Internazionale

Addio a Ennio Morricone. Diceva: «La fede è sempre presente nella mia musica»

«Si è spento con il conforto della fede». Ennio Morricone, il grande compositore italiano, è morto a 91 anni per le conseguenze di una caduta. Morricone era credente e aveva parlato in varie occasioni del suo rapporto con Dio. Non a caso, nel comunicato diffuso dal legale di famiglia per annunciare la morte, viene sottolineato come la fede lo abbia sostenuto fino agli ultimi attimi.

«Come credente», aveva detto Morricone in un’intervista del 2009 al sito Zenit, «questa fede è probabilmente sempre presente, ma è lì perché sia riconosciuta dagli altri, dai musicologi e da coloro che non solo analizzano i brani musicali, ma comprendono la mia natura, la sacralità e il misticismo». Una spiritualità mai ostentata, che però risultava parte integrante dell’attività creativa del maestro.

Una delle sue più celebri colonne sonore è legata del resto a un’opera con tema religioso: si tratta di Mission, film del 1986 che descrive il tentativo di un gruppo di Gesuiti di difendere una comunità di indios nel Sud America durante la colonizzazione europea. Con il suo oboe, padre Gabriel (interpretato da Jeremy Irons) riesce a farsi accogliere dalla tribù di Guaranì: allo stesso modo le melodie di Morricone creavano un ponte emozionale, capace anche di coinvolgere e far interrogare gli spettatori.

Nato e cresciuto a Roma, Morricone frequentava spesso la Chiesa del Gesù nel pieno centro della Città Eterna. Negli ultimi anni aveva conosciuto un Gesuita speciale, Papa Francesco: a lui aveva dedicato nel 2015 una Messa scritta per celebrare i 200 anni dalla ricostituzione della Compagnia di Gesù. L’idea di scrivere le musiche di una messa, in realtà, era arrivata qualche anno prima dalla moglie Maria, inseparabile compagna di vita: sposati dal 1956, genitori di quattro figli, i due hanno condiviso più di sessant’anni di matrimonio fino agli ultimi respiri del maestro, assistito al capezzale proprio dalla moglie.

Compositore infaticabile, autore di oltre 500 colonne sonore per il cinema e la televisione, tra gli innumerevoli riconoscimenti vinti da Morricone ci sono anche due Premi Oscar: uno alla carriera, assegnato nel 2007; e il secondo vinto nel 2016 grazie alle musiche di The Hateful Eight, firmato dal regista Quentin Tarantino. Ma il nome di Morricone rimane legato – tra tanti capolavori – anche agli «spaghetti western», i film degli anni Sessanta come Per un pugno di dollari o Il buono, il brutto e il cattivo che sono diventati una pietra miliare nella cultura popolare italofona, e non solo.

«Dio mi aiuta a scrivere una buona composizione, ma questa è un’altra storia», aveva detto Morricone nella già citata intervista a Zenit. Al termine della vita terrena, le sue musiche rimangono per sempre come traccia indelebile delle sue qualità artistiche e umane. E il cardinal Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura, lo ricorda con un pensiero commosso: «Forse Dio gli assegnerà l’incarico per qualche partitura da far eseguire ai cori angelici».

6 Luglio 2020 | 11:28
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