Rolando Leo

Quali sono i miei valori?

Da molti anni insegno religione alla commercio di Bellinzona, ma il mio campionario elitario di studenti non fa molto testo.

Il ragazzo arrestato non è mio allievo ma ha fatto prima comunione e cresima a Daro e Bellinzona da noi anni fa in parrocchia.

Alcuni miei studenti di un altro istituto conoscono indirettamente il giovane ed i parenti. Come la stampa ha comunicato, nulla lasciava presagire dell’esistenza di questo suo arsenale in casa.

Alcuni studenti appassionati e coinvolti emotivamente hanno manifestato il loro interesse intellettuale e morale nell’approfondire gli aspetti interiori e psichici che possono albergare in individui che in un secondo tempo appaiono quanto meno misteriosi (sempre e comunque, classicamente, col senno del «poi»).

Nessuno ha la sfera di cristallo ed è usuale che non si avvertano avvisaglie nell’ambito di squilibri mentali in queste situazioni o di stragi o suicidi (sempre catalogati nella categoria dell’inatteso), ma sulla base della mia esperienza di docente e di prete ed educatore in mezzo ai giovani mi viene da dire che, pur essendo casi sporadici ma nella media globale in aumento, una certa percentuale di giovani apparentemente forti ma strutturalmente fragili, impressionabili, ipersensibili, manca di punti fermi di riferimento. È vero che la psiche è un mistero e che una classica risposta è quella della mancanza di valori veri che abitano i giovani di oggi, ma non è semplicemente così. Sono molti i giovani animati da sane e preziose scale di valori, a partire dal rispetto della vita e delle differenze (fisiche, intellettuali e razziali). Qualcuno fa più fatica, in un contesto in cui la pretesa culturale è quella di fare a meno degli altri, di autodeterminarsi, di autoconsigliarsi talvolta perdendo la trebisonda. Non sempre ci aiutano i social nell’apertura verso la relazione vera con l’altro; anzi i fenomeni di chiusura ed ermetismo crescono insieme alla paranoia e ad atteggiamenti persecutori. Figuriamoci se in questa autoreferenzialità c’è spazio per Dio, per un’altra possibile risposta, per un Trascendente, per un orizzonte più ampio a cui rifarsi, senza ergersi a salvatori del mondo.

C’è qualcosa che ci manca per essere completi, non possiamo farcela da soli. Ma questa dipendenza e quest’umiltà ci rendono liberi e ci salvano. Imparare a fidarsi ed affidarsi è vera sapienza del cuore.

Come mostrare questa possibile via ai ragazzi? Stiamo loro vicini ed accompagniamoli.

12 Maggio 2018 | 09:52
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