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Settimana... autentica


di Don Emanuele Di Marco
Entriamo nella Settimana Santa. Si tratta di un tempo molto particolare, che ci consente di scoprire la profondità dell’essere in cammino con Gesù. La grande tentazione è quella di non mettersi in discussione dinanzi agli episodi che ci vengono raccontati. Li diamo per scontati, normali, evidenti.
A quel punto il Vangelo non è più la buona notizia… è una delle tante che sentiamo ogni giorno. Ma nella routine quotidiana abbiamo bisogno di qualcosa di differente. Ciò che giunge alle nostre orecchie e ai nostri cuori è infatti una serie di messaggi di chi vuole che acquistiamo qualcosa, oppure che ci giudica in quello che siamo o facciamo, oppure ancora che ci annuncia un futuro nefasto e di crisi.
Il Vangelo però è qualcosa di diverso: ci porta speranza e serenità davanti ad una vita troppo spesso carica più di sofferenze e prove, che non di gioia e soddisfazione.
È normale, a questo punto, diventare apatici davanti ai messaggi che ci giungono.
Nella liturgia della domenica delle palme, molto intensa, si incontra come salmo responsoriale “mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”. Suonano strane queste parole in bocca a Gesù. La sua storia nell’umanità era iniziata già in modo particolare… l’annunciazione, la nascita in una grotta, poi la fuga in Egitto, ma seguono i miracoli, la sua predicazione… Sembra che la vita di Gesù sia iniziata male ma destinata ad essere sempre meglio. Eppure, lui che ha insegnato a pregare il Padre Nostro, Lui che predicava l’amore del Padre, Lui, che ha ricordato che andava a prepararci un posto… arriva a pronunciare queste parole. “Perché mi hai abbandonato…?” Ma allora, l’accusa verso di lui era vera. Se è Dio, perché si sente solo, perché abbandonato?”
Queste parole ci consentono di sentirlo ancora più vicino. Sì, perché se lui si fosse limitato a dimostrare la sua forza, non lo sentiremmo accanto a noi nella nostra quotidianità. Lo vedremmo come una sorta di superman senza timore davanti a nulla.
E invece ha voluto provare il punto più basso dell’esistenza umana. La solitudine, la paura, l’abbandono.
Chi è veramente autentico lo comprende. Ma non sono i soliti… non sono gli Apostoli, non i discepoli, non i grandi maestri. Chi comprende l’autenticità di Gesu sono un centurione, un ladro, un giovane apostolo, alcune donne. Apparentemente quelli meno favoriti. Loro, autentici, hanno saputo riconoscere la grandezza nel momento della piccolezza.
La settimana santa coinvolge tutti gli elementi importanti della nostra vita: la gloria nell’entrata a Gerusalemme, la comunione ed il servizio nell’ultima cena, il tradimento e la solitudine, la paura e l’incertezza, il dolore e lo sfinimento. Lo scoraggiamento e la sconfitta.
E non avrebbe senso affrontarla se non fossimo convinti del vero epilogo di ciò che percorriamo. La vicenda di Gesù non si ferma al venerdì santo. Quella pietra rotolata ed ermeticamente posta davanti al sepolcro non è l’ultima parola. Sappiamo infatti che questo è un passaggio per qualcosa di nuovo. Qualcosa di infinito. Qualcosa di inaspettato.
È con questo spirito che dobbiamo affrontare la settimana santa: siamo coloro ai quali è stato affidato un epilogo inaspettato, che ha cambiato la storia dell’umanità. Ma ha cambiato anche la tua vita. Ognuno vive la sua settimana santa… la crisi economica, la paura del terrorismo, l’incertezza degli affetti, il dubbio del non essere accettati, il dolore della solitudine, la rassegnazione nella malattia. Questo è il venerdì santo per ognuno di noi. Ma anche per noi è un passaggio, che porta ad una realtà diversa e che ci aiuta e ci spinge a trasformare la nostra esistenza.
La nostra vita è chiamata a cose grandi, e Gesù stesso, tramite la settimana che andiamo ad iniziare, testimonia questa novità. Egli per primo ha attraversato ciò sembrava il vicolo cieco, il binario morto, la strada senza uscita. La morte e la sofferenza non sono l’ultima parola. La pietra posta nel tuo cuore, che spesso ti fa vivere solitudine e delusione, dolore e tristezza può essere rimossa.
Da lui, che ha vissuto tutto questo e ha promesso che la nostra vita è irradiata dalla sua presenza. In questa settimana incontreremo tanti personaggi nei vangeli. Sta a noi scegliere da che parte stare: se da quella di Pilato, Giuda, la folla, Caifa e Anna; oppure da quella di Maria, Giovanni, Giuseppe d’Arimatea, Simone di Cirene. Possiamo porci davanti a Gesù in diversi modi. La settimana santa non può lasciarci indifferenti, deve portare ad un sì o ad un no. Lasciamoci interrogare. Lasciamo che dal nostro cuore esca la risposta.
Lasciamo che la settimana santa, così autentica, ci renda ancora più autentici. Davanti a Dio. Davanti alla nostra storia.

Don Emanuele di Marco

Nato a Lugano nel 1982, dopo la maturità cantonale ha ottenuto il Bachelor of Arts in Primary Education e la Licenza di docente nella Scuola primaria (ASP – Locarno 2005); ha conseguito inoltre il Baccellierato in Teologia (2010) e la Licenza in Teologia Dogmatica (2011) presso la FTL. Nel 2014 ha acquisito il titolo di Dottore in Teologia pastorale presso la Pontificia Università Lateranense, Città del Vaticano. Nel medesimo anno si è diplomato formatore presso l’Istituto San Pietro Favre della Pontificia Università Gregoriana, Roma. Nel 2015 la sua tesi di dottorato è stata premiata dalla Fondazione Aenania a Monaco di Baviera con il Pelkhovenpreis 2015.

Ordinato presbitero della Diocesi di Lugano nel 2011, è stato vice cappellano della Guardia Svizzera Pontificia in Vaticano dal 2011 al 2014. Attualmente è Vicario Parrocchiale della Cattedrale di Lugano, Direttore dell’Oratorio di Lugano, Cappellano della Protezione Civile di Lugano, Assistente dell'Azione Cattolica Ragazzi, Professore incaricato presso la Facoltà di Teologia di Lugano, dal 1 settembre 2017 è Cerimoniere Vescovile e Direttore dell’Ufficio Liturgico della Diocesi di Lugano.

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