali», ha detto padre Lombardi. La domanda di fondo è: «Come si fa ad essere comunità nel vasto mondo digitale?». «Click to Pray» – della quale è in programma per settembre una versione cinese e poi una vietnamita – è una risposta, ma «ci sono tante app buonissime, tanti siti per riflettere e servire l’aspetto unitario della Chiesa cattolica», ha evidenziato l’ex portavoce vaticano, che dimostrano la «creatività dei credenti sul web». A queste nuove tecnologie, ha ricordato Lombardi, i Papi hanno sempre guardato positivamente, esortando comunque a vigilare e stare in guardia perché la rete è ricca di pericoli, cominciando dalle «fake news» e finendo con la pornografia. Perciò, ha concluso padre Lombardi, «ben vengano gli strumenti che ci aiutano a vivere la Chiesa nel mondo digitale e combattere la buona battaglia nel mondo di oggi».

Salvatore Cernuzio – VaticanInsider

7 Marzo 2018 | 19:00
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