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Il Figlio di Dio si è fatto carne per noi!


Il profeta Isaia, vissuto circa 700 anni prima di Cristo, che ha preannunziato la sua venuta con toni poetici, così scrive: “Svegliati, svegliati, rivestiti della tua magnificenza, Sion; indossa le vesti più belle, Gerusalemme, città santa; perché mai più entrerà in te il non circonciso né l’impuro”. (52,1)…” Prorompete insieme in canti di gioia, rovine di Gerusalemme, perché il Signore ha consolato il suo popolo, ha riscattato Gerusalemme. Il Signore ha snudato il suo santo braccio davanti a tutti i popoli; tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio” (Is 52,9). Il cantico di Isaia è un invito alla gioia perché il Messia nasce per noi.
Al capitolo 11,1-4 così profetizza: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese”.
Anche Santa Faustina Kowalska, suora polacca canonizzata da Giovanni Paolo II, una notte di Natale ebbe una visione durante la messa. Così descrive nel suo Diario quanto ha visto: “Quando giunsi alla Messa di Mezzanotte, subito fin dall’inizio m’immersi tutta in un profondo raccoglimento, nel quale vidi la capanna di Betlemme inondata di tanta luce. La Vergine SS.ma avvolgeva nei pannolini Gesù, tutta assorta in un grande amore. San Giuseppe dormiva ancora. Solo quando la Madonna depose Gesù nella mangiatoia, la luce divina svegliò Giuseppe che si unì a lei nella preghiera. Dopo un po’ rimasi io sola col piccolo Gesù, che allungò le sue manine verso di me ed io compresi che lo dovevo prendere in braccio. Gesù appoggiò la sua testina sul mio cuore e con uno sguardo profondo mi fece comprendere che stava bene accanto al mio cuore”.

In questo Natale Gesù desidera nascere e riposare nei nostri cuori per restarvi per sempre. Siamo disposti ad accoglierlo? Sempre Santa Faustina afferma che la sofferenza più grande per Gesù è quella di trovare le “porte” chiuse, i cuori induriti che non si aprono alla sua misericordia. Lasciamo entrare la sua luce; a lui basta uno spiraglio perché possa penetrare con la sua grazia!

Bruno Ferrero in una sua “piccola storia per l’anima” racconta che la notte di natale, un orsacchiotto, decise di fuggire dalla sua padrona, una bambina viziata che non lo considerava, anzi lo maltrattava e andò in cerca di un bambino più buono. Fuori dalla porta incontrò una renna, con la slitta piena di regali, che lo invitò a salire e…via partirono insieme. L’orsacchiotto era felice di consegnare i doni ai bambini del villaggio ma… arrivata la slitta alla fine del paese si accorsero con grande rincrescimento che i pacchetti erano esauriti. Infatti, mancava ancora una casa dove abitava un povero bambino ammalato. L’orsacchiotto non si scompose e offri sé stesso come dono; per il bambino fu il natale più felice e pure per l’orsacchiotto!
Anche Gesù ha offerto sé stesso per salvare tutti noi. Il Padre ha mandato il Figlio perché fosse il nostro redentore.
La solennità del Natale è nata più tardi. I primi cristiani, dapprima celebravano la Pasqua e solo in seguito si festeggiò la ricorrenza del Natale (il primo Natale celebrato il 25 novembre risale all’anno 336), ma le due principali solennità dell’anno sono collegate, non si possono disgiungere.

Suor Sandra Künzli

È una monaca contemplativa nel Monastero agostiniano di S. Caterina in Locarno.

E’ entrata in monastero nel 1987, a vent’anni. Insieme alla sua piccola comunità cerca di vivere l’ideale espresso nella Regola di S. Agostino, di avere “un cuor solo e un’anima sola protesi verso Dio”.

 

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