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Malala: il film


Di Manuela Masone

“Mio padre mi ha solo chiamata Malala, non mi ha fatto diventare Malala. Ho scelto io questa vita e ora devo continuare a viverla”

Malala è un’eroina della tradizione Pashtun che è ricordata per il suo coraggio e da qui ha tratto il nome Malala, la ragazza che a soli 17 anni è stata la persona più giovane ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 2014. Il film di Davis Guggenheim, presentato in prima svizzera settimana scorsa al Cinema Lux, vuole tratteggiare i momenti più forti del suo percorso, alternandoli a immagini di vita quotidiana in famiglia e a riprese dei suoi viaggi nei paesi in cui è invitata a intervenire in favore dei diritti. Le voci narranti sono quelle di Malala stessa e del padre Ziauddin Yousafzai che attualmente è consulente speciale per l’istruzione globale alle Nazioni Unite. Ai filmati si alternano immagini animate che raccontano momenti del passato probabilmente non documentabili.

L’infanzia di Malala è trascorsa tra le mura della scuola, di proprietà del padre, dove fin da piccola ha potuto dapprima osservare e poi beneficiare dell’insegnamento impartito. Un’attenzione ai diritti della persona e in particolare all’uguaglianza tra donna e uomo rispetto al diritto all’educazione, sono i valori difesi da Ziauddin, oltre al fatto di insegnare agli allievi a sviluppare uno spirito critico.

L’arrivo dei talebani e la loro progressiva acquisizione di potere, segna un punto di non ritorno per l’intero paese: la sharia viene introdotta e si assiste ad un costante aumento della violenza. L’educazione non viene considerata necessaria per le donne e così molte scuole vengono fatte saltare e le uccisioni sono all’ordine del giorno, la paura si istaura fra la gente.

Un giorno un giornalista della BBC chiede a Ziauddin di cercare uno studente che possa tenere un diario di quello che accade. Dopo aver chiesto invano ad altri, il padre domanda a Malala se desidera farlo e così la ragazza inizierà a scrivere. I testi verranno pubblicati sotto falso nome e attraverso questi, il mondo si renderà conto della drammaticità della situazione.

Il 9 ottobre 2012, Malala viene gravemente ferita da alcuni uomini che le sparano alla testa mentre stava recandosi a scuola con altri compagni. Verrà prima operata nell’ospedale militare e in seguito trasferita a Birmingham, dove verrà curata e dovrà affrontare un periodo di riabilitazione. Particolarmente toccante è il discorso tenuto all’ONU dopo questo lungo periodo, il 12 luglio 2013, che conclude il film-documentario e di cui riporto solo un breve frammento:

“Non so da dove cominciare il mio discorso. Non so cosa la gente si aspetti che dica, ma prima di tutto voglio ringraziare a Dio per il quale siamo tutti uguali e ringraziare tutti coloro che hanno pregato per una mio veloce guarigione e una nuova vita […] Ci sono centinaia di attivisti per i diritti umani e operatori sociali che non solo parlano per i loro diritti, ma che lottano per raggiungere un obiettivo di pace, educazione e uguaglianza. Migliaia di persone sono state uccise dai terroristi e milioni sono stati feriti. Io sono solo uno di loro. Così eccomi qui, una ragazza come tante. Io non parlo per me stessa, ma per dare una voce a coloro che meritano di essere ascoltati. Coloro che hanno lottato per i loro diritti. Per il loro diritto a vivere in pace. Per il loro diritto a essere trattati con dignità. Per il loro diritto alle pari opportunità. Per il loro diritto all’istruzione. […] Cari amici, il 9 ottobre 2012, i talebani mi hanno sparato sul lato sinistro della fronte. Hanno sparato ai miei amici, anche. Pensavano che i proiettili ci avrebbero messi a tacere, ma hanno fallito. Anzi, dal silenzio sono spuntate migliaia di voci. I terroristi pensavano di cambiare i miei obiettivi e fermare le mie ambizioni. Ma nulla è cambiato nella mia vita, tranne questo: debolezza, paura e disperazione sono morte; forza, energia e coraggio sono nati. Io sono la stessa Malala. Le mie ambizioni sono le stesse. Le mie speranze sono le stesse. E i miei sogni sono gli stessi”.

Manuela Masone

Consacrata, attualmente è membro della Commissione di Pastorale Giovanile della Diocesi di Lugano. Lavora presso l’amministrazione pubblica nell’ambito del turismo e degli eventi. L’incontro con alcuni giovani cristiani all’età di 16 anni, le permette di scoprire Dio come Amore e quest’esperienza caratterizzerà la sua vita.

Dopo una formazione commerciale e qualche anno di esperienza lavorativa, a 20 anni lascia il Ticino per il Vallese dove inizierà un percorso in una nuova comunità nella quale maturerà la chiamata alla vita consacrata e si impegnerà nell’evangelizzazione e nell’accompagnamento vocazionale di giovani in Svizzera, Francia e Italia. In questi anni studia prima al Teresianum a Roma (teologia spirituale) e poi a Lugano, dove otterrà il bachelor in filosofia.

Il suo desiderio di vivere la consacrazione “fra la gente” la porterà riprendere la vita lavorativa e di impegno nella società e a orientarsi alla forma di vita consacrata dell’Ordo Virginum.

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