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La tecnologia porta solo vantaggi?


Sul fatto che la tecnologia sia il perno attorno al quale ruotano le vite dei giovani, non ci sono dubbi.

Sembra che i nativi digitali non ne possano proprio fare a meno. Ma i giovani adulti cosa ne pensano?

Talvolta indago e li interrogo e fra alcune loro testimonianze, scritte o orali, ne metto in evidenza tre.

Claudio, 22 anni, dice che la tecnologia sia diventata “ormai imprescindibile nel vivere quotidiano e i giovani in effetti non godono di una propria e libera identità ma tende a nascondersi dietro una maschera composta di social network e monitor; così facendo ci si sente sicuri e ben “rinchiusi” …

Un esempio sono le false identità con cui si viene in contatto. Anche nel mondo del lavoro ci sono dei rischi; se le machine ci dovessero sostituire quasi totalmente, verrebbe a mancare la socializzazione.

Ma naturalmente i risvolti positivi sono molti; basti pensare solo a quanto la tecnologia ha facilitato lo studio nel campo scolastico, permettendo ai giovani di poter approfondire la propria conoscenza non fermandosi al semplice libro di testo, ma immergendosi pienamente nella miriade di informazioni di cui internet è colmo. Anche i non nativi digitali possono godere di queste novità, per questo penso che debbano imparare ad utilizzare la tecnologia. Allo stesso tempo però è necessario che loro non rinuncino a ciò che sono, mentre noi giovani dovremmo apprezzare di più il passato da cui deriviamo.”

Miriam, 19 anni, è piuttosto negativa: “oggi è più importante creare una “storia su Instagram” che vivere il momento stesso, è più importante creare bullismo in rete che cercare di aiutare il prossimo ed è più importante vivere un amore dietro un telefono o un computer, vergognandosi di farsi vedere per come si è, o ancora, è più dettare leggi da dietro un computer per togliere la vita a persone innocenti … Il vero senso della tecnologia secondo me però è non abbandonare mai gli amici che stanno dall’altra parte del mondo, quindi avere la possibilità di sentirsi quando si vuole; è condividere i momenti belli della propria vita senza esagerare e senza creare messaggi negativi; è vivere un amore a distanza”.

Fabrizio, 16 anni: “Brutta domanda per un nativo digitale! Noi giovani infatti tendiamo ad oscurare i punti negativi, quasi come se le nuove tecnologie fossero perfette. Alla nostra età la tecnologia è quella cosa che ti aiuta a scoprire cosa fa il ragazzo o la ragazza che ti piace. la tecnologia ha “avvicinato” gran parte della popolazione mondiale. Ma essa ha anche allontanato fisicamente le persone vicine a causa di quella che chiamiamo dipendenza. La tecnologia non deve prendere il sopravvento; talvolta si è vittime di truffe o furti. Nel mondo del lavoro invece il robot affianca l’uomo; il rischio anche qui è quello di far perdere quasi ogni senso al lavoro dell’uomo che ha inventato le macchine”.

Vedete? I giovani sanno vedere, cogliere il punto nevralgico del problema con i suoi rischi. Chissà se avranno/avremo la forza di cambiare!

Don Rolando Leo

Sono nato il 14 giugno del 1969. Dopo gli studi liceali, fra il 1990 e il 2002, ho studiato geografia a Ginevra (mezza-licenza), poi lettere e filosofia a Friborgo (licenza) e teologia a Lugano (licenza). Ho conseguito un minimaster a Roma (UPS) in Teologia pastorale giovanile.

Sono presbitero dal 21 maggio del 2005. Dopo aver prestato servizio presso il liceo diocesano a Lucino per due anni come assistente prefetto per gli studenti interni, nel 2003 sono stato trasferito a Gordola da accolito per la pastorale giovanile parrocchiale, vicariale e per l’insegnamento nella scuola media. Frattanto, oltre che collaboratore e vicario, ero docente al liceo di Bellinzona.

Nel 2006 sono stato trasferito a Bellinzona dove risiedo tuttora, con il compito di collaboratore parrocchiale per la parrocchia delle Collegiata e docente in città in diversi ordini di scuola.

I miei incarichi diocesani sono come assistente scout e di Azione Cattolica Giovani, assistente diocesano di pastorale giovanile, attivo in diverse commissioni scolastiche, collaboratore esterno del Giornale del Popolo e dal 2008 direttore dell’Ufficio Insegnamento Religioso Scolastico. Sono anche presidente della CLCCT (comunità di lavoro delle chiese cristiane in Ticino) e membro del Forum Svizzero per il Dialogo interreligioso ed Interculturale.

La mia gioia è il lavoro con i giovani in vari ambiti.

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