Davide De Lorenzi

Una Chiesa chiamata a cambiare prospettiva: l’importante è farlo, anche se a piccoli passi

C’è un tempo per camminare e uno per fermarsi. Con la riflessione in atto la Chiesa fa bene a fermarsi. Se ci guardiamo attorno vediamo un panorama ricchissimo di diversità, di esperienze, di vissuti. Con il proposito di «camminare insieme» in una prospettiva missionaria la Chiesa deve per forza fare i conti con questo quadro eterogeneo.

Si tratta di cambiare prospettiva. Non c’è più un gregge racchiuso nell’ovile. C’è un popolo libero, viandante, un po’ perso ma certamente più istruito, più attento, più critico. C’è la metà di questo popolo – le donne – che va reso protagonista nella Chiesa, soggetto e non oggetto. I vescovi svizzeri che in questi mesi si sono ritrovati a dialogare con una qualificata rappresentanza di donne elvetiche hanno sottoposto al Papa in occasione della recente visita ad limina a Roma un documento redatto con le donne che illustra sette aspettative per una Chiesa cattolica che tenga conto della parità di genere, venendo così incontro ad una prima aspettativa.

La sfida della Chiesa è però anche quella di continuare a camminare insieme a tutti, non solo ai fedelissimi. Come quando si parte in montagna è importante guardarsi attorno e capire con chi si sta camminando per poi adeguare il passo. Chi sono i nostri compagni di viaggio? Della Chiesa ticinese fanno parte 235’570 cattolici, ossia 2 ticinesi su 3, si tratta di un numero ancora molto alto ma se pensiamo alla frequenza alla messa dominicale e ai sacramenti la percentuale scende drasticamente (a un decimo?). Ci sono poi le altre confessioni cristiane, le altre religioni, e un quarto della popolazione che si dichiara «senza confessione»: che eterogeneità nei nostri compagni di viaggio!

Sarà interessante nel percorso sinodale leggere le risposte elaborate dalle Chiese di tutto il mondo, per vedere quali potrebbero essere le piste da percorrere. A me pare interessante – come ha scritto il vescovo di Lugano nella sua sesta lettera pastorale – non tanto arrivare a nuovi piani o strutture ma curare il senso del viaggio e la vicinanza alle persone. Per proporre qualche spunto concreto si potrebbe partire da quello che si vive (e si sente…) camminando insieme sullo stesso sentiero: OK vengo anch’io. La Chiesa ha una strada da proporre: non deve stancarsi di invitare le persone, con fantasia, diversificando i cammini, accettando anche appartenenze più fluide. I lamenti per le chiese vuote sono comprensibili ma è un dato di fatto, bisogna andare oltre.

  • Ho sete. A qualcuno serve energia, messaggi forti. Ad altri un semplice bicchiere d’acqua, per riprendere il cammino. Flessibilità e misura. Anche nelle prediche.
  • Sono stanco/a. C’è una forte richiesta di spiritualità, di luoghi solitari, in disparte, per ricaricare le batterie. Perché non offrire delle soste in Diocesi? Monasteri, eremi, capanne dove chiunque può andare e sentirsi accolto e ascoltato. Se esistono vanno pubblicizzati, se mancano vanno creati.
  • Aspettatemi. Non è una gara, si vince insieme. Allora affianchiamo l’ultimo, portiamo per un po’ il suo zaino. Non mettiamogli zavorre nella sua fatica.
  • Non ce la faccio. Con chi fatica è inutile accanirsi, vanno allora aboliti i giudizi taglienti, le condanne per chi ha fallito. Una Chiesa di misericordia, non di moralismi. Si sono messe fin troppe etichette sul vissuto delle persone.
  • Grazie per l’aiuto. Tutti hanno qualcosa da dirci e da darci, cattolici o non, praticanti o non. Sarebbe interessante creare luoghi di servizio vicendevole, scambi di favori e di competenze.

Queste osservazioni possono sembrare banali, forse lo sono. Ma nella vita concreta si parte da piccoli gesti. Un cammino insieme si fa a piccoli passi.

23 Dicembre 2021 | 11:43
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