Cristina Vonzun

Dalla vita in un rifugio alpino la saggezza per un'esistenza buona in valle

Inizia la scuola, la frenesia del quotidiano riprende. Mi piace allora cercare  di arrestare un attimo lo scorrere dei giorni e ritornare a quello che un collega docente alcune ore fa definiva «il tempo sospeso dell’estate».  E allora ecco la montagna. Nella app sul telefonino tanti libri. Ma anche un testo cartaceo che mi capita per caso tra le mani. Si intitola «Hüttenzeit. Bergweisheiten für das gute Leben in Tal» (edizioni Aufatmen 2019). «Tempo di capanna (rifugio). La saggezza della montagna per una vita buona in valle». È una piccola perla di spiritualità  in 200 pagine. L’autore è Daniel Zindel, un pastore riformato svizzero.

L’incontro

In estate mi piace entrare nelle chiesette di montagna, riformate o cattoliche che siano, mentre passo di corsa o in mountain bike da una valle all’altra. In quelle riformate regna sovrana e assoluta, nella magnifica austerità dell’ambiente interno, la Parola di Dio, posta al centro del presbiterio.  C’è una chiesetta incantevole, collocata in uno dei luoghi per me più belli delle nostre alpi retiche, il piccolo villaggio di Davos Laret. Quest’estate, scendendo dalla valle di Pischa per risalire verso il passo di Wolfgang, vi ho trovato questo libro di Zindel che non ho esitato ad acquistare. Pesa nello zainetto di chi si muove di corsa, ma non avevo ancora molti chilometri davanti e il lieve fardello valeva l’impresa.

Ed eccolo qui il compagno ideale per il viaggio di una runner di montagna.

«Quassù, scrive l’autore, si incontra se stessi, le persone che salgono e Dio». 

Ed è un intenso incontro con il senso della vita nelle cose e nelle realtà di montagna che Daniel Zindel propone, raccontando la natura e offrendo delle metafore significative tratte dalle realtà semplici che popolano il mondo alpino e la vita  attorno ad un rifugio: gli abeti secolari, la fontana davanti a casa che trattiene l’acqua fresca per poi donarla a chi di lì passa, il silenzio dell’inverno, le tracce degli sci con le pelli di foca sulla neve lasciate da chi ci precede, quasi per indicarci un percorso, i tramonti e le albe, le tempeste estive improvvise che arrivano quando non te le aspetti, i panorami infiniti che si dischiudono al salire un valico, dono di bellezza inattesa, il ruminare delle mucche… tutto è metaforicamente riletto  in chiave spirituale. Non ci sono descritte solo cose affascinanti: ma anche difficoltà, fatica, i pericoli della vita alpina, il limite umano, psicologico o fisico che sia, o quella natura amica che improvvisamente, si trasforma in forza ostile. Senza veli e pudori l’autore racconta e narra la vita in montagna, anche demitizzando l’immaginario collettivo sulla dimensione eremitica: stare su un alpeggio, trascorrere ore in un rifugio soli, ma anche in due o tre, quando fuori magari piove e piove per giorni, non è un’autostrada. E quando esci, lassù ci sono tante sfide: salite e discese, infiniti spazi di bellezza ma pure tempeste atmosferiche che possono diventare  spirituali. Importante -in tutte le cose- è imparare a scrutare i piccoli (o grandi) segni di un senso più grande, che può valere per la vita quotidiana. La montagna non ci fa dimenticare la realtà, semmai ci concede di imparare in quel «tempo sospeso» a posare lo sguardo sulle cose, ma in modo diverso, con qualità.  La montagna, sia che tu voglia sfidarla di corsa o arrampicandoti, sia che tu  voglia solo viverla in solitudine su un alpeggio,  comunque ti confronta con molti messaggi e che, piano piano, se non scappi, possono trasmetterti un’antica saggezza: rieduchi sguardo e udito, passo e equilibrio nello stare nella natura, nella solitudine della quota, nello scoprire come leggere una strada, un passaggio, un sentiero anche irto, scivoloso, non facile, ma che in qualche modo porta alla meta.

«La vita buona in Valle»

La montagna ti insegna la saggezza di uno sguardo metaforico per arricchire «das gute Leben im Tal», la «vita buona in Valle».  Zindel, da credente, rilegge l’esperienze in montagna e nel rifugio, nel seguente modo: «La nostra capanna -alla fine- è il nostro cuore, il luogo dell’incontro con noi stessi e con Dio». E  suggerisce al lettore: «Custodisci il tuo cuore, perché il tuo cuore influenza tutta la tua vita» (p. 185). Quindi, sali in montagna, immergiti in essa, trai saggezza e forza da quel senso nascosto che puoi trovare in tutte le cose semplici che incontri, gusta le cose belle ma anche le asperità, poi custodisci nel tuo cuore la sapienza che scopri in questo vero e proprio esercizio di incontro con la realtà, così che diventi veramente «la tua capanna», quando sarai nella vita di tutti i giorni, giù in valle.

Buon inizio di scuola a tutti quanti!

2 Settembre 2019 | 06:28
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