Renzo Petraglio

Letture bibliche e coraniche a cura di Renzo Petraglio

La settimana scorsa ci siamo fermati sull’intervento di Dio, Dio che ha mandato l’angelo Gabriele – o gli angeli secondo il Corano – a una giovane ragazza, Maria, fidanzata a Giuseppe. E ora con te, mia cara, mio caro amico, voglio leggere attentamente le prime parole dell’angelo. Torniamo dunque sulla pagina del Vangelo.

126 Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazaret, 27 a una ragazza vergine fidanzata a un uomo della casa di Davide chiamato Giuseppe. La ragazza vergine si chiamava Maria. 28 Ed, entrando da lei, disse: «Rallegrati, tu alla quale è stata data – in modo definitivo – grazia. Il Signore è con te». 29 A causa di questa parola lei rimase molto turbata e si domandava quale potesse essere il senso di questo saluto. 30 E l’angelo le disse: «Non avere paura, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio» (Luca 1,26-30).

Nel verso 28 abbiamo innanzitutto l’imperativo rivolto a Maria: «Rallegrati». E in greco questo imperativo è seguito da un verbo che gioca sulle stesse consonanti. In effetti «rallegrati» è l’imperativo del verbo «chairô», mentre la struttura «tu alla quale è stata data – in modo definitivo – grazia» è un participio passivo del verbo «charitoô» che significa «dare grazia». Abbiamo dunque un imperativo alla gioia. E questo imperativo è il risultato di un’azione compiuta da Dio: Dio che ha dato la sua grazia – in modo definitivo – a Maria. E la frase successiva, sempre in questo stesso verso, sottolinea che la grazia in questione non è una grazia qualsiasi. No, questa grazia è una prossimità, una presenza continua di Dio: «Il Signore è con te».

E questa formulazione riprende il messaggio che un angelo del Signore aveva portato a un ebreo, quando i Madianiti opprimevano gli Israeliti[1]. Ma in questo testo – nel libro dei Giudici – le parole dell’angelo erano rivolte a un combattente. In effetti, in Giudici 6,12 si legge: L’angelo del Signore apparve a Gedeone e gli disse: «Il Signore è con te, valoroso combattente!» E a queste parole Gedeone reagiva domandando all’angelo: «Scusami, mio signore. Se Jahwéh è con noi, perché tutte queste sciagure ci sono arrivate?» (Giudici 6,13).

Ma nel Vangelo la reazione di Maria è ben diversa. Il messaggio dell’angelo Gabriele è sorprendente, sorprendente al punto che Maria «rimase molto turbata e si domandava quale potesse essere il senso di questo saluto» (v. 29). Sì, Maria è turbata. E’ ciò che Luca ci dice utilizzando un verbo che si legge solo qui, in tutta la Bibbia greca, un verbo che i filosofi e gli storici utilizzavano per parlare di una persona sconvolta e turbata profondamente[2]. Quanto a Maria, la sua esperienza di donna turbata è la reazione alla grazia, al favore divino che l’angelo le ha annunciato[3].

Maria non esprime a parole il suo sconvolgimento interiore. Ma l’angelo Gabriele lo avverte, ne è cosciente. Ecco perché Gabriele prende di nuovo la parola innanzitutto per rassicurarla: «Non avere paura, Maria». In seguito Gabriele dà la motivazione al suo imperativo: «Non avere paura, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio». E attraverso queste parole Gabriele sottolinea l’affermazione precedente: «tu alla quale è stata data – in modo definitivo – grazia». Dunque al centro c’è la grazia, la grazia che è stata data da Dio, la grazia che la giovane figlia vergine ha trovato presso Dio.

Dopo queste considerazioni sul messaggio sorprendente dell’angelo nel Vangelo, è il momento di fermarmi sul Corano.

42 In quel tempo gli angeli dissero: «O Maria! Dio ti ha scelta e ti ha purificata. Ti ha scelta tra le donne del mondo. 43 O Maria! Dédicati completamente al tuo Signore, pròstrati e inginòcchiati con quelli che si inginocchiano davanti a Dio. 44 Ecco le novità del segreto che noi ti riveliamo» (Sura 3,42-44).

