Federico Anzini

Spadaro. La misericordia e la diplomazia di Francesco.

Intervenendo al Meeting di Rimini, il direttore della Civiltà Cattolica ha illustrato l’approccio di Bergoglio alla diplomazia internazionale, in cui la misericordia rompe ogni convenzione. Il pontefice argentino intende la misericordia come «un processo drammatico e terapeutico» che si declina in scenari storico-umani apparentemente incompatibili. In altre parole, «il tempo della misericordia non è un tempo di pace, anzi, si manifesta in un tempo drammatico», in cui la Chiesa è realmente chiamata ad essere – come chiede il Papa – un «ospedale da campo».

Francesco «non è un pacifista ideologico e astratto» e sa bene che «la conflittualità è una caratteristica della natura umana». Anche per questo, i suoi viaggi pontifici sono segnati da gesti come quello della preghiera silenziosa ad Auschwitz o al Muro del Pianto.

Al tempo stesso, la sua è una chiave di lettura «anti-apocalittica» dei fatti internazionali, per la quale, ad esempio, di fronte agli attentati terroristici «la sua prima reazione è quella dello sgomento, non quella dello schieramento», spiazzando, così, quanti vorrebbero «un Papa che proclama la crociata». Smontando la concezione dello «scontro finale», il Papa individua nel fondamentalismo di qualunque marca, non un «prodotto della religione» ma una «concezione povera e strumentale» della religione stessa.

Quella di Francesco non è la diplomazia dei «trattati» ma, in primo luogo degli «abbracci» e degli «sguardi». All’Europa smarrita Spadaro ricorda che l’identità «rivela non solo chi siamo ma cosa speriamo».

 

13 Settembre 2016 | 05:24
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