Papa Francesco con alcuni giovani.
Blog
Papa Francesco con alcuni giovani.

Christus Vivit: una lettura per i giovani


Introduzione
Il titolo dell’Esortazione Apostolica è emblematico: Christus vivit. Non è un passato, non è un futuro. È un presente: il tempo verbale usato dal Papa per il titolo della nuova Esortazione Apostolica è emblematico. Nove capitoli, 299 paragrafi: sono i numeri del nuovo documento che – ancora una volta – si presenta sotto la veste dell’Esortazione Apostolica. È il Papa a scrivere, è il pastore premuroso che ascolta il gregge e cammina con lui, indicando la strada. Il Sinodo è stato lo strumento, tanto caro a Papa Francesco, per raccogliere le preoccupazioni e le aspettative di una Chiesa che si pone profonde domande, spesso tesa tra il desiderio di rinnovarsi e la paura di non essere fedele a Gesù Cristo. Da subito colpisce il desiderio comunicativo del Papa, non vuole lasciare nulla per scontato: al n. 3 spiega cosa sia una “Esortazione Apostolica”, a chi la scrive e perché. Come già negli altri testi precedenti, anche la Christus vivit ha un tono colloquiale. Addirittura nel primo paragrafo il Papa scrive a direttamente al lettore dandogli del “tu”. È un testo che da subito vuole stupire ed affascinare. Il documento non è breve: Francesco non vuole lasciare argomenti importanti irrisolti.
Capitolo primo: Che cosa dice la Parola di Dio sui giovani?
È uno schema molto presente nei documenti magisteriali: Papa Francesco, prima di affrontare un discorso esortativo, prende spunto dalla Parola di Dio. Non è strategia comunicativa… ma fedeltà alla Parola di Dio. È da essa che la Chiesa trae forza ed energia, ma pure accompagnamento per le importanti scelte pastorali. Giuseppe, Gedeone, Samuele… in rassegna sono presentati vari protagonisti delle vicende bibliche più note e che vantavano un’età giovanile nel momento narrato. Non solo nel primo Testamento ma anche nel nuovo: il riferimento alla parabola del Padre misericordioso è doveroso, ma non solo. “Gesù, l’eternamente giovane, vuole donarci un cuore sempre giovane” (n. 13). Non solo: Gesù esorta a non guardare all’età come ad una condizione che precluda una vera considerazione sociale. Essere giovani non esime però dalla responsabilità verso le altre generazioni: “la Bibbia invita sempre ad avere un profondo rispetto per gli anziani, perché possiedono un patrimonio di esperienza, hanno sperimentato i successi e i fallimenti, le gioie e i grandi dolori della vita, le speranze e le delusioni, e nel silenzio del loro cuore custodiscono tante storie che possono aiutarci a non sbagliare e a non essere ingannati da falsi miraggi” (n. 16). È una società multigenerazionale, quella attuale: molte generazioni (a motivo dell’aumento della speranza di vita) convivono senza però lasciarsi coinvolgere ed educare dalla altre. Si presenta come una “contrazione” del tempo, che porta a vivere rinchiusi in se stessi cercando propri simili in idee, età, provenienza. L’altro rischia di essere una “prolunga dell’io”. E proprio la delusione di un io che facilmente si scontra con la pochezza dei propri limiti crea frustrazione e scarso entusiasmo nei giovani: la loro forza è sempre stata il futuro, l’avere una vita da vivere dinnanzi. Ma il futuro ora appare più come una minaccia (crisi, instabilità, conflitti,…) che non un luogo di speranza: con questo mutamento chiaramente la prospettiva giovanile muta profondamente.
