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Mater semper certa est?


Durante questa “campagna” martellante sui diritti delle persone omosessuali ad esistere a tutti gli effetti come coppia e con la possibilità di adottare i figli, ho letto tante storie di personaggi famosi che, pur di averli, hanno fatto di tutto, come ricorrere a madri surrogate all’estero.
Si può constatare come i media hanno avuto un enorme potere di veicolare un certo tipo di messaggio e quasi di imporre una sorta di tacito “divieto” alle persone di esprimere opinioni contrarie o semplicemente portare una visione diversa da quella che uno vive e pensa.
Vorrei dedicare questo spazio a degli interrogativi che sono al momento poco sollevati da tutti. E i figli di queste persone, cosa penseranno? Quando entreranno nell’età della ragione, come si sentiranno? Cerco di mettermi nei loro panni ed immaginare come mi sentirei io. Vi sono studi che attestano l’importanza del clima famigliare nel quale un bambino cresce, indipendentemente se i genitori sono di sesso diverso o uguale. E se questo è favorevole, è solo di buon auspicio. Quindi, immagino, che i figli delle coppie omosessuali possano crescere bene. Ma poi, mi domando: come mi potrei sentire quando saprò che chi mi ha voluto, è andato alla ricerca di ovuli di persone sconosciute, ho vissuto i primi 9 mesi della mia vita all’interno di un corpo di un’altra donna che sapeva già che non mi avrebbe tenuto al termine della gravidanza, in un Paese diverso da quello in cui ora vivo…Non mi sentirei un po’ come un “oggetto”, un bambolotto costruito su misura per la felicità di qualcun d’altro? Ma io posso essere considerato come una persona nella mia interezza, con i miei pregi e i miei limiti? O dovrò sempre sottostare a tutte le aspettative dei miei genitori? Ed ancora, potrò mai chiamare qualcuno con il nome di mamma o di papà?
Sarebbe proprio bello, che oltre a parlare dei desideri e delle rivendicazioni, si potesse anche prendere in considerazione i risvolti psicologici dei figli.

Elisa Devrel

Sono nata nel 1982 e mi sono laureata in psicologia presso l’Università di Ginevra. Sono psicologa e psicoterapeuta in formazione. Le mie esperienze professionali si sono svolte e continuano tutt’ora a svolgersi, negli ambiti legati alla scuola, all’infanzia, all’adolescenza e, in generale, alla famiglia. Questi sono tutti temi da sempre a me molto cari.

Dopo alcune esperienze di volontariato in Etiopia con i Salesiani, sono stata attiva in qualità di membro della Commissione diocesana della Pastorale giovanile tra il 2008 e il 2013. Grazie a ciò ho partecipato a 3 Giornate mondiali della gioventù, in una della quali – quella di Madrid del 2011 – ho potuto conoscere il mio marito. L’interesse per i temi della Chiesa e il vivere la fede in maniera concreta, soprattutto nelle nostre comunità locali, sono presenti nella vita di tutti i giorni e con mio marito partecipiamo alla Pastorale Famigliare (abbiamo per es. animato un corso per i fidanzati).

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