Federica Mauri

L’olio di palma fa male… alle popolazioni del Sud del mondo

Fa male alla salute? È dannoso per il sistema cardiocircolatorio? Forse è perfino cancerogeno! La querelle fra favorevoli e contrari continua. Nella vicina Italia prima, ma ora anche in Svizzera ci si interroga sull’olio di palma, un grasso vegetale estratto dai frutti dell’elaeis guineensis, la palma da olio. Lo troviamo praticamente ovunque: in prodotti alimentari pronti (dai biscotti, agli snack salati, fino alla pizza), ma anche in prodotti cosmetici, nei detergenti, nelle creme e perfino nelle candele. Sugli scaffali dei supermercati quasi la metà dei prodotti in vendita contiene olio di palma. La ragione della sua rapida diffusione? Costa poco. Anche i produttori svizzeri e i commercianti al dettaglio fanno capo a questa materia prima che spesso rimpiazza l’olio di colza prodotto in Svizzera.
Al di là del dibattito sui rischi per la nostra salute, più che legittimo, sarebbe opportuno ricordare un altro aspetto, finora negletto, ovvero l’impatto sociale e ambientale che le grandi monocolture di palme da olio provocano ad esempio in Indonesia e Malesia, diventate le due più grandi nazioni in cui si produce la maggior quantità di questo olio, poi esportato. Gli investitori hanno scoperto che il commercio di questa materia prima è estremamente redditizio e si sono lanciati in questo nuovo business. Il risultato? Migliaia di chilometri quadrati di foreste rase al suolo, intere comunità private delle terre che davano loro di che vivere da generazioni, oltre che delle loro radici identitarie.
Sacrificio Quaresimale, con i suoi progetti al Sud del mondo, si impegna a difendere i diritti delle persone private della propria terra, affinché ogni essere umano abbia di che vivere dignitosamente.

12 Aprile 2017 | 09:05
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