Capitolo secondo: Gesù Cristo sempre giovane
Un intero capitolo è consacrato alla “giovinezza di Gesù”: le prime battute dell’Esortazione già avevano insistito sul legame tra il giovane e Gesù. L’età giovanile deve essere caratterizzata dalla crescita fisica, spirituale e intellettuale. È stato così per Gesù, lo deve essere anche per ogni giovane. Questa crescita è inserita in un cammino più ampio che si confronta e vive della famiglia “ampia”: “Di certo – pensavano (i genitori di Gesù)– Gesù stava lì, andava e veniva in mezzo agli altri, scherzava con quelli della sua età, ascoltava i racconti degli adulti e condivideva le gioie e le tristezze della carovana. Il termine greco usato da Luca per la carovana dei pellegrini – synodía – indica precisamente questa “comunità in cammino” di cui la Santa Famiglia è parte” (n. 29). Ecco cos’è il sinodo: una comunità in cammino, dove la fiducia reciproca cresce e si muove costantemente. Un altro principio della fede cristiana è pure esplicitato: quello dell’Incarnazione. Se Dio si è incarnato è per valorizzare la nostra vita che trova così pienezza e compimento, oltre che irradiazione, della sua forza nella vicenda umana: “Gesù non illumina voi, giovani, da lontano o dall’esterno, ma partendo dalla sua stessa giovinezza, che egli condivide con voi” (n. 31). Gesù Cristo è sempre giovane perché “Essere giovani, più che un’età, è uno stato del cuore” (n. 34). E proprio dai giovani, ricorda il Papa, la Chiesa deve imparare per avere quella dinamica di fresca attrazione verso la volontà del Signore. Segue una serie di santi (dodici oltre alla Madre del Signore) dei quali Francesco, in poche righe, traccia un profilo appena per essere spinti ad approfondirne la vita.
Capitolo terzo: Voi siete l’adesso di Dio
Sebbene sia il Papa stesso a ribadire che “la gioventù non è un oggetto che può essere analizzato” (n. 71), dal n. 72 al n. 80 sono proposte alcune riflessioni a partire dalla realtà giovanile contemporanea. Il tema dell’affettività e della sessualità, affrontato dal n. 82, vede una parola in un sottotitolo che già si incontrava nell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia: ferite. Francesco sa che, parlando di sessualità, spesso ci si riferisce a ferite affettive che sono radicate nel disordine sessuale contemporaneo. Ci sono poi tre punti che stanno particolarmente a cuore al Papa e che affronta con decisione, anche a motivo del Sinodo stesso che li ha sollevati: l’ambiente digitale, la migrazione, gli abusi. È un’analisi lucida ed essenziale: notiamo gli appelli del Pontefice ad essere parte viva e determinante della Chiesa, non spettatori. Vi troviamo addirittura un appello ad intervenire laddove si dovesse notare un sacerdote triste, incoerente o rassegnato al suo ministero, richiamandolo alla sua promessa e al suo impegno davanti a Dio e alla Chiesa. Alla rassegnazione giovanile il Papa risponde ricordando che “Ti ricordo la buona notizia che ci è stata donata il mattino della Risurrezione: che in tutte le situazioni buie e dolorose di cui parliamo c’è una via d’uscita” (n. 104).
Capitolo quarto: il grande annuncio per tutti i giovani
Ai giovani va data la possibilità di incontrarsi con un annuncio (tre verità) che non dovrebbe mai essere taciuta: la prima verità è che Dio è amore. È un padre, ma forse “l’esperienza di paternità che hai vissuto non è stata la migliore, il tuo padre terreno forse è stato lontano e assente o, al contrario, dominante e possessivo; o semplicemente non è stato il padre di cui avevi bisogno. Non lo so. Però quello che posso dirti con certezza è che puoi gettarti in tutta sicurezza nelle braccia del tuo Padre divino” (n. 113). La fede in Dio Padre si può facilmente scontrare con un’esperienza negativa a livello famigliare. Il Papa non evita questa possibilità, anzi la affronta molto serenamente. La seconda verità è e che Cristo salva, e questo viene ribadito con fermezza da Francesco. Forse, in un primo momento, può sembrare che si tratti di frasi che non trovano referente (i giovani hanno bisogno di essere salvati? Ne sentono la necessità?): davanti a simili obiezioni va ricordato che già precedentemente sono state esplicitate le difficoltà e le ansie dalle quali i giovani (e non solo) hanno bisogno di essere salvati. La terza verità è la vita di questo Salvatore. La storicità di Cristo non è la sua gabbia, che lo situa in un contesto storico. Egli, il Verbo eterno, è entrato in un momento storico preciso e sa lì ha redento la storia, cambiandone il corso. Bisogna invocare lo Spirito, affinché questa vita ci illumini e guidi costantemente.
