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Vedere l'invisibile


Il 2 febbraio è la giornata che la Chiesa dedica ai consacrati. Come Gesù bambino è stato offerto al Padre da Maria e Giuseppe, così i religiosi offrono la loro vita a Dio.

Alcuni anni fa, Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose, ha scritto un libro intitolato: “Non siamo migliori” edito dalla Qiqajon. La sua tesi è che, effettivamente, i religiosi non sono migliori dei laici che vivono nel mondo. Hanno più o meno gli stessi difetti e commettono le stesse mancanze. Ciò per cui si distinguono i monaci è la “profezia”. Essi, infatti, vivono come se vedessero l’invisibile. Il loro contatto quotidiano con Dio nella preghiera e la meditazione assidua della Parola di Dio, li rende più attenti alle cose dello spirito. Coloro che vivono nei monasteri tentano di vivere il Vangelo; ‘tentano’ perché nessuno può dire di viverlo fino in fondo.
Secondo il nostro autore, più che dei tre classici consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, sarebbe opportuno parlare di scelta celibataria e di vita comune (cenobitica), sull’esempio proposto da Gesù ad alcuni suoi discepoli o di vita solitaria (eremitica). Solo nel quarto secolo nella Chiesa, si arriva a parlare di “monaci” e “monachesimo” e nel secondo millennio la Chiesa comincia ad adottare il termine “religiosa (o)”.
Monos significa ‘uno solo’ e si riferisce ai molti che, avendo un cuor solo e un’anima sola in Dio, diventano uno. Sentiamo cosa dice S. Agostino a proposito: “Erano molte anime e la fede nel aveva fatta una, si amarono e di molte se ne fece una. Amarono Dio nel fuoco della carità e da moltitudine divennero unità di bellezza”. I monaci si impegnano a vivere il battesimo come ogni cristiano. Il battesimo è esigente; ci fa morire al mondo per rinascere in Dio. Ogni battezzato diventa “profeta, sacerdote e re”.
Seguire Cristo, mantenendosi celibi per il Regno dei cieli, è cosa buona.
I monaci vivono in attesa del Cristo che viene e in una conversione costante dagli idoli a Dio, come d’altronde fanno tutti i cristiani.
“La grande tradizione spirituale ha, poco alla volta, indicato castità, povertà e obbedienza, come frutto del combattimento spirituale, come contrassegni della sequela del Signore. Si tratta di una lotta contro il sesso, la ricchezza e il potere.” (Enzo Bianchi). I monaci sono chiamati ad intercedere per invocare lo Spirito, a provare com-passione con i fratelli e lo scopo della vita cristiana è l’acquisizione dello Spirito Santo.
Ad Abba Antonio (Padre del deserto), fu chiesto: “Cosa avete voi monaci? ‘Abbiamo la libertà e le Sante Scritture’. “
Nel suo prologo alla Regola, S. Agostino così scrive: “Sorelle carissime, amate con tutto il cuore Dio e poi il prossimo perché questo il Signore vuole da noi al di sopra di ogni altra cosa”. Invita poi i suoi monaci ad avere un cuore solo e un’anima sola protesi verso Dio, sull’esempio della primitiva comunità apostolica e così termina: “Emanate dalla santità della vostra convivenza il buon profumo di Gesù Cristo, non come schiave sotto la legge, ma come donne libere, sotto la grazia”.

Ci doni il Signore la grazia di tendere a questo grande ideale e pregate per noi perché possiamo raggiungerlo. Anche noi ci impegniamo a pregare quotidianamente per tutti voi!

Suor Sandra Künzli

È una monaca contemplativa nel Monastero agostiniano di S. Caterina in Locarno.

E’ entrata in monastero nel 1987, a vent’anni. Insieme alla sua piccola comunità cerca di vivere l’ideale espresso nella Regola di S. Agostino, di avere “un cuor solo e un’anima sola protesi verso Dio”.

 

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