Renzo Petraglio

Colui o colei «che impegna la sua vita a riflettere sulla legge dell’Altissimo» (Si 39,1)

Quaresima 2021: quinta settimana

di Renzo Petraglio

Durante questa settimana voglio chinarmi su una nuova pagina del Siracide. È una pagina nella quale questo ebreo, verso gli anni 200-180 prima della nascita di Gesù, evoca il lavoro dell’artigiano e rispettivamente dello scriba, cioè colui che si occupa della Parola di Dio. Per il nostro autore queste due persone sono importanti. Ecco il testo come ci è stato conservato dal nipote del Siracide, nipote che – in Egitto – ha tradotto in greco il testo del nonno: 

3833 [Gli artigiani] non sono ricercati per il Consiglio del popolo

e nell’assemblea non hanno un posto speciale,

e non siedono sul seggio del giudice:

e non comprendono le disposizioni del diritto

34 e non fanno brillare istruzione e diritto.

Non si troveranno occupati in discorsi di parabole,

ma sosterranno la creazione del mondo 

e la loro preghiera concerne l’attività della loro professione.

391 Differente è il caso di colui che impegna la sua vita

a riflettere sulla legge dell’Altissimo,

e ricerca la sapienza di tutti gli antichi 

e si dedica ai testi dei profeti.

2 Egli conserva i racconti di uomini famosi 

e penetra nelle profondità delle parabole.

3 Ricerca il senso nascosto di proverbi

e trascorre la sua vita tra gli enigmi delle parabole (Siracide 38,33-39,3).

Al tempo del Siracide – e ancora oggi – gli artigiani non avevano «un posto speciale» nell’assemblea e non avevano grandi conoscenze a livello del diritto. Eppure, ci diceva il nostro autore nel v. 32, «nessuna città può esistere senza gli artigiani». E adesso, al v. 34, il Siracide afferma che gli artigiani – attraverso il loro lavoro concreto – sostengono e consolidano la creazione del mondo1. Questa valorizzazione degli artigiani è davvero sorprendente. E il Siracide la spiega nell’ultima affermazione del cap. 38: l’opera degli artigiani, il loro contributo al consolidamento del mondo è il frutto delle loro preghiere; infatti, « la loro preghiera concerne l’attività della loro professione».

Dopo questo apprezzamento a proposito degli artigiani, il cap. 39 ci parla dello scriba. Il Siracide ce lo presenta come «colui che impegna la sua vita a riflettere sulla legge dell’Altissimo». Si tratta di una persona che «ricerca la sapienza di tutti gli antichi e si dedica ai testi dei profeti». E qui, con  i termini «legge dell’Altissimo», «sapienza» e «testi dei profeti», il Siracide fa riferimento alle tre parti dell’Antico Testamento: il Pentateuco (= Torah), gli scritti sapienziali (tra i quali ci sono anche i salmi) e i testi profetici2. Lo scriba ebreo si occupa dunque di tutta la sua Bibbia, ma – attraverso la Bibbia – egli vive soprattutto la sua relazione con Dio, Dio che risponde alla sua preghiera e lo riempie di intelligenza e di saggezza; e questa saggezza ricevuta in dono da Dio lo scriba potrà diffonderla ad altri3, come il Siracide ci dice nei versetti che leggeremo la settimana prossima.

Ma, per questa settimana, voglio prenderti ancora un momento per leggere, con te, due versetti della sura 38, due versetti nei quali Dio dice:

28 Dovremmo forse trattare quelli che credono e fanno opere buone come quelli che portano corruzione sulla terra? Dovremmo trattare le persone virtuose come gli empi?

29 Questo è un libro benedetto: te l’abbiamo rivelato perché gli uomini possano meditare sui suoi segni e perché quanti sono dotati di profonda coscienza riflettano! (Sura 38,28-29).

Il Siracide ci ha presentato due personaggi ben diversi: l’artigiano e il saggio, il primo con i suoi limiti ma anche la sua importanza. Qui, nel Corano, il contrasto è tra i credenti e i non credenti, tra le persone che praticano il bene e quelli che diffondono la corruzione, tra le persone virtuose e gli empi. E qui il secondo gruppo non ha alcun valore positivo e non fa nessuna buona azione. E in questa società Dio interviene con la sua parola, facendo scendere4, cioè rivelando «un libro benedetto», un libro nel quale ci sono dei «segni», cioè dei «versetti»5 che ci aiutano a riflettere e a meditare6. A noi, dunque, la possibilità, durante questa quaresima e in tutta la nostra vita, di impegnarci a «riflettere sulla legge dell’Altissimo» e sulla parola che Dio ha fatto scendere. Ed è così che noi potremo vivere come individui «dotati di profonda coscienza»7. E su questo cammino saremo insieme e ci incoraggeremo reciprocamente. 

1 Su questo versetto cf. B. M. Zapff, Jesus Sirach 25-51, Echter Verlag, Würzburg, 2009, p. 262s. Per altre interprezazioni che sono state date al versetto in questione cf. L’Antico Testamento. Siracide con testo e note di commento a cura di G. Vigini, Paoline, Milano 2007, p. 228.

2 Cf. The Wisdom of Ben Sira : a New Translation with Notes by P. W. Skehan, Introduction and Commentary by A. A. Di Lella (The Anchor Bible vol. 39), Doubleday, New York 1987, p. 452.

3 Così C. Spicq, L’Ecclésiastique, dans La sainte Bible. Tome VI. Proverbes – Ecclésiaste – Cantique des cantiques – Sagesse – Ecclésiastique / texte latin et traduction française d’après les textes originaux avec un commentaire exégétique et théologique commencée sous la dir. de Louis Pirot ; contin. sous la dir. de Albert Clamer, Letouzey et Ané, Paris, 1951, p. 769s.

4 Cf. Dictionnaire du Coran, sous la direction de M. Ali Amir-Moezzi, Éditions Laffont, Paris, 2007, p. 751 : « La descente du Livre ».

5 Per il termine arabo tradotto con « segno » o « versetto », cf. M. Chebel, Dictionnaire encyclopédique du Coran, Fayard, Paris, 2009, p. 419s sous la voix « signes de Dieu ».

Per i vari signficati del verbo arabo qui tradotto con « riflettere » e « meditare », cf. M. Gloton, Une approche du Coran par la grammaire et le lexique. 2500 versets traduits – lexique coranique complet, Albouraq, Beyrouth, 2002, p. 606, numéro 1177.

7 Per l’espressione « quanti sono dotati di profonda coscienza », cf. M. Gloton, Op. cit., p. 390s, nu. 0518.

21 Marzo 2021 | 15:26
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