Capitolo quinto: percorsi di gioventù
“Il tempo è superiore allo spazio”: questa frase è molto presente nel Magistero del Papa argentino. Troviamo la frase nella sua prima Lettera Enciclica (ereditata dal predecessore Benedetto XVI e completata) Lumen Fidei (n. 57), nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium (n. 222-223), nella Enciclica Laudato Sii (n. 178) e nell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia (n. 261). Anche nel presente documento ritroviamo il medesimo concetto, che qui viene evocato a proposito del processo di maturazione di ogni persona. La dinamica di questo tempo della vita deve avere dei poli attrattivi, spesso disattesi perché distratti da molti altri elementi. Questa attrazione deve essere favorita da quelli che sono i sogni, così presenti nella Sacra Scrittura e particolarmente cari al Papa perché legati ad uno dei suoi santi preferiti, san Giuseppe. Non bisogna lasciare che questa spinta venga spenta dalla delusione. Per affrontare la sfida delle scelte che la giovinezza impone (a differenza dell’infanzia, tempo in cui invece si è protetti da qualcun altro che sceglie) servono degli amici. Diversi paragrafi del quinto capitolo sono dedicati al tema dell’amicizia, per poi concludersi al richiamo ad un impegno costante a favore del prossimo e dell’annuncio cristiano.
Capitolo sesto: giovani con radici
“A volte ho visto alberi giovani, belli, che alzavano i loro rami verso il cielo tendendo sempre più in alto, e sembravano un canto di speranza. Successivamente, dopo una tempesta, li ho trovati caduti, senza vita” (n. 179). È con una metafora significativa, di chiaro tono evangelico, che il Pontefice inizia il capitolo dedicato alla perseveranza. L’appello è rivolto ai giovani affinché non affidino la propria esistenza ad un approccio superficiale della vita. La bellezza esteriore è inaffidabile perché è fugace: “C’è una bellezza che va al di là dell’apparenza o dell’estetica di moda in ogni uomo e ogni donna che vivono con amore la loro vocazione personale” (n. 183). È un’educazione del cuore ad andare a trarre la linfa anche dalle generazioni precedenti: nonni, genitori, persone anziane; un tesoro inestimabile troppo spesso messo da parte. L’invito è quello di ascoltare gli anziani, le loro narrazioni, a volte lunghe: in esse c’è una testimonianza di vita vissuta. A questo proposito, il Papa pone il tentativo di intrecciare due categorie di sogni, ovvero quella dei giovani (propensi al futuro) e quelli degli anziani (spesso al passato) ma che entrambi devono dilatare la propria esperienza di rapporto con il tempo. L’anziano non è solamente passato e presente; il giovane non è solo presente e futuro.
Capitolo settimo: la pastorale dei giovani
Sinora l’Esortazione può essere apparsa come un testo di direzione spirituale, ma poco programmatico e propositivo per la costruzione di una Chiesa in cui i giovani non siano “una categoria”, “un ambito pastorale” o ancora peggio “un problema”. In effetti nel settimo capitolo Francesco si rivolge alle proposte di Pastorale Giovanile, ricordando che “la pastorale giovanile ha bisogno di acquisire un’altra flessibilità e invitare i giovani ad avvenimenti che ogni tanto offrano loro un luogo dove non solo ricevano una formazione, ma che permetta loro anche di condividere la vita, festeggiare, cantare, ascoltare testimonianze concrete e sperimentare l’incontro comunitario con il Dio vivente” (n. 204). C’è un grande bisogno di costruire la comunità, ricorda Papa Francesco. E nel documento qui presentato non ha la pretesa di scrivere un manuale di pastorale giovanile, ma quella di esporre dei punti di riflessione e di comunione. Due parole chiavi guidano questa parte: ricerca e crescita. La prima indica la capacità dei giovani di cercare tra le tante proposte che vengono loro presentate una scelta valida, e sicuramente in questo devono essere aiutati, magari dei giovani stessi. La seconda, la crescita, non deve avvenire solamente sul piano intellettuale. La crescita deve costantemente riferirsi al kerygma (l’annuncio della morte e risurrezione di Cristo) e alla vita di amore fraterno. Per vivere questo, ricorda Francesco, bisogna mettere a disposizione dei luoghi dove i giovani possano condividere la vita fraterna e comunitaria, per far sì che le storie e le testimonianze di fede si intreccino e rafforzino a vicenda. L’appello del Papa è a 360°: ogni aspetto della vita giovanile è importante, va valorizzato ed aiutato a vivere nel rapporto con Gesù: lo sport, la scuola, gli hobby. La dinamica della fede è comunicativa: la si riceve, la si dona. Non manca un appello agli adulti e all’impegno ad essere accompagnatori validi: lo sgretolamento familiare contemporaneo richiede figure importanti nel cammino dei giovani, in modo che questi possano rimanere affascinati da vite realmente in costante ricerca dell’amicizia con Gesù.
