Il cappuccino polacco, padre Bartkiewicz
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Il cappuccino polacco, padre Bartkiewicz

Bulgaria: un paese caratterizzato da antiche diversità e nuovi nazionalismi

08.02.2019, 10:15 / Corinne Zaugg

Padre Jaroslav Bartkiewicz, sacerdote e cappuccino polacco che opera  in Bulgaria,  dal 9 al 14 febbraio visiterà la Svizzera italiana e i Grigioni, su invito di “Aiuto alla Chiesa che Soffre”. (Tutte le date sono consultabili sul sito di Aiuto alla Chiesa che Soffre – Svizzera). Abbiamo raggiunto il padre cappuccino per una chiacchierata sulla sua terra di missione.

La Bulgaria è un Paese di cui non si parla molto, alle nostre latitudini. Alcune notizie sono trapelate quando nel primo semestre del 2018, la Bulgaria ha assunto la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione Europea. In quell’occasione abbiamo saputo, alcune cose ( non molto lusinghiere a dire il vero) in più su questo Stato attraversato dal Danubio e con uno sbocco sul Mar Nero: che è il Paese più povero e più corrotto dell’area e che anche la libertà di stampa non è tenuta in gran conto…
Lei è un sacerdote polacco che da tanti anni ci vive. Com’ è questo Paese guardato con i suoi occhi?

Quando parliamo di un Paese o di una nazione, non possiamo dimenticare la sua storia. Solo conoscendo la storia possiamo capire il momento presente. La Bulgaria si colloca tra Oriente e Occidente. Nel corso dei secoli, le sue terre furono conquistate da diversi imperi: quello ottomano, innanzitutto, che durò per cinque secoli. Questa situazione non ha permesso ai bulgari di sviluppare uno Stato proprio.  Ammiro, pertanto, che siano riusciti a conservare una loro lingua e delle loro tradizioni. Ricordiamo tutti, poi, che la Bulgaria ha conosciuto 50 anni di regime comunista: anche questo  periodo ha lasciato enormi tracce nella società. Rispondendo alla sua domanda, non vorrei però, concentrare la mia attenzione sugli aspetti politici o economici, ma offrire ai lettori un’immagine che non troveranno né su internet né leggendo le statistiche. Lavoro in Bulgaria ormai da 14 anni, abbastanza a lungo per conoscere questo posto e la sua gente. Da subito mi hanno colpito l’ospitalità dei bulgari e la loro profonda riconoscenza per ciò che hanno: in particolare una bellissima natura con montagne, mare, foreste, terra fertile e molti giorni di sole!

Così come il Paese è un crogiuolo di lingue, culture, etnie diverse, anche la Chiesa Bulgara ha molte facce. Ce le vuole raccontare?

La Chiesa cattolica in Bulgaria è molto piccola: meno dell’uno per cento ed è formata da  due diocesi di rito occidentale e un esarcato di rito orientale. Pertanto la nostra Conferenza episcopale è inter-rituale. Differenze ci sono anche all’interno delle diocesi. Differenze che si esprimono attraverso tradizioni, dialetti, canzoni liturgiche che variano localmente. Per questo motivo siamo una comunità piccola, certo, ma con attività pastorale diverse da quelle degli altri Paesi. Vorrei dare un esempio: la festa parrocchiale. Quando celebriamo la festa di una delle nostre parrocchia, il vescovo è sempre presente e così tutti i sacerdoti e i fedeli della diocesi. Sono momenti importanti. Occasioni per condividere la nostra fede e  crescere insieme.

Accanto ai bulgari etnici ( che rappresentano l’84% della popolazione) vi sono due minoranze significative. Quelle dei turchi (8,8%) e quella dei Rom (4,4%). Come funziona l’integrazione e la convivenza con le diversità.

I bulgari hanno imparato a vivere insieme nel corso dei secoli, nonostante le differenze di religione, etnia o tradizioni. Nonostante i tanti lati positivi di questa convivenza, qua e là nascono anche dei problemi. Come dice il proverbio, “dove c’è gente, sorgono problemi”. Un problema che ci accompagna da anni è quello dell’ integrazione dei Rom, che vivono in quartieri chiusi il che rende una vera integrazione, molto difficile.

La religione più diffusa è quella ortodossa. La religione riveste un ruolo importante nella vita della gente? I giovani vivono fede? La secolarizzazione è un tema anche in Bulgaria?

La Bulgaria è cristiana da molti secoli. Indubbiamente la religione ha formato la società. Tuttavia, durante il dominio ottomano, né la Chiesa ortodossa né quella cattolica hanno goduto di libertà. Poi, è stata la volta del regime comunista che ha cercato di sradicare la spiritualità cristiana. Oggi ne vediamo le conseguenze: una di queste è l’indifferenza religiosa, generata anche da una generale secolarizzazione del contesto sociale. Ma nonostante tutto, sono ottimista. Nel corso della mia attività pastorale, vedo molte persone che scoprono lentamente il valore della spiritualità e ne rimangono conquistate. Questo vale anche per i giovani. Sebbene il mondo moderno stia concentrando la nostra attenzione sugli aspetti materiali,  le nuove tecnologie e la filosofia dello “sfruttare al massimo la vita”, non direi che la situazione è totalmente negativa.

Tra i cristiani, la Chiesa cattolica raggiunge lo 0,66 %. I cattolici sono ancora meno dei protestanti. Che rapporto c’è tra le tre Chiese?

Sì, questa è la nostra realtà. Ma non concentrerei la nostra attenzione esclusivamente su statistiche o percentuali. Non dimentichiamo che siamo parte della Chiesa universale e questa è un’enorme ricchezza. Quando preghiamo, siamo in comunione con tutti, in tutto il mondo. Allo stesso modo, siamo in relazione con altre famiglie cristiane. La Bulgaria è un luogo in cui siamo costantemente impegnati a costruire ponti con altre denominazioni religiose. Certo, non è sempre facile, ma come diceva Papa Francesco: “l’ecumenismo è un cammino irreversibile, non un’opzione”.

Da diverso tempo, ormai, il Parlamento bulgaro sta lavorando ad una legge atta a combattere le correnti radicalizzate delle religioni, che ha creato non poca apprensione, soprattutto tra le minoranze cattoliche ed evangeliche. Diversi e pesanti i limiti imposti alla libertà di culto…
Io penso che nessun si aspettava una tale proposte di legge nel XXI secolo. Oggi la più grande preoccupazione della Chiesa cattolica in Bulgaria rispetto allo Stato è la necessità di chiedere (e ottenere) il permesso dalle autorità per la residenza in Bulgaria di sacerdoti provenienti dall’estero; il controllo totale di tutte le entrate da parte dell’amministrazione statale e la necessità di ricevere il permesso necessario dal Servizio Religioso, per tutte le donazioni provenienti dall’estero.

Anche se non tutto questo è piacevole, spero che potremo realizzare comunque  la nostra missione!

 

 

 

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