Corinne Zaugg

«La bellezza è sorella dell’amore»

Come ogni anno, le camelie del giardino del monastero «Orsa minore», la casa ticinese delle suore benedettine di Santa Hildegardis, sono in fiore. Qui, in questa piccola oasi che si affaccia sul Verbano, la vita delle sei suore di origini olandesi ha risentito poco del virus che ha messo in ginocchio il mondo interno. La vita si è fatta, se possibile ancora un po’ più silenziosa, la porta della cappella si è chiusa all’esterno e le visite si sono diradate. Per il resto la vita durante questi tredici mesi segnati da limitazioni e distanziamenti sociali, qui è continuata pressoché identica a sempre. Scandita da quel ora et labora che contraddistingue le comunità benedettine: identico è proseguito il rumore sordo dei telai in attività, la cura dell’orto e del giardino, la vendita online dei paramenti liturgici e degli arredi sacri che le suore confezionano a partire dall’allevamento dei bachi da seta. Nessuna delle sei suore ha contratto il virus. Oggi sono tutte vaccinate, visto che la loro anagrafe le ha collocate tra le prime categorie che ne hanno potuto usufruire. «La preghiera e il lavoro sono la nostra vita. E quindi abbiamo continuato a fare quello che abbiamo sempre fatto – racconta suor Simone (nella foto), portavoce della piccola comunità «Siamo un ordine di clausura: oggi le nostre uscite si limitano alle visite dai medici, alle terapie che seguiamo». Ma anche se la loro vita quotidiana non è stata direttamente toccata dalla pandemia, non significa che le suore non vi abbiano partecipato. In molti, infatti, le hanno raggiunte con richieste di preghiere per chi è ammalato, disoccupato, o in situazioni precarie, per via del coronavirus. «Anche se – spiega suor Simone – la nostra preghiera è da sempre un servizio che facciamo alla Chiesa. Anche questa particolare situazione l’abbiamo affidata al Signore: «Pensaci tu – gli abbiamo detto – aiuta tu. Abbiamo pregato anche per quelli che non pregano, per quelli che non vogliono o si dimenticano di farlo». Nella sala d’accoglienza una grande vetrata colorata, spezza la luce che entra in una miriadi di frammenti colorati, ai muri tele in batik riproducono fatti della vita di san Francesco, la lussureggiante bellezza del giardino dell’Eden ed episodi tratti dai vangeli. Su un tavolo piatti, ciotole, piccole croci in ceramica: un assaggio del lavoro quotidiano delle suore. «Non è che siamo tutte artiste – spiega suor Simone – ma tutte amiamo la bellezza: bellezza che è sorella dell’amore». La Pasqua che sta per compiersi, le troverà nella loro piccola cappella, appoggiata alla chiesa di san Bernardo, ad Orsolina. Vestite con i loro abiti di batik. Quelli della festa: perché Dio ha fatto il mondo tanto bello e noi desideriamo portare questa bellezza nella Chiesa e nel mondo».

3 Aprile 2021 | 17:48
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