Svizzera

Alla scoperta della redazione di kath.ch

Sylvia Stam, giornalista per kath.ch dagli esordi nel 2015, è diventata da questo mese capo dell’intera redazione. Alle spalle ha degli studi in germanistica, filosofia e scienza delle religioni. Cogliendo l’occasione di una visita alla città sulla Limmat, abbiamo conversato con lei, per scoprire cosa accomuna o rende diverso il nostro lavoro, come redazione di catt.ch, da quello dei colleghi svizzerotedeschi:

«Per me, scrivere come giornalista per il Centro Cattolico Media significa dar voce a individui e gruppi del mondo cattolico, come i religiosi, ma anche coloro che si occupano di opere sociali o giovanili, nonché le chiese sul territorio nazionale. Sono inoltre al centro della nostra attenzione anche i valori cristiani che animano la società e la politica, così come eventi che riguardano altre comunità religiose. Per trattare questi temi, naturalmente adottiamo dei criteri giornalistici, guardiamo cioè alla loro rilevanza, al loro peso come news, all’attualità.

Durante il giorno ci sono più persone attive, ma il primo di noi ad iniziare è colui che si occupa del cosiddetto «Medienspiegel», lo spazio che sulla nostra Website dedichiamo alla stampa e agli altri media. Dopodiché, verso le 9.15, ci ritroviamo sempre per una riunione e decidiamo i temi giornalieri da trattare, mentre per il resto della giornata si scrive. Qualcuno di noi naturalmente è occupato con i social network: la persona decide personalmente quali notizie debbano finire sul web. Di solito la scelta ricade su quelle tematiche che ci immaginiamo potrebbero risvegliare l’attenzione e necessitare di discussione. Su cosa potrebbero voler dibattere la gente e dire la propria idea? Cosa invece le potrebbe divertire? In base a queste domande decidiamo».

A questo punto, dato l’entusiasmo di Sylvia, le chiediamo cosa le piace di più del suo lavoro: «Quando inizio al mattino non ho alcuna idea di quello che mi aspetterà. Eppure, sono incredibilmente vicino al mondo, potrei dire che sono dentro il mondo.

Un altro aspetto fondamentale è il tipo di domande che posso fare, come giornalista di temi religiosi, alle persone che intervisto: mi capita spesso e volentieri di porre a persone che non conosco domande fondamentali, sulla vita o sulla morte. Trovo sia un’opportunità fantastica».

Tuttavia ci sono anche delle difficoltà: «Spesso sentiamo che c’è troppo poco tempo per fare tutto. A differenza di catt.ch, siamo anche un’agenzia stampa. Le notizie provenienti da altre fonti compaiono quindi in un riquadro specifico e differenziato, mentre una grande parte dell’homepage è occupata da notizie scritte direttamente da noi e che poi comunichiamo ai nostri partner. Kath.ch collabora anche con la Germania, l’Austria e Roma.  Per quanto mi riguarda, lentamente imparo come reagire allo stress: bisogna porsi delle priorità e avere anche il sano coraggio di lasciar perdere. Ciascun redattore si deve sempre chiedere se è davvero urgente comunicare una notizia o no. Ci vuole equilibrio ed esperienza per questo. Oltretutto si è sempre esposti pubblicamente e questo favorisce le critiche, che diventano una parte essenziale del nostro lavoro. I commenti sui contenuti sono perlopiù pubblicati su facebook, se invece si tratta di una critica circa il nostro lavoro giunge per email. Bisogna sempre cercare, nel limite del possibile, di dare una risposta e di rimanere aperti».

E per il futuro, cosa intravede Sylvia?

«Sicuramente mi auguro più collaborazione con la Svizzera francese e quella italiana, una collaborazione che in un certo senso inauguriamo in parte oggi, con la presenza di catt.ch nei nostri uffici.

Ciò che ci deve unire è la consapevolezza che ci troviamo ad affrontare problemi molto simili. Tutto il ramo dei media e la vita stessa della Chiesa è in costante trasformazione e dobbiamo stare al passo, orientarci di volta in volta. Una cosa che cerchiamo di fare anche con la formazione continua».

Non resta che augurare a Sylvia e al suo team buon lavoro, sperando di fare altrettanto per i nostri lettori.

(lq)

Foto: Regula Pfeifer
1 Maggio 2018 | 16:37
kath.ch (2), Zurigo (2)
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