Marco Dania

Rallenta

Quando sono in auto, faccio fatica a sopportare gli automobilisti che vanno a 60 all’ora quando c’è un limite di 80 e così intasano il traffico. Pure quando sono sulle scale mobili e mi metto a camminare, ogni tanto trovo chi mi blocca. Mi piacerebbe che anche qui da noi si facesse come a Londra: chi vuole stare fermo si sposta sulla sinistra, così chi vuole salire può passare sulla destra. Lo stesso vale per le discussioni, a me piace arrivare subito al dunque, ma alcune persone si perdono in tante chiacchiere e la soluzione tarda ad arrivare. Insomma a volte non riesco ad aspettare chi è più lento. Ma come me, ci sono tante persone che sono sempre di corsa, non solo perché si muovono rapidamente, ma perché tutta la loro vita è una corsa o addirittura una rincorsa. Sembra sempre che debbano correre dietro a un’infinità di cose da fare che poi non riescono mai a concludere. Non so se vi ricordate quella scena paradossale del film in cui Fantozzi si sveglia all’ultimo minuto e calcola il tempo per riuscire a prendere il bus. Andate a rivedervela. Fa davvero ridere ed è molto significativa. 

Divertente no? Credo allora valga la pena porsi la domanda: «ma perché corro tutto il giorno?» Forse perché mi sveglio tardi, forse perché voglio fare troppo, forse perché qualcuno mi fa perdere tempo rispetto ai miei programmi, forse… Insomma ho l’impressione che, correndo sempre, rischiamo che la vita ci sfugga di mano, che ci ritroviamo vecchi, affannati e delusi di noi stessi. Dunque rallenta! Prova soprattutto a rallentare il pensiero e quella frenesia che a volte hai di essere presente sulla rete, di volere informarti su tutto, di postare ciò che fai, di entrare in competizione con gli altri per avere più likes.

Prenditi il tempo di fare una cosa alla volta con cura, seleziona ciò che non è necessario, elimina quegli impegni che sono di troppo. Ma è mai possibile che un bambino di 7 anni oltre alla scuola debba fare un’infinità di altre attività da trasformare la madre in una taxista?

Ritorniamo all’essenziale e camminiamo insieme col passo degli ultimi, dei più lenti.

È bello rallentare per «prendere fiato» ossia ossigenare corpo, mente e spirito. Pensiamo alla santa lentezza dei monaci che hanno un tempo per ogni cosa e serenamente riescono a fare tutto ciò che devono fare dedicando tante ore della giornata alla preghiera. Se corriamo troppo, corriamo anche il rischio di perdere di vista la meta. Va lento, trova il tempo per dare respiro all’anima tua, per prenderti cura di stesso, di chi ti è caro, di chi ha bisogno.

Ma non vuoi fermarti un attimo per guardare negli occhi le persone che ami e la meravigliosa natura che ti circonda? Concludo raccontandoti una bella storia. Alcuni alpinisti partirono per una scalata caricando con molti pesi dei portatori sherpa. Lungo il cammino non si curarono di nulla e non concessero nemmeno un po’ di tempo per alleggerire, almeno per un attimo, le spalle dei portatori. Dopo qualche giorno successe qualcosa di strano. Come sempre si erano fermati per un sorso d’acqua, e poi avevano stabilito di riprendere immediatamente il cammino, ma gli sherpa, scaricati i bagagli, non davano cenno di movimento. Dopo ripetuti inviti a muoversi, uno dei portatori disse: «Non possiamo: ora dobbiamo stare fermi!». «Stare fermi? Perché?!?». «Perché i nostri corpi hanno camminato molto, sono andati avanti, ma le nostre anime sono rimaste indietro: dobbiamo rimanere qui ad aspettare che le anime raggiungano i corpi!».

Se non vuoi allora che la tua anima rimanga in dietro o che addirittura si perda, rallenta. A cosa serve all’uomo guadagnare il mondo intero se perde l’anima sua? (Cf Lc 9, 22-25)

18 Novembre 2019 | 12:14
vita (34)
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