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Quali sono i miei valori?


Da molti anni insegno religione alla commercio di Bellinzona, ma il mio campionario elitario di studenti non fa molto testo.

Il ragazzo arrestato non è mio allievo ma ha fatto prima comunione e cresima a Daro e Bellinzona da noi anni fa in parrocchia.

Alcuni miei studenti di un altro istituto conoscono indirettamente il giovane ed i parenti. Come la stampa ha comunicato, nulla lasciava presagire dell’esistenza di questo suo arsenale in casa.

Alcuni studenti appassionati e coinvolti emotivamente hanno manifestato il loro interesse intellettuale e morale nell’approfondire gli aspetti interiori e psichici che possono albergare in individui che in un secondo tempo appaiono quanto meno misteriosi (sempre e comunque, classicamente, col senno del “poi”).

Nessuno ha la sfera di cristallo ed è usuale che non si avvertano avvisaglie nell’ambito di squilibri mentali in queste situazioni o di stragi o suicidi (sempre catalogati nella categoria dell’inatteso), ma sulla base della mia esperienza di docente e di prete ed educatore in mezzo ai giovani mi viene da dire che, pur essendo casi sporadici ma nella media globale in aumento, una certa percentuale di giovani apparentemente forti ma strutturalmente fragili, impressionabili, ipersensibili, manca di punti fermi di riferimento. È vero che la psiche è un mistero e che una classica risposta è quella della mancanza di valori veri che abitano i giovani di oggi, ma non è semplicemente così. Sono molti i giovani animati da sane e preziose scale di valori, a partire dal rispetto della vita e delle differenze (fisiche, intellettuali e razziali). Qualcuno fa più fatica, in un contesto in cui la pretesa culturale è quella di fare a meno degli altri, di autodeterminarsi, di autoconsigliarsi talvolta perdendo la trebisonda. Non sempre ci aiutano i social nell’apertura verso la relazione vera con l’altro; anzi i fenomeni di chiusura ed ermetismo crescono insieme alla paranoia e ad atteggiamenti persecutori. Figuriamoci se in questa autoreferenzialità c’è spazio per Dio, per un’altra possibile risposta, per un Trascendente, per un orizzonte più ampio a cui rifarsi, senza ergersi a salvatori del mondo.

C’è qualcosa che ci manca per essere completi, non possiamo farcela da soli. Ma questa dipendenza e quest’umiltà ci rendono liberi e ci salvano. Imparare a fidarsi ed affidarsi è vera sapienza del cuore.

Come mostrare questa possibile via ai ragazzi? Stiamo loro vicini ed accompagniamoli.

Don Rolando Leo

Sono nato il 14 giugno del 1969. Dopo gli studi liceali, fra il 1990 e il 2002, ho studiato geografia a Ginevra (mezza-licenza), poi lettere e filosofia a Friborgo (licenza) e teologia a Lugano (licenza). Ho conseguito un minimaster a Roma (UPS) in Teologia pastorale giovanile.

Sono presbitero dal 21 maggio del 2005. Dopo aver prestato servizio presso il liceo diocesano a Lucino per due anni come assistente prefetto per gli studenti interni, nel 2003 sono stato trasferito a Gordola da accolito per la pastorale giovanile parrocchiale, vicariale e per l’insegnamento nella scuola media. Frattanto, oltre che collaboratore e vicario, ero docente al liceo di Bellinzona.

Nel 2006 sono stato trasferito a Bellinzona, con il compito di collaboratore parrocchiale per la parrocchia delle Collegiata e docente in città in diversi ordini di scuola.

Ora invece sono docente e assistente spirituale presso il Collegio Papio di Ascona dove sono residente e docente presso il liceo cantonale di Savosa.

I miei incarichi diocesani sono come assistente scout e di Azione Cattolica Giovani, assistente diocesano di pastorale giovanile, attivo in diverse commissioni scolastiche e dal 2008 direttore dell’Ufficio Insegnamento Religioso Scolastico. Sono anche presidente della CLCCT (comunità di lavoro delle chiese cristiane in Ticino) e membro del Forum Svizzero per il Dialogo interreligioso ed Interculturale.

La mia gioia è il lavoro con i giovani in vari ambiti.

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