Cristina Vonzun

La Dichiarazione luterano-cattolica ha una nuova traduzione in italiano

La Dichiarazione congiunta sulla Dottrina della Giustificazione, firmata da cattolici e luterani ad Augusta, in Germania, il 31 ottobre 1999 ha messo fine ad una diatriba di secoli tra le due Chiese sulla questione di come il cristiano raggiunge la salvezza. Il documento rappresenta una tappa fondamentale nel dialogo ecumenico. Il pensiero di Lutero (1483-1546) che nasceva in polemica contro le indulgenze è infatti dominato dal principio della «sola fide», mentre la Chiesa cattolica – all’epoca delle indulgenze – dava particolarmente peso alle opere. Il testo non fa altro che affermare la compresenza della fede e delle opere nel processo di giustificazione.
In particolare, luterani e cattolici scrivono: «Insieme confessiamo che le buone opere – una vita cristiana nella fede nella speranza e nell’amore – sono la conseguenza della giustificazione e ne rappresentano i frutti. Quando il cristiano giustificato vive in Cristo e agisce nella grazia che ha ricevuto, egli dà, secondo un modo di esprimersi biblico, dei buoni frutti» (DC 37).
Nonostante il documento risolva formalmente la divisione tra cattolici e luterani su un importante aspetto della teologia cristiana, le due confessioni religiose sono attualmente ancora divise su altri punti, soprattutto riguardanti la visione teologica della Chiesa. A distanza di 20 anni da quella firma e a pochi giorni dalla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è arrivata ora la pubblicazione della traduzione aggiornata in lingua italiana di questo importante documento. Annunciata dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e dalla Federazione Luterana Mondiale la traduzione è un passo significativo compiuto dalle due Chiese, nello sforzo di garantire una più ampia divulgazione di questo storico accordo ecumenico e la sua continua ricezione.
La data di pubblicazione del 3 gennaio 2021 è simbolica: sono i 500 anni dalla scomunica del teologo tedesco Martin Lutero, una decisione – come spiega in un’intervista il cardinale svizzero Koch, alla guida del dicastero vaticano che si occupa del dialogo tra la Chiesa Cattolica e le altre confessioni cristiane – che oggi è oggetto di un’accurata rilettura storica e teologica alla luce del Vangelo. Di fatto, la volontà ribadita da cattolici e luterani in questi giorni di affrontare questo nodo della scomunica di Lutero, prende pure atto della stima che gli ultimi pontefici, in particolare Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e papa Bergoglio, hanno espresso nei confronti del teologo Lutero la cui opera va evidentemente storicamente contestualizzata. Papa Francesco ha voluto suggellare i cinquant’anni di dialogo tra la Federazione Luterana Mondiale e la Chiesa cattolica con una visita ecumenica, nel 2016, a Lund in Svezia avvenuta nel 500 esimo della Riforma di Lutero.
Nel frattempo, i frutti della Dichiarazione non si sono limitati al mondo luterano. Dal 1999 ad oggi, in tempi diversi, la famiglia delle Chiese metodiste, la Chiesa anglicana e la Comunione mondiale delle Chiese riformate, si sono ufficialmente associate a quello che in origine era l’accordo luteranocattolico. Anche con queste Chiese, grazie alla Dichiarazione congiunta, sono stati fatti ulteriori passi in avanti nel dialogo. La nuova traduzione italiana che contiene varianti testuali minime rispetto alla versione del 1999, porta oltre alle firme del Segretario della Federazione Luterana mondiale e del cardinale Koch, le firme di esponenti delle altre Chiese menzionate.

Cristina Vonzun