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"L'inguaribile" Alfie Evans


L’altra sera, quasi per caso, mi sono imbattuta su twitter in un video girato poche ore prima nella stanza del povero Alfie Evans nell’ospedale britannico in cui è attualmente degente. Il video mostra un bambino presente. Ho avvertito in me un senso di impotenza: ma come è possibile? Dalle descrizioni che avevo letto e sentito fino a quel momento e dalle sole fotografie del piccolo Alfie che evidentemente non sono animate, l’impressione che si poteva ricavare era quella di un bambino ridotto allo stato di vegetale. Tutt’altro! Un senso ulteriore di orrore a quel punto mi ha pervaso il cuore. Ma come è possibile riuscire a togliere l’alimentazione e l’idratazione ad una persona viva e vegeta, oltretutto un bambino come quello che appare nel video? Per coloro come la sottoscritta che già non riescono a sintonizzarsi con le presunte ragioni della giustizia inglese, l’immagine che potevo farmi di Alfie – per cercare almeno di capire anche se non di condividere la prospettiva dei giudici inglesi- era quella di un piccolo vegetale. Ma quelle immagini video hanno disintegrato il mio onesto immaginario e mi hanno rappresentato la realtà, a questo punto ancora più disumana di quanto potessi immaginare. Poi ho letto nel Giornale del Popolo del 26 aprile 2018 che ha ripreso un pezzo di Avvenire, un interessante commento del dottor Marco Melazzini, medico e malato di SLA. Quello che Melazzini mette a tema è il nocciolo drammatico della questione, che si proietta ben oltre Alfie: Alfie viene ucciso non perché incurabile, di fatto, spiega Melazzini con tutta la sua competenza, Alfie è curabile, ma perché inguaribile. Il gap dunque è che d’ora in poi il malato ritenuto inguaribile, anche se curabile, può essere eliminato. Quanti malati sono inguaribili ma curabili? Un malato di Alzeihmer ad oggi è inguaribile ma comunque curabile. Bene, ci spieghino a questo punto i giudici inglesi, quali sono i limiti di questa definizione di inguaribile che ti porta ad essere ucciso. Chi è inguaribile e destinato a morte e chi sarà inguaribile ma destinato a vivere? Ci saranno inguaribili destinati alla vita oppure saranno tutti destinati –prima o poi- a spegnersi anticipatamente? E poi, alla fine, chi di noi –in sintesi- è guaribile … per sempre? E non sarebbe forse possibile che qualcuno oggi inguaribile, non lo sia più – grazie alla scienza- tra “x” anni? Quando non c’era ancora la penicillina c’erano tanti inguaribili… oggi li avrebbero soppressi tutti? Buona riflessione e preghiamo per Alfie.

 

Cristina Vonzun

Cristina Vonzun, giornalista, sono alla guida del Centro Cattolico Media di Lugano e di catt.ch. Ha scritto per il Giornale del Popolo.

In questo blog “crismountain” troverete i miei post su temi di attualità, ecclesiali, sportivi e culturali.

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