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Quando le immagini parlano al cuore… e allo stomaco


di Manuela Masone

La nostra epoca è caratterizzata da un crescente “bombardamento” di immagini e di informazioni sulla drammaticità di tante situazioni che invece di risvegliare le coscienze, tante volte ho l’impressione che le anestetizzino. Il rischio è quello di abituarsi alle ennesime morti in mare, alle situazioni tragiche dei migranti, alle guerre e agli attentati e così via, senza più vedere dietro a tutto ciò l’umanità che soffre.
In questi giorni è in corso LuganoPhotoDays e a coloro che visiteranno le esposizioni l’occasione è data per rieducare lo sguardo lasciando che un’immagine parli al cuore, suscitando un ventaglio di emozioni che vanno dallo stupore per la bellezza di certi scatti nella tragicità della vita – come nell’esposizione principale di Monika Bulaj – all’empatia per le storie di donne e di uomini raccontate, fino alla chiusura dello stomaco guardando gli occhi di una schiava sessuale in Bangladesh.

Tutto ciò avviene senza parole, perché le immagini parlano da sé e il veicolo dell’arte fotografica ce le fa arrivare svelando una realtà che spesso ci scorre accanto senza toccarci.
Come donne e uomini e come cristiani, che viviamo nel mondo ma non siamo “del mondo”, costantemente siamo chiamati ad avere uno sguardo sulla realtà e sulle situazioni che non si lasci “tetanizzare” dalla paura o oscurare dall’opinione pubblica.
Papa Francesco ha recentemente scritto “Continuo a sognare un nuovo umanesimo europeo cui servono memoria, coraggio, sana e umana utopia. In questo cammino di umanizzazione, l’Europa, culla dei diritti e delle civiltà, è chiamata non tanto a difendere degli spazi, ma ad essere una madre generatrice di processi, quindi feconda, perché rispetta la vita e offre speranze di vita”
Questo sogno è realizzabile attraverso uno sguardo “umanizzato e umanizzante”, perché, sembra strano a dire, ma oggi più che mai abbiamo bisogno di apprendere nuovamente ad essere umani.

Manuela Masone

Consacrata, attualmente è membro della Commissione di Pastorale Giovanile della Diocesi di Lugano. Lavora presso l’amministrazione pubblica nell’ambito del turismo e degli eventi. L’incontro con alcuni giovani cristiani all’età di 16 anni, le permette di scoprire Dio come Amore e quest’esperienza caratterizzerà la sua vita.

Dopo una formazione commerciale e qualche anno di esperienza lavorativa, a 20 anni lascia il Ticino per il Vallese dove inizierà un percorso in una nuova comunità nella quale maturerà la chiamata alla vita consacrata e si impegnerà nell’evangelizzazione e nell’accompagnamento vocazionale di giovani in Svizzera, Francia e Italia. In questi anni studia prima al Teresianum a Roma (teologia spirituale) e poi a Lugano, dove otterrà il bachelor in filosofia.

Il suo desiderio di vivere la consacrazione “fra la gente” la porterà riprendere la vita lavorativa e di impegno nella società e a orientarsi alla forma di vita consacrata dell’Ordo Virginum.

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