Suor Sandra Künzli

L'ottobre missionario e la vocazione contemplativa

Ricordo bene, quando ero adolescente, mio padre mi regalò un bel libro per il mio compleanno. Parlava di un’infermiera che si era recata in missione per aiutare i più poveri. Nel mio animo si risvegliò il desiderio di imitarla ma poi, col tempo, scoprii che anche da noi c’è bisogno di dare una mano, per rendere migliore questa nostra terra. Quando iniziai a pregare di più, secondo quanto avevo assimilato partecipando a vari pellegrinaggi, compresi che con l’orazione potevo essere vicina a tutti ed aiutare molte più anime, che se fossi stata in missione. Gesù diceva a Santa Faustina Kowalska: «Voglio insegnarti a salvare le anime con la preghiera e il sacrificio. Con la preghiera e la sofferenza, salverai più anime di un missionario» (Diario).

Questa fecondità spirituale, l’aveva vissuta Santa Teresa di Gesù Bambino che desiderava incarnare tutte le vocazioni: sacerdote, missionaria, martire, ma poi comprese, attraverso le lettere di San Paolo, che la sua vocazione era l’amore. Esso racchiude in sé tutte le chiamate. L’amore è la risposta più grande che possiamo dare a Dio. Egli desidera che gli offriamo tutto il nostro cuore. Santa Teresina oggi è patrona delle missioni, pur non avendo mai lasciato il convento di clausura di Lisieux, ma avendo offerto tutto per i missionari!

«La misericordia spirituale ha un merito molto maggiore ed è accessibile a tutte le anime», leggiamo ancora nel Diario scritto da Santa Faustina.
I missionari hanno bisogno delle nostre preghiere e si sentono sostenuti da esse. Spesso loro sono talmente oberati da tanti incarichi che non hanno molto tempo da dedicare alla preghiera; noi possiamo supplire ed aiutarli con la nostra vicinanza spirituale. Da tanti anni (prima ancora che lei fosse suora) sono amica di una giovane sorella missionaria in Perù. Ci vediamo tutte le estati, quando torna in Ticino per le vacanze ed è sempre un felice incontro; comunicarci le nostre vite ed esperienze. Quest’anno non ha potuto venire ma ci siamo scritte e ci siamo assicurate che ci sosterremo a vicenda con la preghiera.

I nostri padri agostiniani si sono recati in Perù dopo il Concilio Vaticano II, su invito di Papa Paolo VI, nella zona più alta dell’Apurimac dove ci sono villaggi isolati che nessuno si sentiva di raggiungere. Anche per loro noi preghiamo. Come sosteneva Sant’Agostino, noi siamo attivi in loro ed essi sono contemplativi in noi.

Le strade per giungere a Dio sono molte e diverse ma tutte ci portano alla stessa meta: l’Amore che ci attende a braccia aperte. E più grande sarà in Cielo la nostra gioia, nel vedere tante anime salvate dalla nostra preghiera, dai nostri piccoli sacrifici e dai nostri atti di bontà.

1 Ottobre 2019 | 06:12
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