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La coscienza, riscoperta della “svolta pastorale” di Francesco


Bergoglio inizia il quinto anno di pontificato. Fioccano le analisi, io mi limito ad un post sul blog e vado a cercare qualcosa che non sia già stato detto. Il discernimento, come si legge in un interessante articolo di Adolfo Pérez Esquivel apparso in queste ore su l’Osservatore romano, è una delle categorie principali che papa Francesco ha fatto riscoprire alla Chiesa come metodo e come stile. Io mi soffermo sullo stile. Il discernimento che viene dalla tradizione di Sant’Ignazio è la categoria capace di unire la dottrina alla pastorale, perché chi aiuta a discernere fa esattamente questo lavoro: avere presente il riferimento scritturistico e del Magistero e la situazione concreta di quella data persona e storia, pregare per quella persona, ascoltarla e al tempo stesso confrontarsi con i punti di riferimento della tradizione cattolica ma anche con l’insegnamento delle scienze umane. Il discernimento -secondo una mia personale lettura che per questo scrivo sul mio blog- è una delle “conversioni” teologico-pastorali di Bergoglio. La seconda conversione è la riscoperta della coscienza. Il discernimento, infatti, ha come conseguenza per la pastorale della Chiesa l’incontro con la coscienza del singolo credente. Alla Chiesa si chiede di entrare in dialogo ancora più direttamente con l’uomo di oggi, che bene o male fa della sua identità e della sua coscienza il punto di partenza con cui afferra la realtà, vive, pensa, si muove e decide. Aiutare a formare le coscienze, ascoltare le coscienze, entrare in dialogo con le coscienze è un compito altissimo, oserei dire è la porta di accesso al sacrario intimo della persona, al mistero di ogni singolo uomo che è tutto, meno che qualcuno riducibile ad una categoria. Solo un pastore con una lunga esperienza di confessioni e confessionale come è Bergoglio avrebbe potuto renderci nuovamente attenti a questa dimensione molto personale della fede e della vita, dimensione che attraversa quello che c’è di più intimo nell’io in rapporto al proprio cuore, alla propria formazione, al proprio corpo, agli altri e a Dio. Ma cosa c’è di più moderno, se non riscoprire un dialogo tra la Chiesa e le singole coscienze mediante il discernimento? Oltretutto tanta psicoanalisi ci farebbe la firma. Ciao mondo!

Cristina Vonzun

Cristina Vonzun, giornalista, sono alla guida del Centro Cattolico Media di Lugano e di catt.ch. Scrivo per il Giornale del Popolo.

In questo blog “crismountain” troverete i miei post su temi di attualità, ecclesiali, sportivi e culturali.

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