Commento

Card. Menichelli: l’umiltà di Francesco, uno «scandalo» che ci fa bene

Mettersi in cammino per incontrare il Signore. Un incontro che può avvenire soltanto se siamo umili. Sono i temi principali su cui Francesco si è soffermato nelle prime due omelie a Casa Santa Marta in questo Tempo di Avvento. Proprio dal tema dell’umiltà muove la riflessione del card. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona, nell’intervista di Alessandro Gisotti:

R. – L’Avvento ci richiama proprio questo: bisogna che noi imitiamo i personaggi di quel tempo. E chi è che accolse il Figlio di Dio nato a Betlemme? I semplici, i puri, gli umili, coloro che non hanno fatto ragionamento sul perché e sul percome; hanno semplicemente accolto un invito, una proposta, un atto di libera adesione; con gioia hanno detto: «Andiamo a vedere quello che è successo», cioè con uno spirito molto libero e molto umile. Quindi, l’umiltà è l’atteggiamento più utile e più necessario, indispensabile per accogliere il dono di Dio, per accogliere Dio.

D. – Francesco mostra proprio come l’umiltà debba essere al centro della vita del cristiano, e lo fa per primo; non sempre questo atteggiamento proprio dello spirito viene però compreso …

R. – Viviamo in un mondo – come posso dire … – chiamiamolo di eccellenze, di fortezza, di dominio, nel quale poi alla fine tutto si risolve in una sorta di teoria della vanità. Allora la proposta dell’umiltà – tra virgolette – è scandalosa, non trova un’accoglienza. Sì, è stimata … dice: «Ah, che brava persona!», ma nel momento in cui l’umiltà, dove la testimonianza di una persona deve diventare una tua scelta, tutto questo scandalizza molto, e quindi è ovvio che magari i gesti di umiltà, di semplicità, di autenticità del nostro Papa Francesco non sempre possono essere accolti e compresi come ammaestramento, come cattedra

D. – Una «cattedra dell’umiltà», si potrebbe dire …

R. – Certamente! La cattedra dell’umiltà è indispensabile, è necessaria. L’umiltà è la parola sconvolgente! Se uno ci pensa: ma l’Onnipotente Dio, che cosa ha fatto – come dice San Paolo? Si è fatto piccolo, si è fatto umile, ha assunto la nostra natura, è entrato dentro la nostra fragilità. E questa è proprio una cattedra! La chiamerei anche la cattedra della verità sull’uomo e la cattedra della intelligenza e della sapienza dell’uomo.

D. – Ieri, nell’omelia a Santa Marta, Francesco sottolineava che per incontrare il Signore bisogna mettersi in cammino, non restare fermi; e poi scoprire che anche il Signore si è messo in cammino verso di noi, anzi: prima di noi. Ecco, vediamo come a volte la comodità dello stare fermi, anche nell’ambito della Chiesa, ci impedisca di muoverci …

R. – Diciamo così: che la fede è una scomodità. E’ un grande dono, certamente, ma è una scomodità, perché la fede ti invita a muoverti, ad andare verso. Ma nel caso di cui stiamo parlando, mi pare che il Santo Padre ieri abbia detto una frase che tocca la verità della fede, quando dice: «La fede non è un sapere tutto della dogmatica, ma è un incontrare Gesù». Abbiamo spesso una fede da intellettuali, più che una fede di vita.

D. – Il Giubileo della Misericordia si è concluso pochi giorni fa; adesso siamo nel periodo dell’Avvento. Il Papa ci ha donato anche un qualcosa che è un messaggio e non solo una lettera, la «Misericordia et misera». Che cosa l’ha colpita di questo documento?

R. – Mi ha colpito la sua semplicità essenziale. Come, partendo da Sant’Agostino, il Papa abbia messo di fronte, prendendo come spunto la pagina del Vangelo con l’incontro di Gesù, il Santo, con la donna senza nome, peccatrice perché adultera, quando la misericordia è una persona, quando la misera è una persona, l’incontro è salvifico. L’incontro è salvifico! Perché la misericordia non giudica, ma ama, e la misera non si sente abbandonata, ma ritrova una propria dignità. Questo credo che sia un grande tema della verità della testimonianza di fede: l’incontro tra la misericordia, che è una persona, e la misera, che è una persona. E si devono confrontare nell’amore, non nel giudizio reciproco, non nella paura di essere condannato o condannata, ma nella libertà di essere risuscitata. Capisco che queste possano essere parole, ma queste entrano dentro il ministero di ogni sacerdote e di ogni vero discepolo del Signore Gesù.

(Alessandro Gisotti/Radio Vaticana)

1 Dicembre 2016 | 10:21
Omelia (33), Papa (1111), umiltà (3)
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