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Satira disgustosa


vignetta-Charlie-Hebdodi Stella N’Djoku

Era il 7 gennaio 2015 quando la redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo fu vittima di un attacco terroristico a causa delle vignette caustiche e di cattivo gusto, che, a partire degli anni ’70, riempiono il giornale.
Allora, tutti si erano schierati dalla parte di Charlie, con tanto di hashtag e manifestazioni in piazza, per mostrare la propria indignazione da tastiera e la propria vicinanza (a catena) a quel giornale ritenuto IL simbolo della libertà di espressione.
Il 31 agosto, Charlie ha pubblicato una nuova (e disgustosa) vignetta “il sisma all’italiana”, che ritrae le penne alla salsa di pomodoro, le penne gratinate e le lasagne, che però, ahimè, altri non sono che le vittime del terremoto che ha colpito il centro Italia il 24 agosto.
Ancora una volta, ci si chiede se questa è satira, se si può ridere del morire e di ciò che si ha di più caro, in questo modo.
Se il problema allora era Dio, il capire se era possibile o meno ridere su delle vignette blasfeme, perché la sacralità della questione era solo relativa, dato che vi sono credenti e non credenti, oggi il problema si apre: anche i non credenti questa volta sono stati toccati in un punto scoperto, negli affetti, in ciò che conta.
Cosa succede, allora, se viene deriso, banalizzato e ridicolizzato ciò che abbiamo di più caro?
Se del tempo è trascorso da quel gennaio 2015, e forse di quel Charlie che avevamo acclamato di essere ci eravamo pure dimenticati, ora, a oltre un anno di distanza, ce ne ricordiamo e amaramente e ci ritroviamo a guardare con orrore le nuove vignette del giornale simbolo di quella libertà di espressione tanto acclamata.
Ma questa non è libertà: questi sono odio e risentimento maturati in anni e anni.
Questo è cinismo e odio per la vita.
Questo è, senza dubbio, odio per ciò che uno ha di più caro!
In quelle “lasagne” della vignetta ci sono uomini, donne, bambini: persone morte, parenti non avulsi dal resto del mondo. Potrebbe esserci ognuno di noi lì sotto, anche Charlie, che pensa che dimostrando continuamente la sua cosiddetta libertà, risponda a testa alta alle minacce subite, ma non è così.

Che cosa realmente abbiamo di più caro? Che cosa e chi sono un bene per noi? Per cosa ci alziamo la mattina se non per urlare al mondo il nostro amore?

Se è per meno di questo, se la nostra vita vale solo odio e sofferenza e nemmeno un secondo di amore, IO NON CI STO!

Bisogna trovare alternative all’odio, proposte: offrirsi continuamente, sempre, lavorare incessantemente per questo. E, vi assicuro, non potrà esserci fallimento! Ma solo se ci lasciamo contagiare dall’amore…

Come (e molto di più!!) della morte è forte l’amore.

“Amare
questo sì ti parifica al mondo,
ti guarisce con dolore
ti convoglia nello stellato fiume”
Mario Luzi

Stella N'Djoku

Nata il 27 giugno 1993 a Locarno, da madre svizzera di origini italiane e padre congolese, dal 2014 collabora con il Giornale del Popolo e il Corriere del Ticino e dirige L'Universo, il giornale universitario inserto di quest'ultimo. È presidente dell'associazione culturale LuciLugà. stellandjoku.wordpress.com

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