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Cosa rappresenta Taizé?


Taizé rappresenta per me un mondo lontano dallo stress, dai compiti scolastici e dal caos della società dei giorni d’oggi. Questo pellegrinaggio mi ha regalato momenti indimenticabili, attimi di riflessione e amicizie. Arrivi a Taizé con molte domande e parti con delle nuove e qualche risposta in più. Lì domina la semplicità: bastano i sorrisi dei giovani che ti porgono il pasto ad illuminarti la giornata. Qualsiasi dono sembra infinitamente bellissimo. Nella Comunità mi sono sentita accolta nuovamente in una famiglia, essendoci stata per la seconda volta. Credo di aver lasciato una parte di me in quel luogo, perché chi va a Taizé torna sempre cambiato, in modo positivo. È sicuramente un’esperienza da vivere (anche ripetendola, poiché non risulta mai la stessa). C’è sempre un tocco di magico che credo solo Dio sappia donare a quel luogo.

Così Giulia, 17 anni, del Luganese, si esprime dopo essere rientrata con noi da un pellegrinaggio a Taizé.

Sempre più mi rendo conto che durante queste esperienze i giovani scoprono di volta in volta qualche tessera del mosaico in più che porterà alla individuazione della propria vocazione.

Pierangelo Sequeri così descrisse la vocazione: “apertura alla vita e la personalizzazione che di essa ciascuno deve fare, secondo un nome ed un cognome precisi”. Non si tratta solo di scegliere una professione o una condizione di vita, ma un’intonazione personale nell’esistenza, che Sequeri traduce appunto co termine “destinazione”.

Non siamo un grumo di cellule. Siamo umani! La nostra è una vocazione all’umano vero. La condizione dell’umano è essere in grado d’indagare sulla propria destinazione, sul perché ci sentiamo attratti e verso dove siamo destinati ad indirizzare le nostre risorse migliori.

Chiediamoci, più che come essere felice, chi è la persona che abbiamo ricevuto il compito misterioso di rendere felice? Se scopriremo questo saremo felici anche noi: è un grande segreto della vita, di cui il Vangelo porta la chiave.

Se invece ci domanderemo innanzitutto “come posso essere felice?”, e poi dopo vediamo che cosa fare con gli altri, non raggiungeremo nessuno dei due obiettivi: rimarremo senza destinazione nella vita e non saremo felici, in quanto guardando solo in noi stessi non si torverà felicità definitiva. Ma la felicità definitiva esiste? Lasciamo la parola ai nostri giovani, attraverso le videointerviste che vi proponiamo.

 

Don Rolando Leo

Sono nato il 14 giugno del 1969. Dopo gli studi liceali, fra il 1990 e il 2002, ho studiato geografia a Ginevra (mezza-licenza), poi lettere e filosofia a Friborgo (licenza) e teologia a Lugano (licenza). Ho conseguito un minimaster a Roma (UPS) in Teologia pastorale giovanile.

Sono presbitero dal 21 maggio del 2005. Dopo aver prestato servizio presso il liceo diocesano a Lucino per due anni come assistente prefetto per gli studenti interni, nel 2003 sono stato trasferito a Gordola da accolito per la pastorale giovanile parrocchiale, vicariale e per l’insegnamento nella scuola media. Frattanto, oltre che collaboratore e vicario, ero docente al liceo di Bellinzona.

Nel 2006 sono stato trasferito a Bellinzona, con il compito di collaboratore parrocchiale per la parrocchia delle Collegiata e docente in città in diversi ordini di scuola.

Ora invece sono docente e assistente spirituale presso il Collegio Papio di Ascona dove sono residente e docente presso il liceo cantonale di Savosa.

I miei incarichi diocesani sono come  assistente diocesano di pastorale giovanile, attivo in diverse commissioni scolastiche e dal 2008 direttore dell’Ufficio Insegnamento Religioso Scolastico. Sono anche presidente della CLCCT (comunità di lavoro delle chiese cristiane in Ticino) e membro del Forum Svizzero per il Dialogo interreligioso ed Interculturale.

La mia gioia è il lavoro con i giovani in vari ambiti.

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