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La Burkina Faso in Ticino


di Daria Lepori

In questo ultimo mese ho passato molte sere con le comunità parrocchiali di diverse località della Svizzera italiana. Le ho incontrate per presentare loro il tema di questa Quaresima. Ho portato loro la testimonianza di persone che in Burkina Faso hanno perso la casa, i campi coltivabili, i pascoli. Donne, uomini, anziani e giovani che ora sono più poveri, meno nutriti e molto scoraggiati. Tutto ciò per via dell’apertura di miniere d’oro.
Confrontarsi con realtà come questa è difficile, anche quando ci si trova a molti chilometri di distanza. Il senso di giustizia che anima le persone si attiva: Non è giusto! E un altro senso, quello d’impotenza, interviene: Problemi troppo grandi, come faccio io a fare qualche cosa?
Con il sacrificio fisico, che confluisce nella busta viola consegnata la Domenica delle Palme in migliaia di parrocchie di tutta la Svizzera, chi si è lasciato coinvolgere dai destini delle persone delocalizzate in Burkina Faso, ha vissuto anche un sacrificio immateriale. Quello di portare su di sé le difficoltà di altre persone e di vivere dentro il conflitto generato dai nostri limiti.
Ma è proprio questo sacrificio immateriale che trasforma il gesto di carità. L'”elemosina”, che si esaurisce nel suono che fa l’obolo cadendo nella bussola, diventa “solidarietà”. Solidarietà è portare su di sé il peso della sofferenza degli altri. Tra una settimana ne avremo ancora la dimostrazione.

Daria Lepori

Nata a Lugano si considera però, con un bisnonno emigrato in Francia e l’altro arrivato dalla Germania, più una cittadina del mondo che una “ticinese doc”. L’ingiusta ripartizione delle risorse sul nostro pianeta le fa passare notti insonni. Ma da quando lavora per Sacrificio Quaresimale, ossia dal 2006, almeno fa qualcosa di tangibile per promuovere una maggiore giustizia.

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