Internazionale

A 900 anni dalla Charta Caritatis l'Abate Lepori e l'economista Zamagni su politica ed economia

L’ordine dei Cistercensi è una «comunità di comunità» così come un monastero è «comunità di monaci». Non esiste cioè, all’interno di questa famiglia benedettina, un’autorità sopra le altre alla quale fare riferimento, ma ciascuna comunità è autonoma e sullo stesso piano delle altre con le quali vive un’esperienza di fraternità. Proprio sulla base di questa esperienza nasce, nel 1119, la Charta Caritatis che regola di fatto la vita dell’ordine cistercense.

L’Abate Lepori: «La carità educa ad una politica che lavora a favore dell’unità tra diversi«

Il ticinese padre Mauro Lepori, oggi abate generale dell’ordine, ha così spiegato durante un’affollatissima serata promossa dal Centro culturale di Milano, l’importanza di questa regola a 900 anni di distanza dalla sua approvazione. Regola che in pochi conoscono e che l’anniversario ha permesso di riscoprire nella sua profonda attualità, incentrata su una «carità continuamente educata» che – durante i Capitoli generali che riuniscono annualmente gli abati – alimenta l’unità tra i monaci e l’unità con Dio.

«In quale parlamento del mondo – si è chiesto padre Mauro – si lavora per l’unità tra diversi, in favore del popolo? E forse, anche nella Chiesa occorre imparare questo metodo». Un metodo che deriva quindi dalla secolare tradizione di Citeaux: «un passato che è presente e sorgente che accompagna le persone anche oggi».

La carità diventa così la forma più alta della politica perché è l’unica forza che vince la divisione e trasforma la politica in «servizio a quell’unità sinfonica degli uomini che oggi sembra perduta».

L’evento di Milano

Zamagni: «Riscoprire il principio di fraternità, ben diverso da quello di solidarietà«

Come la politica, anche l’economia può ritrovare nella Charta Caritatis la sua originaria vocazione al bene comune. «Non basta creare ricchezza – ha ricordato l’economista bolognese Stefano Zamagni, presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali – occorre anche ridistribuirla», riscoprendo così il principio della fraternità, ben diverso da quello più moderno della solidarietà.

«Non è lecito ricavare abbondanza dall’impoverimento altrui» si legge nella regola di Citeaux. Per questo, secondo Zamagni, l’economia «civile» – che pone al centro l’homo homini natura amicus, cioè ogni uomo è per natura amico dell’altro uomo – deve riprendersi il posto che le spetta, sostituita purtroppo dall’ideologia liberale che ha invece creato l’economia «politica» fondata sull’homo homini lupus.

Ciò che va perseguito è il bene comune e la felicità degli uomini, non la semplice ricchezza delle nazioni, come predicava Adam Smith. Un obiettivo che diventerà occasione di confronto tra i mille giovani che hanno raccolto l’invito del papa all’incontro internazionale del marzo 2020 dedicato all’»Economia di Francesco” e che sarà l’avvenimento ecclesiale dell’anno insieme all’altro evento mondiale, previsto per il 14 maggio, su un nuovo «Patto educativo».

IL pubblico presente all’evento (foto catt.ch)

red

Da sinistra: Il ticenese Mauro Lepori, abate generale dei Cistercensi e l'economista prof. Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia della Scienze Sociali (foto catt.ch)
20 Ottobre 2019 | 20:31
chiesa (511), cistercensi (2), economia (34), politica (18)
Condividere questo articolo!