Elisa Devrel

Migranti. E se fossi io?

di Elisa Drevel

In questi giorni tutti quanti siamo confrontati da immagini, notizie, servizi, ecc. riguardo i migranti che attraverso diversi Paesi giungano in Europa soprattutto dal Medio Oriente. Ognuno di noi percepisce queste notizie in maniera diversa, a dipendenza anche dal momento della giornata durante il quale le ascoltiamo e dall’attenzione alla quale vi diamo. Queste ci possono toccare emotivamente, ma anche in alcuni attimi potremmo trovarci a pensare: «ancora storie di migranti? Quando non se ne parlerà più? Non si può risolvere un po’ velocemente questa situazione drammatica?».
Sono sicura che tutti, di fronte a questo tema, cerchiamo di farci un’idea. Ma chi può veramente dire di avere una soluzione concretamente attuabile? Certo, sarebbe molto più facile non preoccuparsene se queste rotte fossero lontane dalla nostra Europa, ma la realtà è tutt’altra, così vicina alla nostra.
Personalmente mi ritrovo molto combattuta e lotto per far sì che quello che vedo o sento non scivoli nell’indifferenza e mi domando: «E se fossi io un migrante? Sarei in grado di partire da casa mia lasciando tutto quello che ho costruito nel tempo ed incamminarmi verso l’ignoto? Come riuscirei a resistere a tutti i soprusi che ci raccontano di aver subìto questi migranti?». Sinceramente non riesco ad immaginarmelo minimamente. E in questi frangenti, mi sento di pregare e di ricordarmi una frase molto significativa del Vangelo: «Ero forestiero e mi avete ospitato (Mat 25,46)».

11 Settembre 2015 | 08:00
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