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Maschio e femmina li creò. Quanto è importante la figura dell’uomo, oggi?


di Stella N’Djoku

Secondo Jung è necessario dare del “tu” ai propri lati femminili, accettare tutte le parti di sé: «l’uomo può essere tenero e virile allo stesso tempo», ci ha spiegato il direttore dell’Istituto di Studi Filosofici, professor Giovanni Ventimiglia.

«Un maschio può prendersi cura di un’altra persona, senza dover rinunciare alla propria mascolinità.», ha continuato il professore, aggiungendo che per quanto oggi sembri che i ruoli siano meramente culturali, in realtà il dato a cui non si può sfuggire è quello della chimica del cervello, che è transculturale e quindi le differenze tra uomo e donna non solo esistono, ma sono anche oggettive e certe.

La funzione dell’uomo è quella di «usare la spada per ricostituire l’ordine della giustizia perduta», ha ricordato Ventimiglia, «una spada che tagli il cordone ombelicale, che divida il bene dal male» perché là dove una madre è tenera e premurosa un padre deve essere in grado di dire di no, di essere fermo nelle proprie posizioni. A confermare questa ipotesi, si può leggere Eb. 12, 5-13: non ci sono più dubbi sulla figura del padre, la sua modalità per dimostrare l’amore è il “no”, la correzione.

Gentiluomo non è gentil sesso: il gentiluomo è cavaliere, che difende e protegge con cura, coraggio e devozione.

Per concludere la serata, Ventimiglia ha recitato una delle più belle e note poesie di Eugenio Montale, facendo notare come nelle parole del poeta si dispieghi tutta la forza di un gesto tanto gentile e virile al contempo: Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale. Perché non c’è bisogno di abdicare alla propria virilità per prendersi cura dell’altro.

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio

non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.

Con te le ho scese perché sapevo che di noi due

le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,

erano le tue.

 

(Eugenio Montale, Satura, Xenia II)

Stella N'Djoku

Nata il 27 giugno 1993 a Locarno, da madre svizzera di origini italiane e padre congolese, dal 2014 collabora con il Giornale del Popolo e il Corriere del Ticino e dirige L'Universo, il giornale universitario inserto di quest'ultimo. È presidente dell'associazione culturale LuciLugà. stellandjoku.wordpress.com

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