Marco Dania

In cammino sulla via Francisca

Forse è più difficile decidere di partire che fare il cammino. Non temere di farti pellegrino, di prendere in mano questo salmo un po’ oscuro: può essere una scelta liberante. Come l’autore, forse si ti senti straniero in questo mondo e sei alla ricerca di una pace vera, che non è assimilazione o semplice assenza di fastidi. Come lui, abbiamo bisogno di essere liberati. Da cosa? Dalle solite routine, convenzionali e a buon mercato. Non perché in questo mondo si viva male, ma perché non riusciamo a vivere bene con noi stessi. Non siamo in guerra con altri, ma viviamo un conflitto interiore. Voglio riscoprire me stesso. Partire, è scelta di libertà. Ci si espone all’insicurezza, ci si arrischia in un percorso sconosciuto, perché c’è una meta che ha provocato la svolta della decisione: la pace (interiore, vera, sincera).

Forse anche tu ti senti straniero o solo in questo mondo, ma hai scoperto che c’è una strada. Buon cammino, costruttore di pace!

Canto delle salite.
Nella mia angoscia ho gridato al Signore
ed egli mi ha risposto.
2 Signore, libera la mia vita
dalle labbra bugiarde,
dalla lingua ingannatrice.
3 Che cosa ti darà,
come ti ripagherà,
o lingua ingannatrice?
4 Frecce acute di un prode
con braci ardenti di ginestra!
 Ahimè, io abito straniero in Mesec,
dimoro fra le tende di Kedar!
6 Troppo tempo ho abitato
con chi detesta la pace.
7 Io sono per la pace,
ma essi, appena parlo,
sono per la guerra.

don Marco Dania

Secondo tappa

Il secondo giorno riflettendo sul significato della parola lealtà, ci soffermiamo sul connubio esistente con la sincerità, l’autenticità e la fedeltà. La lealtà che si esprime non necessariamente bell’unanimita di vedute, ma nel confronto schietto e sincero, nel dialogo autentico con l’altro e nella capacità di saper fare un passo indietro senza ritorsioni quando le circostanze lo richiedono. Ciò diventa uno spunto di riflessione per il futuro della costituenda casa Dorotea, con l’auspicio che la lealtà possa sempre essere di casa qui. Terminiamo la nostra riflessione con l’ascolto della canzone di Carmen Consoli tratta dal cartone Mulan e la domanda che bussa nei nostri cuori è la stessa: sotto la nostra armatura abbiamo mica il coraggio, l’onestà e la lealtà?

Raccontare l’ascesa al sacro monte di Varese è impossibile. Le parole non sono in grado di ritrarre l’emozione e l’eternità di quei frangenti. Saliamo lentamente, ci soffermiamo ad ogni cappella, riflettendo sui misteri in essa di volta in volta racchiusi e recitando il rosario. Mentre saliamo un’altra pellegrina si aggiunge spontaneamente e silenziosamente al nostro peegrinaggio. Il suo nome è Mirella e ci accompagnerà fino al santuario per prendere parte alla messa in nostra compagnia.

Giungiamo al santuario in tempo per la messa. Il santuario dedicato alla Madonna del Sacro Monte domina sul paesaggio circostante e la bellezza è disarmante. C è un senso di eternità in quel luogo che la penna non riesce a trattenere o a descrivere.
Questa esperienza ci ha riempito di un nuovo legame.

Terza tappa

Nel terza giorno ecco un input per la riflessione: ” Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,28-30). Spesso la vita quotidiana è molto pesante. Nella Casa Dorotea si vive in un clima di fraternità e di mutuo aiuto: portando gli uni i pesi degli altri, il carico è più leggero. La leggerezza non è da intendere come superficialità ma come capacità di sdrammatizzare, tollerare, se necessario, chiudere un occhio e dirsi le cose con simpatia.»

Nel cammino stiamo pregando e riflettendo sul progetto della Casa Dorotea a Besso, una idea di convivenza intitolata alla moglie di Nicolao della Flue, santo patrono della Svizzera e santo a cui è dedicata la chiesa di Lugano Besso.

Quarta tappa

Nel quarta giorno, durante il tragitto da Castiglione Olona a Castellanza, si è meditato sulla lentezza. Non c’è strada troppo lunga per chi cammina lentamente e senza fretta; non ci sono mete troppo lontane per chi si prepara ad esse con la pazienza.» (Jean de la Bruyère)

I ritmi della nostra società sono frenetici. I ritmi di Casa Dorotea sono scanditi secondo un’antica armonia del tempo, che prevede la gioia di sostare insieme conversando, pregando e riflettendo, per assaporare pienamente la vita.

