Ticino

Cappuccini in Ticino, Fra Edy Rossi-Pedruzzi: «Viviamo un momento interessante che ci invita a voltare pagina»

Il bel giardino con gli alberi da frutta immobili sotto il pallido sole di gennaio, regala pace al Convento dei Cappuccini di Faido. Una pace, che forse non rispecchia quanto sta vivendo al suo interno l’ordine: attraversato, ultimamente da trasformazioni che hanno modificato il suo assetto giuridico, cambiato la sua composizione, riempito le pagine dei giornali con fatti di cronaca deplorevoli e di incomprensioni semplicemente umane. Siamo andati a trovare Fra Edy Rossi- Pedruzzi, custode e guardiano della comunità dei Frati cappuccini della Svizzera italiana, a Faido nel convento in cui abita insieme a fra Boris e a fra Davide, per sentire come lui e l’Ordine tutto, stanno vivendo queste vicissitudini e con che spirito, le stanno affrontando. I frati cappuccini, oggi in Ticino, sono poco meno di venti, distribuiti in quattro conventi: Bigorio, Madonna del Sasso, Sacro Cuore a Bellinzona e appunto, Faido, dove parte degli spazi sono adibiti ad ostello per l’accoglienza di gruppi, pellegrini e semplici turisti, che transitano lungo la Via delle Genti. Ai frati spetta la cura delle anime della Media Leventina: 13 parrocchie più alcuni oratori. Il passaggio dalla Provincia svizzera ad essere custodia provinciale della Provincia di S. Carlo in Lombardia; la condanna per abusi di un frate indiano; le difficoltà legate alla gestione del convento del Bigorio: sono gli eventi che hanno attraversato la Comunità dei frati cappuccini della Svizzera italiana, negli ultimi due anni.

Innanzitutto, fra Edy, che cosa è cambiato da quando i Cappuccini di casa nostra sono diventati «Custodia », passando dalla Provincia svizzera a quella lombarda? «Di fatto, non si tratta tanto di una novità quanto piuttosto di un ritorno alle origini. Anche se, naturalmente, in un contesto storico diverso. Concretamente sono giunti dall’Italia alcuni frati – due per la Madonna del Sasso e due per Bellinzona- che hanno contribuito a garantire la gestione dei due conventi».

Che cosa ha significato per voi la vicenda del frate indiano del convento della Madonna del Sasso colpe vole di abusi nei confronti di una donna portatrice di andicap? «Certamente tanto dispiacere. Fra poche settimane il frate verrà scarcerato per aver scontato la pena e farà ritorno in patria. Dall’India è giunto anche il Provinciale e insieme abbiamo potuto parlare di quanto era successo. Ho incontrato il frate in carcere e durante tutto il periodo della sua carcerazione ha usufruito dell’assistenza del cappellano, che è un cappuccino ».

Cosa ci dice del Bigorio? «Forse è una vicenda che non sarebbe stato necessario rendere pubblica. Non per voler tacere o nascondere delle cose, ma perché si tratta di questioni interne. Ora Fra Roberto sta trascorrendo un anno sabbatico, cosa che desiderava da tempo, sarà poi il Capitolo a decidere come proseguire la gestione del convento».

Come guarda al futuro dell’Ordine, in Ticino? «Vocazioni immediate non ne vedo. Forse oggi è più la figura del monaco grazie alla sua radicalità ad attirare i giovani. Noi siamo un po’ una miscela: a metà strada tra il parroco e il monaco. Ma se vogliamo campare dobbiamo fare così…Magari è più facile che siano persone già adulte, ad essere attratte dal nostro modo di vivere».

Come vive lei, fra Edy, questo nostro tempo, per certi versi così inquieto? «Io lo sento come un bel momento: un tempo interessante. Oggi non si può più dare nulla per scontato. Lo vedo anche nelle scuole. I ragazzi non sanno più nulla di Chiesa e di religione. Per cui non vi sono neppure più posizioni pregiudiziali. Si semina su un terreno vergine. E’ davvero un tempo in cui è necessario, ma anche possibile, voltare pagina».

Corinne Zaugg

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26 Gennaio 2020 | 08:38
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