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La forza della lode


di Laura Quadri

È settembre, momento di nuovi inizi, di ricominciamenti. Vedo la natura farsi un po’ più vecchia – le foglie ingialliscono – e sento il mio spirito aver bisogno della carezza di una novità, nella scuola, negli affetti, nella vita di famiglia. È il bisogno ancestrale di «rinascere dall’alto», come Nicodemo. Mi sovviene allora alla mente il Veni Creator Spiritus: chi altri può far nuove tutte le cose se non lo Spirito di Dio? Sospinta interiormente da questa necessità, sono ben contenta di apprendere da un volantino affisso in chiesa che riprendono gli incontri mensili di adorazione – ogni primo lunedì del mese, alle 20:00 nella Chiesa Nuova di Locarno – con il mio gruppo di preghiera, i Giovani del Vicariato Locarnese. Come si legge nel Catechismo, la lode è la forma di preghiera che più immediatamente riconosce che Dio è Dio. Lo canta per sé stesso, gli rende gloria perché egli è, a prescindere da ciò che fa. È una partecipazione alla beatitudine dei cuori puri, che amano Dio nella fede prima di vederlo nella gloria. Essa è caldamente raccomandata da S. Paolo: «Siate ricolmi dello Spirito intrattenendovi a vicenda con salmi, inni cantici spirituali, cantando e inneggiando al Signore con tutto il vostro cuore» (Ef 5,19). Incontrando i miei amici dopo la pausa estiva, sono curiosa di sapere se anche loro provano questo strano desiderio di una novità «che viene dall’alto» nelle loro vite ma soprattutto di scoprire le motivazioni interiori che li spingono a ricominciare, ogni anno di nuovo, con degli incontri di preghiera mensili. Inizio da Louise (28 anni): secondo lei lodare Dio cantando «è trascorrere con Lui un momento gioioso in Spirito e Verità», cui fanno eco le parole di Luca (30 anni), che utilizza un’immagine molto vivida: «Ad un certo punto della lode avviene per me l’entrata nella gloria, dove si sta con il Padre, come Gesù sul monte; sono veri e propri attimi di Paradiso». Ma la lode ha anche delle ripercussioni sociali; essa cambia i cuori e ci rende così persone in grado di instaurare relazioni vere, come ricorda Cecilia (17 anni): «Per me lodare Dio attraverso il canto significa offrirgli la mia vita e permettergli di far di me una persona buona con tutti e rispettosa verso i famigliari, gli amici e il prossimo». Chi ha avuto modo di partecipare a queste adorazioni mensili sa con quanto impegno i giovani del gruppo svolgano questa attività, intrattenendo i fedeli con una serie ponderata di canti di lode accompagnati alla chitarra e dei momenti di preghiera spontanea, alla presenza di Gesù nell’eucarestia. Per Luca la dimensione corporale della preghiera è essenziale: il canto di lode è liberatorio perché smuove sia il corpo – si battono le mani, si ondeggia – che l’anima. Tuttavia, specifica Luca, «per me la lode funziona solo se c’è qualità a livello musicale; armonia, melodia, e ritmo devono essere di livello per aiutare l’assemblea a immergersi nel clima giusto. Se cantando preghi due volte, stando a S. Agostino, cantando bene preghi ancora di più». In effetti, tutti i partecipanti sono concordi nel dire che durante quest’ora di adorazione si sperimenta sempre una grande presenza di Dio, sicuramente merito della grande cura che viene fatta del canto da parte dei ragazzi. Particolarmente forte è il momento durante il quale i giovani chiedono ai fedeli che lo desiderino di scrivere su un foglio le loro intenzioni di preghiera e di andare a collocarle in un cestino ai piedi di Gesù, accendendo una candela: un gesto liberatorio, che porta via dal cuore molti pesi. Luca mi ricorda a questo proposito che all’interno della lode ci possono anche essere momenti melanconici, di sofferenza, rendendola espressione del vuoto e del dolore, della ricerca dell’uomo. La lode diventa allora un urlo a Dio, dell’uomo che si sente abbandonato, il lamento di Giobbe. L’importante è non lodare da soli: si è santi tutti insieme. Marcel (29 anni) a questo proposito è consapevole che «lodare Dio insieme ad un gruppo aiuta a sentirci tutti sullo stesso cammino. Lodiamo Dio insieme, come parliamo di Dio insieme. È un modo di sentirsi una grande famiglia di adoratori, nonostante le nostre povertà». Per concludere, lascio la parola di nuovo a Louise: «È bene ricordare che siamo chiamati a lodare Dio non solo durante la preghiera di lode ma anche nel quotidiano con le nostre azioni e i nostri pensieri, non solo a parole ma anche con i fatti». Dunque un augurio speciale a voi lettori dai nostri giovani: che la lode trasformi i cuori di ciascuno! Buon cammino!

Laura Quadri

Nata nel 1990, studia dapprima Scienze religiose e Lettere presso l'Università di Zurigo, quindi diritto canonico presso la Facoltà di Teologia di Lugano e poi Lingua, Letteratura e Civiltà italiana all'Istituto di Studi italiani dell'USI. I suoi interessi di ricerca concernono la letteratura mistica del Seicento, di cui si occupa attualmente, accanto alla collaborazione stabile con la redazione del nostro portale e con il Giornale del Popolo.

Nel suo tempo libero è volontaria presso la Fondazione Vita Serena, che si occupa di organizzare vacanze per persone disabili.

Ama scrivere, nella speranza di riuscire in questo modo a regalare un sorriso alla gente.

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