Cristina Vonzun

Credo per capire... capisco per credere

«Credo per capire e capisco per credere»… si diceva un tempo e si discusse anche a lungo sul senso di questo asserto. È un teologo, un grande teologo e filosofo dei primi secoli del cristianesimo, Agostino d’Ippona ad introdurre questa affermazione poi rielaborata da altri. La prendiamo umilmente a prestito per ricordarci che il rapporto fede e ragione (conoscenza) è un vicendevole quanto necessario intreccio. A maggior ragione se trasportiamo l’affermazione in questo tempo definito «sinodale» dove la Chiesa si interroga e vuole coinvolgere i fedeli a sentirsi in modo attivo e propositivo, con la preghiera e con idee e suggerimenti, parte viva del tessuto ecclesiale.  Detto in altri termini ed epoca, mi pare si potrebbe riprendere questa affermazione nel seguente modo: se la fede mi aiuta ad avere uno sguardo aperto a 360 gradi sulla realtà e quindi apre la mia conoscenza ad una disponibilità ad incontrare tutti i fattori della stessa realtà, compreso il Mistero di Dio, allo stesso modo la conoscenza, la ragione sono elementi da non perdere di vista per credere e parlare di fede. Mi ha fatto personalmente molto riflettere un articolo di Massimo Faggioli, storico della Chiesa alla Villanova University negli Stati Uniti, che evidenzia alcuni segnali di una stagione di povertà intellettuale diffusa a livello cattolico. L’autore elenca una serie di ragioni tra le quali spicca la crisi dell’editoria cattolica, ma non solo e lo stesso Faggioli si pone la domanda se il cammino sinodale non possa essere interpellato da questo fatto. Infatti, ci si può e deve chiedere se non ci sia bisogno oggi di sostenere e intraprendere – parimenti ad un percorso di condivisione o come frutto di esso – una proposta culturale di spessore come prioritaria.

Lascio ai lettori in questo tempo «sinodale» l’articolo di Faggioli da leggere. Mi pare sia una sana riflessione che fotografa in particolare le realtà italiana e statunitense a cui l’autore per biografia e attuale docenza appartiene, ma che riguarda in certa misura anche noi, laddove i contenuti della fede e la ragione che dialoga con il credere si perdono talvolta di vista. Diverse sono le forme di «analfabetizzazione» del credere.

Da parte mia ritengo che la scuola di pensiero di papa Francesco (dall’Economy of Francesco alla Laudato si’), le Accademie vaticane e altre istanze molto stiano facendo, proprio nel dialogo tra fede e conoscenza, forse però con poco riscontro a livello di diffusione capillare e ripresa tra i fedeli.

26 Ottobre 2021 | 12:59
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