La bella tartaruga che cosa mangerà?
Chi lo sa? Chi lo sa?
Due foglie di lattuga, poi si riposerà
Ha ha ha, ha ha ha
La tartaruga un tempo fu
Un animale che correva a testa in giù
Come un siluro filava via
Che ti sembrava un treno sulla ferrovia
Ma avvenne un incidente
Un muro la fermò
Si ruppe qualche dente
E allora rallentò…
(Bruno Lauzi, La tartaruga, 1975)

Quinta tappa

Nel quinto giorno la Via Francisca arriva a Castelletto di Cuggiono uscendo dalla Provincia di Varese per entrare nella Provincia di Milano. Passiamo nel Parco dell’Alto Milanese e iniziamo a percorrere il lungo Naviglio.
Entriamo presto nel Parco dell’Alto Milanese. Area verde a circa 3 km dalla grande città. Si estende su circa 360 ettari, suddivisi tra il Comune di Legnano, il Comune di Busto Arsizio e il Comune di Castellanza. L’interesse per il parco è cresciuto nel tempo, al punto da imporre l’esigenza di una sempre maggiore sua riqualificazione che ha portato all’introduzione di numerose piste ciclabili. I lavori oramai conclusi hanno permesso di arrivare ad avere percorsi di circa 8,5 km.
Passiamo per Buscate, dove è possibile fare una piccola pausa ristoratrice, e continuiamo fino a Cuggiono.
La meta prevista dalla tappa è a Castelletto di Cuggiono, che fa parte del territorio del Parco del Ticino in Lombardia, confinante ad ovest col Piemonte, dal quale è separato dal fiume Ticino.
Monumenti e luoghi storici, come Villa Clerici o il Ponte sul Naviglio Grande, ne fanno una tappa imperdibile.

Canale Villoresi a Buscate

Se il Signore non costruisce la casa,
invano si affaticano i costruttori.
Se il Signore non vigila sulla città,
invano veglia la sentinella…
(Canto delle slite, Salmo 127)

Questo salmo lo meditiamo mentre attraversiamo una delle zone storicamente più industrializzate del nord Italia, che oggi fa i conti con la cementificazione.

Il pellegrino entra in un altro tempo e in un altro spazio. Tornare ad andare a piedi, a vivere ad un’altra velocità, a vivere nella fatica e nella gioia, a dire il Rosario, a ritrovare il gusto dell’acqua e dell’ombra e del vento, del pane e del vino, a incontrare donne e uomini senza il solito perfido non avere tempo. Accorgersi, accorgersi, accorgersi di tutto e che tutto è un mistero e che tutto è un dono... (Davide Gandini)

Il Naviglio a Cuggiono

Sesta tappa

Il sesto giorno di cammino offre uno scenario drasticamente diverso. Fin ora abbiamo camminato per montagne, boschi e parchi ed ora nel cammino della Via Francisca si prosegue in pianura, accanto ad un lungo corso d’acqua che è il Naviglio. Passiamo presto per Bernate Ticino, dove è possibile ammirare la Canonica di San Giorgio. L’oratorio adiacente è un buon punto di ristoro.

Uno dei gioielli di questa tappa è però Boffalora Sopra Ticino. Un piccolo paesino ricco di storia, che deve la sua crescita alla vicinanza con il Naviglio Grande. Da qui pare che sia passato anche Scipione L’Africano, nella sua lotta contro Annibale. Si prosegue a lato del fiume e si arriva a Ponte Vecchio, una frazione del Comune di Magenta.

Continuiamo e arriviamo a Cassinetta di Lugagnano, uno dei più antichi borghi della Pianura Padana. Il paesino è diviso a metà dal fiume, noi restiamo sulla parte che porta verso l’ormai vicina Abbiategrasso, fine della nostra tappa.

Lasciamo il Naviglio Grande per incrociare il canale di Bereguardo. Arriviamo a Morimondo, che si raggiunge dopo 7 km di cammino. Morimondo è un luogo incantevole immerso nella natura, con una grande e antica abbazia. È un piccolo paese di 1200 abitanti, fondato dai monaci nel 1134, ricco di cascine suddivise in 3 frazioni. Con la sua abbazia cistercense è un luogo di culto e spiritualità ma anche un gioiello dal punto di vista ambientale.

Abazia di Morimondo

Signore, non si esalta il mio cuore
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me.
Io invece resto quieto e sereno:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l’anima mia.

(Canto delle salite. Di Davide)

«Qualche volta è necessario uscire dalla quotidianità, dal mondo dell’utile, dell’utilitarismo, uscire solo per essere realmente in cammino verso la trascendenza; trascendere se stessi, trascendere la quotidianità e così trovare anche una nuova libertà, un tempo di ripensamento interiore, di identificazione di se stesso. Il pellegrinaggio è anche questo: non solo uscire da se stesso verso il più grande, ma anche un andare insieme. Il pellegrinaggio riunisce: andiamo insieme verso l’altro e così ci ritroviamo reciprocamente» (Benedetto XVI)