Anche nel Corano l’affermazione centrale è sull’azione di Dio: «O Maria! Dio ti ha scelta». E nel medesimo versetto il verbo scegliere torna una seconda volta[4]: «Ti ha scelta tra le donne del mondo».

Questa ultima affermazione mi ricorda un piccolo testo che si legge nel libro di Giuditta[5]. Qui noi abbiamo Ozia, il capo di una piccola città di Israele, che si rivolge a Giuditta, una donna vedova ebrea che vuole salvare la sua città fidandosi completamente di Dio. A questa donna Ozia dice: «Benedetta, sei tu, figlia, dal Dio Altissimo, più di tutte le donne della terra, e lodato sia Jahwéh, il Dio che ha creato il cielo e la terra e che ti ha guidato per rompere la testa del capo dei nostri nemici» (Giuditta 13,18). Il Corano presenta un elogio simile per Maria. Ma se Giuditta – attraverso la violenza – porterà la vittoria al suo popolo, Maria contribuirà alla salvezza del mondo intero non attraverso la violenza, bensì attraverso suo Figlio, un uomo non violento.

E, a proposito di queste affermazioni, voglio ricordare Tabarî, un musulmano morto a Baghdad nell’anno 923. Questo musulmano ci ha lasciato un grande commento del Corano. Nel suo commento Tabarî, riprendendo il nostro versetto, scriveva: Maria, Dio «ti ha scelta al di sopra delle donne del mondo, innalzandoti al di sopra delle altre donne dei vari popoli che vivevano al tuo tempo. E questa scelta è dovuta alla tua obbedienza verso Dio e al favore del quale egli ti ha gratificata»[6].

Nella nostra sura, il verso 43 ci presenta Maria nella sua relazione profonda con Dio: «O Maria! Dédicati completamente al tuo Signore, pròstrati e inginòcchiati con quelli che si inginocchiano davanti a Dio». E qui il primo verbo – «qanata» in arabo – evoca un’idea dell’ascesi: essere in preghiera, pregare intensamente in un totale abbandono a Dio[7].

È il momento di terminare queste considerazioni. Che l’attitudine di Maria, il suo totale abbandono a Dio possa diventare un modello per noi[8]. E così noi potremmo scoprire la «grazia» di Dio, la grazia che Dio ha dato a Maria e anche la grazia che Dio dà, personalmente, a ciascuno e a ciascuna di noi.


[1] Cf. H. Schürmann, Il vangelo di Luca. Parte prima, Paideia, Brescia, 1983, p. 135s.

[2] Senofonte, Memorabili 4,2,40; Platone, Le leggi 693c; Diodoro Siculo, Biblitheca historica 19,73,7. Cf. anche Flavio Giuseppe, Antichità giudaiche II,120.

[3] Cf. R. E. Brown, La nascita del Messia secondo Matteo e Luca, Cittadella, Assisi, 1981, p. 385.

[4] Cf. M. Gloton, Jésus le Fils de Marie dans le Coran et selon l’enseignement d’Ibn ›Arabî, Albouraq, Beyrouth, 2006, p. 122.

[5] Per questo riferimento a Giuditta 13,18 (e anche a Giudici 5,24 e a Luca 1,42), cf. Le Coran. Texte arabe et traduction française, par ordre chronologique selon l’Azhaar, avec renvoi aux variantes, aux abrogations et aux écrits juifs et chrétiens, par S. A. Aldeeb Abu-Sahlieh, L’Aire, Vevey, 2009, p. 423 nota al v. 42 della sura 3.

[6] Abû Ja›far Muhammad Ibn Jarîr at-Tabarî, Commentaire du Coran. Abrégé, traduit et annoté par P. Godé, Éditions d’art les heures claires, Paris, 1986, tome III, p. 76.

[7] Cf. Le Coran. Traduction française et commentaire, par Si Hamza Boubakeur, Maisonneuve & Larose, Paris, 1995, p. 227.

[8] Cf. T. Gaïd, Les femmes dans le Coran. Récits, études et analyses à la lumière de la tradition musulmane, Éditions IQRA – Libraire Al Ghazali, Paris, 2005, p. 182.

5 Dicembre 2021 | 16:00
bibbia (68), corano (8)
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