Ticino

Aquile randagie: il film sullo scoutismo eroico arriva in Ticino in DVD

Il 9 aprile 1928 lo scoutismo in Italia fu chiuso dal fascismo: ma un gruppo di ragazzi disse «no!». Si chiamavano Aquile randagie. Ragazzi del gruppo di scout di Milano e Monza continuarono a svolgere l’attività di esploratori, ma in clandestinità, usando messaggi in codice e cifrati per non venire scoperti.

Il loro terreno di azione fu la Val Codera (provincia di Sondrio), dove svolsero attività clandestine, campi estivi ef fuochi serali. Li guidavano Andrea Ghetti, del gruppo Milano 11, detto Baden, e Giulio Cesare Uccellini, capo del Milano 2, che prenderà il nome di Kelly, e che ebbe anche il soprannome di Bad Boy, affibbiatogli da J.S. Wilson, all’epoca direttore del Bureau Mondiale dello Scoutismo. Il fascismo non li ignorò: Kelly fu pestato a sangue da una squadraccia, in una notte d’autunno, e ci rimise l’udito da un orecchio.

Ma questo non bastò a fermare le Aquile. Dopo l’8 settembre 1943, insieme a Don Giovanni Barbareschi e ad altri parroci milanesi, diedero vita all’OSCAR (Organizzazione Scout Collocamento Assistenza Ricercati) che si impegnò in un’opera di salvataggio di perseguitati e ricercati di diversa nazione, razza e religione, organizzando espatri in Svizzera attraverso i boschi e i monti, che nessuno conosceva meglio di questi scout. Insieme combatterono il regime fascista con azioni mirate, riuscendo a far scappare in Svizzera più di 2.000 persone salvate e ricercate dai nazifascisti: ebrei e perseguitati politici. Una rete silenziosa ed estesissima che lavorò in segreto dall’8 settembre fino alla fine della guerra. Ripercorrendo questa storia, quello che colpisce, ma non stupisce, è la coerenza nei valori di questi giovani: alla fine della guerra, infatti, le Aquile Randagie tuteleranno tedeschi e italiani autori di violenze, chiedendo un processo giusto e non esecuzioni sommarie, come avveniva in quel drammatico momento.

E questa storia, lo scorso anno, è diventata un film che arriva in Ticino in DVD ad un prezzo speciale.

Il regista, Gianni Aureli è scout, come molti della crew, e ci racconta: «Ho sempre sognato di fare il regista e dopo essermi barcamenato tra diversi cortometraggi la mia storia umana e professionale è cambiata durante un evento scout. Era il 2011 e assistetti ad uno spettacolo teatrale insieme ad altri 1300 scout: veniva messa in scena la storia delle Aquile randagie. Allora non conoscevo molto ben i fatti. La storia si mischiava alla leggenda. Ma subito ho capito che non era solo una vicenda da raccontare, ma tutti gli scout dovevano conoscerla. Volevo rendere omaggio a una storia di coraggio realizzata da giovani che fosse d’ispirazione alle nuove generazioni. Il film è rivolto ai giovani e vuole rivolgersi loro con le parole di coetanei di un’altra epoca, vissuti in un momento storico in cui un mondo diverso sembrava impossibile mentre il cambiamento si realizzerà proprio grazie a loro: forse eroi, certo giovani fedeli e ribelli». Aureli ci tiene a precisare chi sono esattamente gli scout: «Non sono solo quei ragazzi in uniforme che fanno attraversare la strada alle vecchiette (dice ridendo, ndr), lo scoutismo è vivere secondo i valori della fratellanza, della pacifica convivenza, è seguire i valori cristiani».

Nasce cosi una lunga avventura in cui Gianni Aureli si confronta anche con un mondo, quello del cinema dei «grandi». Realizzare questo film, per lui una «prima», è stato come passare dai campi di calcetto alla serie A. Una prova superata ottimamente, visto il successo al botteghino e la distribuzione in centinaia di sale italiane.

«L’emozione più grande nel realizzare il film», continua Gianni Aureli, «è stata vedere dal vivo, prima che allo schermo, le scene ricostruite di quegli anni. È stato come vivere in quei giorni, percepire le emozioni e i sentimenti dei protagonisti. La scena che più mi ha toccato e commosso è quella nel finale, in cui Kelly fa recitare la promessa (la formula di impegno degli scout) … magari non racconto proprio tutto a chi non lo ha ancora visto o non conosce la storia…».

Anche la critica ha accolto con benevolenza la storia di questo gruppo di scout.

E i temi e i valori espressi, oggi, hanno una valenza di valore attualissima.

Dice Gianni Aureli: «Quando è uscito il film, un anno fa, il tema sociale e politico di cui si dibatteva in Italia in particolare, era quello dei diritti umani. Si temeva il ritorno di un altro periodo buio, con diritti negati ai migranti e ai più deboli. Oggi, rapidamente, è cambiato lo scenario: chi pensa più alle navi bloccate e ai porti chiusi? Eppure, il tema di sottofondo è sempre lo stesso: la nostra umanità. La pandemia ci ha fatto riscoprire più soli e indifferenti. Chiusi nel nostro guscio protettivo. Questo film racconta di un gruppo di ragazzi che si aggrappa all’ideale umano, fedeli alla promessa scout che diventa un impegno morale e civile contro le ingiustizie. Ci insegna a non arrendersi mai, e poi c’è il rapporto con la natura ancora oggi di attualità in molte forme. La natura è l’ambiente scout per eccellenza. La montagna è la concretezza della conquista, il non arrendersi, l’andare avanti anche se il sentiero è impervio.»

«Il percorso delle Aquile Randagie durò 16 anni, 11 mesi e 5 giorni. Poi, – continua Aureli- un giorno, dopo la fine del fascismo, si sciolsero. Ma è anche grazie a loro se noi, 77 anni dopo, continuiamo a resistere. Loro lo presero proprio come un impegno, e magari non si aspettavano nemmeno che quest’avventura sarebbe durata così tanto. Il fascismo fu un lungo periodo, più lungo delle aspettative e dei timori di quei giovani. È importante ricordarselo adesso, visto che certi pensieri e certe azioni a volte tornano interessanti e appetibili per qualcuno, anche oggi, nell’Europa del 2020.»

Per ordinare il DVD al prezzo speciale di 10 franchi scrivere a marco.notari@scoutismoticino.ch

Una scena del film
28 Ottobre 2020 | 10:45
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