Settima tappa

Nel settimo giorno ai piedi dell’imponente abbazia si sviluppa l’incantevole vallata del Parco del Ticino, ricca di sentieri, campagne coltivate e boschi. A 5 km da Morimondo raggiungiamo la frazione di Fallavecchia, un altro borgo racchiuso da mura. Lungo il percorso, immersi nelle campagne, possiamo vedere aironi e fagiani volare, intimoriti dai nostri passi. Arriviamo a Bereguardo, dove è interessante una visita al Castello Visconteo. Il consiglio è di camminare per la campagna al sorgere del sole, quando l’atmosfera è onirica e predispone l’umore ad un buon cammino. Dopo pochi km di cammino arriviamo a Casottole che, insieme a Massaua, fa parte del Comune di Torre d’Isola, che raggiungiamo subito dopo. Anch’esso si estende sul corso del fiume Ticino e ci porta sempre più vicino a Pavia.

L’emozione si fa sentire. Abbiamo camminato per giorni, superato montagne, laghi, fiumi e la pianura ci ha rimescolato i pensieri. Finalmente passiamo gli ultimi paesini, con fatica, e arriviamo alla meta finale della Via Francisca del Lucomagno: Pavia. Pavia è un grande snodo per i pellegrini. È la tappa finale di diversi cammini, come quello di Sant’Agostino, la via Francisca, è il punto di inizio del Cammino degli Abati, ma è anche una tappa importante della Via Francigena che da qui possiamo percorrere fino a Roma. Pavia è ricca di storia, di punti di interesse, di natura da esplorare. Prendiamoci del tempo per visitarla al meglio, magari cogliendo l’occasione per dormire negli ostelli della Via Francigena, e non manchiamo di fare visita alla tomba di Sant’Agostino, alla Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro. Egli disse: «Il mondo è come un libro e chi non viaggia ne conosce una pagina soltanto».

Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro

Ecco, com’è bello e com’è dolce
che i fratelli vivano insieme!
2 È come olio prezioso versato sul capo,
che scende sulla barba, la barba di Aronne,
che scende sull’orlo della sua veste.

(Canto delle salite. Di Davide)

Nella normalità delle cose i fratelli sono in dissidio tra di loro; la storia della salvezza è segnata dal ricorrente fallimento di relazioni fraterne. Nel salmo invece, la fraternità è «unta», riceve cioè una unzione sacerdotale, che la identifica con il vero culto gradito al Signore. Il cammino è esperienza di gruppo e si è invitati a riconoscere e condividere la bellezza della fraternità vissuta.

Aver realizzato fisicamente un pellegrinaggio non ti rende più eroico o importante rispetto agli altri, ma, al contrario, ti consente di valorizzare i tuoi limiti, le tue debolezze, le tue capacità di ascolto dell’altro. Camminare, in realtà, è una metafora della vita: gioie, dolori, vittorie, sconfitte, amori, delusioni… Il tutto nel segno di un valore che mai, qualunque cosa ciascuno viva, deve perdere: la speranza! (Alfonso Curatolo)

Pavia (meta finale)

La Certosa di Pavia è un bellissimo monastero costruito sul finire del 1300, distante solo pochi chilometri da Pavia stessa e facilmente raggiungibile in macchina, ma anche con i mezzi pubblici.

I lavori per la costruzione della Certosa di Pavia si avviarono nel 1396, per volere del Duca di Milano, Gian Galeazzo Visconti, che scelse questo luogo al limite del parco visconteo.
Nell’idea del Visconti la chiesa doveva divenire il mausoleo dei Duchi di Milano, per cui si voleva costruire un’opera imponente e maestosa, da affidare alle cure dell’ordine dei Certosini.

Nel 1968 giunsero qui i cistercensi che ancora oggi abitano in questo luogo mistico e allo stesso tempo affascinante per le tante opere d’arte contenute al suo interno. Oggi i cistercensi riescono a gestire tale convento, sovvenzionandosi in parte effettuando le visite guidate di tutto il monastero e la chiesa, ed in parte vendendo una vasta gamma di articoli prodotti direttamente da loro, dal miele, alla cioccolata, dai liquori a preparati per tisane.

Certosa di Pavia

Ecco, benedite il Signore,
voi tutti, servi del Signore;
voi che state nella casa del Signore
durante la notte.

(Canto delle salite. Di Davide)

«Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Tu eri dentro di me ed io ero fuori. Lì ti cercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Tu eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace». (Sant’Agostino, Confessioni X, 27, 38)

«Quando saremo a casa, al rientro dal cammino, quel tempo potrà continuare a tornarci indietro solo se ne regaleremo altrettanto, nel quotidiano, sentendoci di passaggio, al servizio, con un sorriso, senza pretendere di conquistare niente perché, come quando eravamo sulla strada, non è il tetto dell’ospitale che ci interessa, ma il ripartire la mattina dopo con buoni compagni per arrivare fino in fondo al cammino della vita». (Monica D’Atti e Franco Cinti)

Certosa di Pavia – chiostro interno

30 Luglio 2021 | 22:02
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