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“Quando c'è amicizia tra cristiani e musulmani, non c'è paura” afferma il Direttore POM del Marocco

19.01.2017, 17:50 / Redazione

“Simeone Czeslaw Stachera, Direttore delle Pontificie Opere Missionarie del Marocco e Vicario generale di Tangeri, è soprattutto un missionario”. Così è stato presentato ieri dal Direttore delle POM della Spagna, padre Anastasio Gil, questo missionario francescano di origine polacca che ha lavorato per molti anni in Bolivia. Oggi è “Pastore di tutti” e non solo della piccola comunità cristiana del Marocco. Padre Stachera ha affermato che “quando c’è amicizia tra cristiani e musulmani, non c’è più la paura, ecco perché la Chiesa in Marocco sa bene che non può rimanere nelle chiese ma uscire verso tutti, verso le famiglie, laddove sia possibile custodire e dare dignità alla vita umana”.
Come Direttore nazionale delle POM del Marocco, il suo lavoro con i bambini si svolge su tre fronti. Il primo è con le minoranze cristiane, in cui è necessario lavorare soprattutto con i figli dei lavoratori stranieri che trascorrono un periodo di tempo nel paese. Poi nell’educazione dei bambini marocchini e nella lotta contro la povertà. A tale proposito ha evidenziato la generosità della Chiesa spagnola, in termini di personale e di aiuti economici. La terza area, da 5 o 6 anni, riguarda i figli dei migranti più vulnerabili, in cui le situazioni di vulnerabilità coprono una vasta gamma, da coloro che sono abbandonati a quelli che perdono i loro genitori. Il Direttore delle POM del Marocco ha evidenziato in questo campo il coinvolgimento personale dell’Arcivescovo di Tangeri, anch’egli missionario francescano spagnolo, Sua Ecc. Mons. Santiago Agrelo. Padre Stachera ha detto senza mezzi termini che “tutto ciò che riguarda i migranti è nostro”.
La conferenza stampa organizzata dalle POM a Madrid per la Giornata dell’Infanzia Missionaria che in Spagna si celebra domenica prossima, 22 gennaio, si è conclusa con l’intervento di padre Gil che ha informato in dettaglio sul contributo delle POM a questo paese africano, lamentando che l’unica notizia che si ha del Marocco è sempre quella “della rete che ci separa”, mentre “i bambini che vivono in Marocco sono come quelli che vivono nella nostra città”. Padre Gil ha sottolineato infine che “dall’altra parte della barricata, molti bambini ricevono l’aiuto dell’Infanzia Missionaria, anche molti musulmani, mentre noi riceviamo da lì la testimonianza di una vita di fede che ci muove, ci spinge ad impegnarci di più”.

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