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Alla vigilia del Congresso, il Partito controlla tutto: dissidenti, clima, economia

17.10.2017, 20:24 / redazionecatt

Pechino (AsiaNews) – Forse non tutto è pronto per il 19mo Congresso del Partito comunista cinese, che apre domani mattina, ma tutto è sotto controllo per evitare ogni tipo di sorprese: arresti di dissidenti e portatori di petizioni; chiusura di fabbriche per diminuire lo smog; valanga di cifre positive sull’economia per far dire che tutto va bene e che la Cina procede a passo spedito nella modernizzazione che la porterà alla leadership mondiale.

Arresti

Perché ciò avvenga, la Cina deve però accrescere i suoi livelli di controllo. L’organizzazione Chrd (China Human Rights Defenders) ha pubblicato oggi una lista di 14 attivisti arrestati quasi tutti nella seconda metà di settembre. Essi sono detenuti in prigione o agli arresti domiciliari, oppure forzati a “viaggiare” insieme a poliziotti, lontano dalla capitale.

La maggior parte di loro sono accusati di “provocare dispute e disordini” attraverso commenti e messaggi su internet. Dal 2013, infatti, la Corte suprema del popolo ha stabilito che internet è come una “piazza”, uno spazio pubblico che può essere perturbato e violato dalle parole scritte.

Fra essi figura l’attivista pechinese Li Xuehui, insieme a un portatore di petizioni, Wang Xiuying, un uomo di 80 anni, arrestati insieme alla figlia di quest’ultimo, Wang Fengxian. Essi sono colpevoli di aver prodotto un video che irride a Xi Jinping. Dopo due giorni dall’averlo postato, due di loro sono ora detenuti nella prigione di Shijingshan.  Del vecchio Wang Xiuying non si sa nulla.

Fra gli altri arrestati vi sono giovani blogger e perfino cantanti che inneggiano alla democrazia.

La preparazione remota al Congresso è avvenuta accrescendo il controllo su internet e sulle piattaforme dei network privati (Vpn) e l’applicazione Whatsapp, tutti modi con cui la popolazione sfugge al controllo e al filtraggio del web.

Fabbriche chiuse

Perché “il sole dell’avvenire” possa brillare sul Congresso, da settimane il Partito ha dato ordine di chiudere acciaierie, fabbriche chimiche e di materiali da costruzione, o di ridurre la loro produzione per mostrare un cielo azzurro agli oltre 2mila delegati che giungono nella capitale. La chiusura non avviene solo a Pechino e dintorni, ma anche in aree più lontane come il Guangdong. Le fabbriche chiuse portano con sé problemi: minori salari per gli operai e prezzi più alti per i prodotti. Diverse persone si lamentano già che i prezzi dei fertilizzanti e dei materiali di costruzione sono aumentati in modo spropositato. E non è detto che il clima migliori: fra le maggiori fonti di inquinamento della capitale vi è il traffico automobilistico.

A questo però sembrano dare una mano le accresciute misure di sicurezza: da oggi tutte le stazioni di metropolitana di Pechino hanno controlli delle persone e dei bagagli, producendo lunghe code alle stazioni. In più, molti locali, bar, ritrovi hanno deciso o “sono stati consigliati” di chiudere e riapriranno solo dopo una settimana, quanto si prevede durerà il Congresso.

Economia guidata

Anche l’economia è sotto controllo. Nel primo e secondo trimestre il Paese ha registrato una crescita del 6,9%, alimentata dalla spesa pubblica e dal credito. Le industrie statali continuano ad assorbire prestiti illimitati per essere mantenute in vita. Tale economia statalista riesce perfino a determinare la produzione delle miniere e a stabilire il prezzo con cui vendere sui mercati. Nei mesi scorsi il governo ha anche frenato compagnie dall’investire all’estero per cercare di mantenere una situazione stabile all’interno.

E questo proprio mentre gli osservatori sono preoccupati di una crisi imminente, se continua la crescita ottenuta coi crediti, una sovrapproduzione sconsiderata e la fuga dei capitali all’estero.

Sebbene da anni la Cina continui a proclamare il desiderio di riforme economiche e di una maggiore economia di mercato, il controllo è sovrano. Commentando questa situazione, l’economista indipendente Andy Xie ha detto: “Le persone al vertice sono preoccupate della stabilità. La stabilità è sempre al primo posto in Cina”.

Wang Zhicheng – AsiaNews

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