Cristina Vonzun

«Cosa sarà di noi dopo la morte?» La teologia risponde alle domande ultime

«La domanda su cosa sarà di noi dopo la morte ha sempre accompagnato l’essere umano nella sua millenaria storia. Oggi, ancora di più, la pandemia che ha colpito come una tempesta l’intero pianeta ci ha ricordato prepotentemente la nostra fragilità e ha rinnovato antiche paure che avevamo creduto forse di esorcizzare. La morte è parte essenziale del nostro essere umani, con cui siamo tenuti a misurarci ogni giorno. Tutte le tradizioni religiose ce lo ricordano », così la quarta di copertina di un libro che stimola il pensiero e interroga la fede, anzi tutte le religioni, riguardo proprio alla domanda ultima: «Cosa ci sarà dopo la morte?» Il libro si intitola «Dopo. Le religioni e l’aldilà», ed. Laterza 2020, l’autore è Brunetto Salvarani, teologo laico esperto di ecumenismo e dialogo interreligioso, ospite – tra l’altro – domenica 23 agosto della trasmissione Chiese in diretta (RSI Rete Uno). In questa nuova pubblicazione Salvarani affronta una disanima delle diverse religioni confrontate con questi temi ultimi evidenziando la «crisi» in cui si ritrovano le risposte, una crisi che affligge il pensiero cristiano. «È indubbio – afferma Salvarani – che le generazioni dei più giovani, più o meno religiose o più o meno secolarizzate (ma in ogni caso molto poco religiose e alquanto secolarizzate…), in larga maggioranza non credono in una qualche previsione di vita dopo la morte, non ci pensano proprio, non la temono, né la sperano, né se ne occupano. Alla risposta sulla questione dell’aldilà – come documentano diverse analisi sociologiche – con una certa frequenza gli intervistati accennano alla loro fiducia in una presenza diffusa quanto misteriosa degli angeli; o, semmai, alla probabilità di una futura reincarnazione, espressione introdotta nella cultura occidentale con il fenomeno dello spiritismo e con la fascinazione della svolta a Oriente, come se il loro più autentico desiderio fosse il ricominciare daccapo e vivere altre vite senza neppure immaginare che la reincarnazione in altre esistenze successive, che sarebbe più corretto chiamare ciclo delle rinascite (in sanscrito samsara) – tanto nell’hinduismo quanto nel buddhismo – rappresenta in realtà una vera e propria condanna, mentre la liberazione dal dolore, in quelle antiche e gloriose spiritualità, avviene solo grazie a una lunga disciplina interiore, fino a uscire dal samsara stesso. Sta di fatto che la domanda condivisa pacificamente in passato oggi viene rifiutata oppure accolta e rielaborata con un misto di disincanto e scetticismo». Ed ecco allora la messa a fuoco del problema da parte dell’autore: non è che la risposta della teologia di fatto è inadeguata o insufficiente e di conseguenza, almeno in ambito cristiano, la stessa predicazione sulla vita oltre la morte ne risente? Eppure… eppure sfogliando le pagine di «Dopo» ci si accorge di un primo dato: la differenza tra la tradizione ebraica e le altre religioni con l’accento posto dalla prima sulla fedeltà alla terra, la centralità dell’aldiquà e solo progressivamente l’apparire di una vita oltre la morte che diviene dirompente con l’annuncio di una possibile risurrezione per tutti a partire dall’evento narrato della risurrezione di Cristo. Salvarani indica alcune piste per approfondire e ridire in modo nuovo questi temi mettendo l’accento sul bisogno di un cristianesimo che sia incarnato nella storia, soprattutto. Gli fa eco – segno di una riacquisita attenzione teologica al tema – una pubblicazione in arrivo del teologo tedesco Gerhard Lohfink (ed. Queriniana 2020) dal titolo provocatorio «Alla fine il nulla?». Dopo aver affrontato a sua volta la stessa domanda nelle diverse religioni, Lohfink si concentra sul realismo nel Vangelo di Luca nel narrare la risurrezione di Cristo e apre soprattutto alla domanda «che cosa avverrà di noi?» rivisitando temi come il giudizio, la misericordia, la sopravvivenza dopo la morte e altri ancora per mettere l’accento sull’infinita misericordia di Dio e sulla volontà divina di non lasciare andare in rovina niente di ciò che è stato creato. Due proposte che senza la pretesa impossibile di esaurire il mistero, offrono spunti a sostegno della riflessione teologica e della predicazione.

Cristina Vonzun

2 Settembre 2020 | 07:45
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