Corinne Zaugg

«Donne, futuro: speranza»

È stata una settimana intensa: per chi il festival della Dottrina sociale della Chiesa lo ha pensato, voluto ed organizzato in contemporanea con quello di Verona; per chi ne ha assicurato i collegamenti, le riprese, le registrazioni; per chi, sera dopo sera ne ha moderato e animato gli appuntamenti: ora al Palacongressi, ora negli spazi del sindacato OCST. E anche per chi vi ha partecipato. Come è successo a me, giovedì 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne e serata conclusiva del Festival. Al tavolo con me c’erano altre quattro donne: diverse per età, mondi di provenienza, formazione. Lisa Boscolo, studentessa di master in sociologia e consigliera comunale socialista, Valeria Camia, giornalista e presidente dell’Osservatore Democratico, Bianca Martellini Bianchi, giurista e co-presidente FTAFPlus e la collega giornalista Sarah Tognola che ha moderato l’incontro.

La particolarità della serata (il cui titolo era: «Donne, futuro: speranza«) è stata quella di mettere in dialogo donne provenienti da esperienze lavorative, di vita e di appartenenza, e quindi di punti di vista, diversi. Punti di vista che forse mai si erano incontrati prima. Mentre il suo pregio è stato proprio quello di mostrare, come al di là e oltre le appartenenze sia possibile trovare punti di incontro, intorno al comune tema del femminile. Ho sempre un po’ l’impressione che se è conosciuto (e riconosciuto) l’impegno politico in favore delle donne all’interno dei partiti, poco e male è invece noto – all’esterno della Chiesa, ma anche al suo interno – quello delle donne cattoliche che portano avanti questo tema. Un mondo, quello della Chiesa cattolica dove sì, si stanno muovendo delle cose, ma che sembra ancora guardare e ascoltare con un certo sospetto quando a parlare sono le donne, soprattutto se sollevano qualche criticità.

Sono anni intensi e complicati questi che stiamo vivendo. Anni in cui il mondo è stato scosso da tanti fenomeni. Oltre e accanto alla pandemia, che sempre da capo e sempre di nuovo ci lancia le sue sfide, il tema delle donne – con lo scandalo americano legato al mondo del cinema che si è successivamente propagato in ogni ambito del sociale e in molti altri Paesi, incoraggiando le donne a far udire la loro voce e a denunciare situazioni di abuso – si sta dimostrando uno dei temi forti di questo terzo millennio. Anche il mondo della Chiesa ne è stato toccato e coinvolto. Un mondo particolare, prettamente gestito e abitato da uomini-maschi dove le donne «fanno quasi tutto, ma non decidono nulla» come scrive Armando Matteo in uno dei suoi libri: anche se sono loro a frequentare maggiormente le messe, ad avvicinare i bambini ai primi sacramenti e 2/3 dei religiosi sono donne.

Ora il tema viene sempre più affrontato. Papa Francesco mostra spesso la sua riconoscenza alle figure femminili che lo hanno accompagnato durante la sua vita e di recente ha nominato diverse donne a ricoprire posizioni di responsabilità. Ma ancora il cammino è lunghissimo per le donne nella Chiesa cattolica. Un cammino che non penso debba necessariamente portare all’accesso delle donne al sacerdozio, ma che piano piano dovrebbe portare le donne a sentirsi davvero a casa in una Chiesa che sa nominarle, riconoscerle, vederle ed ascoltarle. Arricchendosi della loro presenza diversa, rispetto a un patriarcato che è andato avanti per secoli, ignorandole.  E dove, a furia di dire e pensare che siano sott’intese, si è finito invece per dimenticarle.

Ora, le cose sì, stanno cambiando. Ma il cammino è e sarà ancora molto lungo. Ed è costato alla Chiesa l’abbandono di moltissime donne che si sono stancate di avere pazienza. Un esodo silenzioso e per lo più avvenuto in punta di piedi. Ma non per questo meno doloroso.  Un esodo paragonabile a quello delle giovani generazioni. Ma, mentre lì, il tema è stato affrontato e la pastorale giovanile molto ha fatto per contenere l’abbandono da parte dei giovani, lo «scisma rosa» (sono sempre le parole di don Armando Matteo) sembra aver preoccupato molto meno.

A me personalmente l’abbandono della pratica religiosa delle donne, fa male. Mi fa male perché lascia le donne ancora più sole. Perché ogni abbandono racconta una storia di incomprensioni, di silenzi, di sofferenze. La serata promossa dal Festival della dottrina sociale è stata una bella occasione per far conoscere a tutto un mondo che sta intorno (e che non lo sa) che anche nella Chiesa cattolica vi sono donne che lottano. Non certo contro la Chiesa, ma perché le donne vi trovino a pieno titolo un posto per sentirsi davvero a casa.  Sono quindi estremamente riconoscente agli organizzatori per aver avuto la sensibilità di dare la parola per una sera ad un palco di sole donne. E per di più in una occasione speciale come quella della Giornata dedicata alla violenza sulle donne. Le sinergie e le conversazioni che si sono sviluppate sul palco e immediatamente dopo, hanno mostrato come il tema sia davvero sensibile. L’averlo potuto affrontare insieme, in questa costellazione inedita, mi sembra abbia aperto nuovi mondi e nuovi scenari. Per le donne presenti e forse, anche per il pubblico.