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Salario minimo


di Don Italo Molinaro

Domenica si vota. Sono assolutamente favorevole, perché sono cristiano e credo al dovere della giustizia per chi lavora. Stop. Tutte le altre considerazioni passano in secondo piano, e bisogna trovare una soluzione. Non possiamo permetterci il salario minimo? Sarebbe come dire che siccome l’acqua potabile costa troppo, dobbiamo bere quella piovana. In realtà, quando una cosa è giusta, lo deve essere e basta, costi quel che costi.

Sono un po’ estremo nei toni, mi si perdoni. Ma è troppo forte in me il ricordo di mio papà che negli anni 70 in piena crisi petrolifera accettò il lavoro presso una casa vinicola di Tenero, a 1000 franchi al mese. E oggi accade ancora, con cifre a volte appena superiori, dopo 40 anni. Intollerabile.

E su questi temi c’è chi specula, chi spaventa, chi si inventa dati, chi spara slogan e cifre, chi getta benzina sul fuoco. Il salario minimo sarebbero “50 milioni all’Italia”, ho letto ieri su un manifesto. Bah! Non so se sia vero; il Caffè dice di no; altri se lo dicono, hanno le loro ragioni. Ma se anche fosse vero? Se uno lavora, ha diritto al una paga equa e basta. E poi: quanto ha guadagnato e guadagna il Ticino dall’Italia? Dico “guadagnato” per non usare altri verbi. E certo anche per l’Italia il Ticino è un affare. Ma è la giustizia che conta. Invece questi slogan riusciranno solo a solleticare la parte peggiore che è in noi. Ancora una volta?

Don Italo Molinaro

Prete e giornalista, alla RSI si occupa di tv (Strada Regina) e radio (Chiese in diretta). Dottore in teologia, è parroco a Lugano (Sacro Cuore).

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