dal Mondo

Card. Bo: "C'è un campanello d'allarme per la democrazia. Il 2017 sia l'anno della pace"

09.02.2017, 06:00 / Redazione Web

“Il Myanmar sta attraversando uno dei momenti più strazianti della sua storia. Il popolo birmano è profondamente addolorato perché sembra si stia ricadendo in giorni oscuri. Il Myanmar ha bisogno dell’attenzione del mondo per rafforzare il suo fragile percorso di democrazia”: è quanto afferma il Card. Charles Maung Bo, Arcivescovo di Yangon in un accorato appello inviato all’Agenzia Fides.

Il testo cita il rapporto pubblicato il 3 febbraio dall’Alto Commissario Onu per i diritti umani, definendolo “profondamente inquietante”. Le Nazioni Unite riferiscono brutalità e altre violazioni molto gravi dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza birmane nello stato di Rakhine, raccontando atti di “disumanità e barbarie difficili da leggere e difficili da credere”, osserva il Cardinale. Si tratta di “un campanello d’allarme per tutti noi”, aggiunge.

“Negli ultimi cinque anni, il Myanmar ha vissuto molti cambiamenti positivi ed è divenuto un paese più aperto. Si tratta di un’alba di speranza”, rileva il testo, ricordando cambiamenti nell’economia, nei media, nella società, nei meccanismi democratici.

Il Card. Bo nota: “Preghiamo intensamente che questa non diventi una falsa alba. I commercianti di odio sono in piena attività. L’odio verso persone di diversa etnia e religione si è intensificato ed ha raggiunto un livello allarmante. Quello che è successo nello stato di Rakhine deve essere fermato una volta per tutte”.

A destare preoccupazione è anche la situazione negli stati settentrionali di Kachin e Shan, in particolare dopo l’arresto di due pastori cristiani di etnia Kachin, Nawng Latt e Gam Seng. “Prego perchè sia fatta giustizia e vengano rilasciati. Prego anche per le migliaia di sfollati causati dalle recenti azioni militari nel nord del Myanmar”, scrive l’Arcivescovo di Yangon, chiedendo al governo di “porre fine all’offensiva militare contro i civili nello stato Rakhine e negli stati Kachin e Shan”. “La pace è possibile solo con la giustizia”, dichiara.

L’appello ricorda anche il recente assassinio dell’avvocato musulmano U Ko Ni, definendolo “un altro passo indietro per il Myanmar e un duro colpo alle speranze di democrazia e di pace nel nostro paese” e chiede al governo di “permettere libero accesso alle agenzie umanitarie, ai media e agli osservatori dei diritti umani negli stati di Rakhine, Kachin e Shan”.

Il Cardinale auspica che l’esecutivo birmano “operi a fianco della comunità internazionale per indagare sui reati denunciati dalle Nazioni Unite” e invita “la comunità internazionale a essere vigile” e a “sostenere l’attuale governo democratico birmano”.

“Cerchiamo di lavorare insieme – conclude – per porre fine alla violenza e al terrore nel nostro paese, e per costruire una nazione dove ogni uomo, donna e bambino, di ogni razza e religione, sia riconosciuto come concittadino e nostro fratello in umanità”. Con questo spirito, la Chiesa bimana ha dichiarato il 2017 “Anno della pace” e darà il suo contributo. (PA)

(Agenzia Fides)

Mar Sako: contro le distruzioni Isis, i piani di ricostruzione e convivenza per Mosul e Ninive

23.06.2017

Il patriarca caldeo condanna la distruzione della moschea di Mosul e le devastazioni dell’Isis, una “cultura di morte”. La preghiera davanti alla chiesa di p. Ragheed e la voglia di convivenza fra cristiani e musulmani. L’invito ai fedeli di Europa e Occidente a visitare i profughi, insegnando loro “ad avere più fiducia nel futuro”. Un bilancio della ricostruzione e il rientro dei primi sfollati.

Youssef Absi, il nuovo Patriarca melchita. Uomo della “svolta pastorale”?

22.06.2017

La sua sensibilità lo porterà a prendere sul serio soprattutto le emergenze ecclesiali esplose anche nella sua Chiesa a causa dei conflitti e dei settarismi mediorientali. Evitando eccessivi interventismi sul terreno politico, tenendosi alla larga da pose anti- islamiche e anti-occidentale (tra l’altro, ha la doppia nazionalità, siriana e statunitense).

Crisi in Venezuela: la Santa Sede chiede un negoziato serio

22.06.2017

Alla crisi in Venezuela si deve rispondere con un negoziato serio e sincero tra le parti. E’ quanto sottolinea mons. Bernardito Auza, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, in una dichiarazione rivolta all’Assemblea generale dell'Organizzazione degli Stati americani, che si è conclusa ieri in Messico, a Cancun.

migranti   aleppo   udienza   PapaFrancesco   misericordia   chiesa   famiglia   diocesi   giubileo   Ecumenismo   egitto   SantaMarta   pace   strada regina   gmg   preghiera   madre teresa   guerra   natale   islam   Francesco   isis   svizzera   gdp   trump   giovani   angelus   vaticano   siria   ticino   Papa