Anziani: solo lievi allentamenti per Pasqua

Il Covid-19 ha colpito pesantemente anche le case anziani. In Ticino, all’interno di questi istituti, ci sono state complessivamente, dall’inizio della pandemia, 1700 infezioni. I decessi riconducibili al Covid-19 sono stati 383: circa 150 sono avvenuti durante la prima ondata e 230 durante la seconda. La campagna vaccinale, con un ottimo grado di adesione dei residenti (oltre l’85%), sta dando i primi risultati: nelle ultime sei settimane si è registrato un unico nuovo caso positivo, in una persona non vaccinata. Abbiamo chiesto al dottor Franco Tanzi, geriatra e responsabile dell’area medica in seno all’Associazione dei Direttori della Case Anziani della Svizzera italiana (ADiCASI) e membro della cellula sanitaria del Cantone Ticino, se questa evoluzione positiva permetterà di vivere con più serenità queste festività pasquali con i nostri anziani.

Dr. Tanzi, saranno possibili degli allentamenti delle misure anti pandemiche nelle case anziani?
Per la Pasqua, purtroppo e nonostante l’ottimo risultato conseguito con la vaccinazione dei residenti e dei collaboratori, non è stato ancora possibile dare un segnale di apertura, di festa e, oserei dire, di premio a chi si è vaccinato. Infatti, rimangono in vigore fino al 25 aprile le attuali misure di limitazione dell’accesso e delle attività nelle case anziani emanate il 26 febbraio scorso. Però con qualche allentamento durante i giorni festivi fino al 5 aprile.

Che cosa ha cambiato la pandemia nell’ambito della cura della terza e quarta età?
Abbiamo visto l’importanza delle relazioni. Le persone molto anziane, anche con importanti deficit cognitivi, hanno bisogno di contatti umani. L’uomo è un essere in relazione: fino alla fine ha bisogno di vicinanza, di carezze e di parole. Inoltre ho visto svilupparsi un clima di maggiore solidarietà, e oserei dire, d’amicizia fra il personale e fra personale e residenti. Non da ultimo, le case anziani hanno sviluppato delle prestazioni quasi di tipo ospedaliero, cioè hanno riscoperto delle capacità terapeutiche che solitamente non venivano messe in campo. Pensiamo ad esempio all’intensificazione della sorveglianza e cura dei residenti affetti da Covid-19, alla maggiore disponibilità di presidi farmacologici (anti-infiammatori, analgesici, antibiotici, psicofarmaci, ossigeno, …), inoltre all’applicazione sistematica di cure conservative, palliative e di fine vita specifiche per questa popolazione di pazienti. Guardo con fiducia al futuro perché credo che questa maggiore umanità e professionalità rimarrà nel tempo.

La rete dei familiari è di fondamentale importanza …
Certamente. Abbiamo capito che ci sono dei familiari che svolgono un ruolo terapeutico fondamentale per alcuni ospiti delle case anziani perché si prendono molto tempo, hanno una relazione affettiva intensa e sono in grado di svolgere convenientemente mansioni assistenziali e di attivazione. Dobbiamo quindi differenziare fra il visitatore occasionale e il visitatore che viene e si integra con il personale di cura: si ferma a pranzo, è capace di imboccare, di accompagnare … È necessario valorizzarle queste persone e riconoscerle come parte integrante delle cure, beninteso sempre con l’approvazione e la supervisione del personale curante.

Come ha influito la pandemia sugli aspetti religiosi e spirituali?
La seconda ondata ha avuto una durata maggiore e quindi ha portato a forme di stanchezza ed esaurimento nel personale e anche negli ospiti che sono stati costretti a subire a lungo misure di limitazione della libertà di movimento e di contatto con l’esterno restare confinati nelle loro camere. Personalmente ho ricevuto molte richieste per una maggiore apertura nei riguardi dei sacerdoti a cui non era permesso l’accesso in casa anziani. Finalmente dal 1. di marzo abbiamo potuto aprire le strutture al culto religioso. Anche se solitamente viene celebrata una sola Santa Messa alla settimana, questo appuntamento è molto sentito e atteso dagli anziani e non può essere sostituito con una trasmissione televisiva o radiofonica. Infatti, la partecipazione collettiva alla liturgia unisce le persone e rinsalda il vincolo di appartenenza comunitaria.

Attualmente a causa della sovramortalità e della reticenza ad entrare in casa per anziani – da un lato per le restrizioni in vigore e dall’altro per il timore di esporre il proprio caro a dei rischi – ci sono in Ticino quasi 500 posti liberi. Ritiene sia ora arrivato un momento favorevole per consigliare l’entrata?
Sappiamo che ci sono anziani accuditi amorevolmente a domicilio ma forse dal punto di vista terapeutico-assistenziale non in modo ottimale e che – in alcuni casi – il peso sui familiari e sul personale di cura domiciliare, è molto pesante. Grazie alle nuove disposizioni ritengo che ora si possa guardare nuovamente con fiducia alle case anziani che durante la pandemia hanno saputo adattarsi e qualificarsi come strutture di cura e accompagnamento adeguate alla grande sfida posta dal Covid-19. Sono ottimista perché in questi giorni viene vaccinata quella parte di ospiti che non ha potuto esserlo al primo passaggio o che è appena entrata nelle strutture. La sicurezza dei residenti sarà così ottimale.

di Federico Anzini

3 Aprile 2021 | 14:00
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