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Perché non c'è una guerra tra religioni


Cosa succede quando un pastore protestante, impegnato da anni nel dialogo interreligioso in Ticino e in Svizzera si incontra con un islamologo di lungo corso come Paolo Branca? Ne nasce un incontro scoppiettante, per molti versi sorprendente e per nulla scontato. E’ accaduto, ieri, all’Albergo Pestalozzi di Lugano nel corso di un evento organizzato dall’Osservatore democratico che ha visto dibattere il pastore Giuseppe La Torre con il noto esperto di islam. In Italia vivono oggi circa 1,5-2 milioni di persone di religione musulmana. Una percentuale tutto sommato risibile. “Perché allora”, si indigna Branca, “tutti questi problemi? Perché tutta questa paura, perché tutti questi pregiudizi e soprattutto perché tutto questo insistere sul dato religioso?”. “Quando incontro un musulmano”, spiega Branca, “non ci mettiamo mica a disquisire sul fatto se Cristo sia o meno un profeta o il figlio di Dio!” Certo, esiste una diversità tra una persona occidentale e un’altra proveniente praticamente da tutto il resto del mondo. Ma questa diversità è di natura antropologica e nasce dal fatto di mettere uno di fronte all’altro, un abitante della post-modernità, a uno che arriva da un mondo fortemente ancorato alle tradizione. Abitato da potenti gerarchie, che nulla però hanno a che fare con la religione: gerarchie tra le generazioni (rispetto da portare agli anziani); tra i generi ( l’uomo/maschio che decide ); all’interno del proprio gruppo, clan o tribù di appartenenza. E’ questo il terreno d’inciampo dell’incontro. Da un lato un mondo governato da rigide regole, dall’altro un mondo che le regole ha iniziato a frantumarle esattamente cinquant’anni fa, con la rivoluzione del ’68.

In Svizzera ha illustrato da parte sua il pastore La Torre, i musulmani sono 440mila e in Ticino, circa 6 mila. Ma il dato interessante emerso, è che di questi, solo circa il 15% frequenta con regolarità la moschea. Pertanto la secolarizzazione che ha svuotato le chiese cattoliche e quelle protestanti in Occidente, non ha risparmiato neppure l’islam. E questo dato sostanzialmente riprende quanto detto dal professor Branca, circa il fatto che occorre depotenziare la miccia dello scontro religioso e imparare che “l’altro… non è religione.”!

Corinne Zaugg

Un marito, quattro figli, un cane. Da sempre scrivo: la vita, la gente, le cose. Per questo, dopo il liceo a Lugano, la facoltà di Lettere all’Università Cattolica. Dieci anni a Milano: la metropoli, ogni cosa a portata di mano, dal teatro alla brioche appena sfornata. Poi il ritorno in Ticino e l’inizio di una ininterrotta collaborazione con il Giornale del Popolo. Cronaca, pagine speciali e “La panchina”: rubrica a pié di pagina, spazio informale dove scambiare due parole su quello che passa per la testa e dal cuore.

Poi la scoperta di una nuovo mondo: quello dei cristiani perseguitati. Dal 2000, l’esperienza professionale con “Aiuto alla Chiesa Che Soffre” e tanti viaggi ai confini del mondo, là dove la fede fa la differenza. A volte addirittura tra la vita e la morte. Con tanti, nuovi incontri che segnano e cambiano. Mentre c’é spazio e tempo per sempre nuove passioni: per la storia e la vita delle donne, per esempio. Ieri e oggi. Qui e altrove. Nella società e nella Chiesa. Per arrivare ad oggi. Con un marito, sempre lo stesso, quattro figli ormai adulti e un cane. Diverso.

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