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Quando i telefonini uccidono


di Federica Mauri

Telefonini, tablet, computer: oggi ormai sembra che nessuno possa più farne a meno. Lo usiamo per ricordarci i vari appuntamenti, per scambiare informazioni con amici e conoscenti, per tenerci sempre informati in tempo reale su quello che succede nel mondo intero o semplicemente per ascoltare musica. Le vendite di apparecchi elettronici esplodono e si stima che a livello mondiale la cifra d’affari raggiunga i due miliardi.
Questo settore nasconde però delle zone d’ombra. Lo sanno molto bene le operaie e gli operai che lavorano nelle fabbriche in Cina dove questi apparecchi sono prodotti. Spesso a costo della propria salute o addirittura della propria vita. Sul posto di lavoro sono infatti esposti a diversi prodotti chimici molto pericolosi, fra cui il benzolo. L’uso di questo solvente estremamente tossico è stato messo al bando dalla fine degli anni ’70 in diversi paesi, ma continua ad essere molto diffuso in Cina perché a buon mercato. Eppure sostituirlo con altri prodotti non costerebbe di più, ma gli intermediari, le grandi marche e le imprese di telecomunicazione sembrano trovare i prezzi troppo elevati e fanno pressione sui produttori per far abbassare i prezzi.
Per fare in modo che le cose cambino serve il sostegno di tutti. Sacrificio Quaresimale e Pane per tutti hanno lanciato una petizione. I rivenditori di cellulari in Svizzera devono attivarsi affinché le aziende produttrici degli apparecchi che vendono prendano delle misure efficaci per escludere il benzolo dal processo di fabbricazione. Io ho già firmato online (www.stopp-benzol.ch ) e vi invito a farlo anche voi.

Federica Mauri

Sono nata nel 1975 a Locarno. Dopo la laurea in scienze della comunicazione a Lugano, ho lavorato come corrispondente parlamentare a Berna per il Giornale del popolo, prima di diventare responsabile comunicazione e PR per Sacrificio Quaresimale.

Madre di due splendidi bimbi, cerco di ritagliarmi un po’ di tempo per le mie passioni: la lettura, lo sport e la musica.

Amo viaggiare, anche solo con la fantasia, e conoscere persone, culture e luoghi nuovi per nutrire la mia insaziabile curiosità per il mondo che mi circonda e che non smette mai (nel bene e nel male) di stupirmi.

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