Capitolo ottavo: la vocazione
La vocazione comune dei battezzati, come il Papa stesso ricorda, è la santità. Questa cresce non per sforzo morale della persona… ma per relazione amichevole con il Signore Gesù. L’ampiamento delle prospettive relazionali di una persona avviene quindi in forza del desiderio di realizzare nella propria esistenza ciò che il Vangelo indica: non come semplice “messa in opera” di una teoria astratta. L’amicizia con Gesù va cercata, custodita, alimentata. La dinamica del cuore che il Papa indica è quella di una dilatazione delle proprie relazioni, secondo la semplice espressione “essere per gli altri”. Primariamente è la famiglia ad essere il luogo di questa indicazione: il desiderio di formarsene una, di trovare la persona con la quale condividere la propria vita è un punto imprescindibile. Il tema della sessualità, che molti media aspettavano venisse affrontato con chissà quale rivoluzione, è riproposto con delicatezza. Sesso è amore e generazione, nel senso ampio del termine. È crescita comune, trasmissione della vita. Il Papa rinvia all’Amoris Laetitia, capp. 4 e 5 (l’amore nel matrimonio e l’amore fecondo) l’approfondimento del profondo legame. Il lavoro è pure tema di riflessione di Francesco: egli sottolinea quanto la giusta professione sia una gratificazione per il giovane, ma che spesso questo non può avvenire. E quando questo avviene, dice Francesco, “ci sono i duri limiti della realtà. È vero che non puoi vivere senza lavorare e che a volte dovrai accettare quello che trovi, ma non rinunciare mai ai tuoi sogni, non seppellire mai definitivamente una vocazione, non darti mai per vinto” (n. 272). Gli ultimi quattro paragrafi sono dedicati alle vocazioni con consacrazione speciale, ricordando l’importanza di avere dei pastori fedeli al cuore del Signore.
Capitolo nono: il discernimento
Pure in questo caso il Pontefice rinvia ad un suo testo, l’Esortazione Apostolica Gaudete et Exsultate, che ha pubblicato nell’aprile del 2018. Il tema del discernimento è stato lì affrontato, qui il Papa desidera scrivere a riguardo del discernimento della propria presenza nel mondo. “Ricordo che tutti, ma «specialmente i giovani, sono esposti a uno zappingcostante. È possibile navigare su due o tre schermi simultaneamente e interagire nello stesso tempo in diversi scenari virtuali. Senza la sapienza del discernimento possiamo trasformarci facilmente in burattini alla mercé delle tendenze del momento»” (n. 279). Ancora una volta il tema della distrazione: in un documento dedicato ai giovani il richiamo è profondo e realistico. Non ci sono più gerarchie di Verità: ogni opinione è valida. Francesco richiama desiderio di una vita piena per avere una base sulla quale costruire la crescita del giovane. È l’appello a lasciarsi affascinare dall’Amico che chiama, chiunque, dovunque, sempre. Per ascoltare e discernere il Pontefice suggerisce tre sensibilità: la prima è l’attenzione alla persona, la seconda è il discernimento, la terza è l’ascolto degli impulsi che l’altro sperimenta (nn. 292-294).
E per concludere… un desiderio
Il documento si chiude con un singolare appello… quello di non aver paura di correre, anche quando la Chiesa si presenta più lenta. È curiosa questa conclusione, inusuale rispetto ai documenti magisteriali che solitamente si concludono con un riferimento alla Madre di Dio o ad una preghiera. Sembra proprio che Francesco, che nel corso dei 299 paragrafi si è speso in un rapporto cordiale con il giovane interlocutore lettore di questo testo, lasci a lui la conclusione. Come dire… la palla, ora, è nelle tue mani.
Il testo è molto denso e corposo, sebbene il linguaggio sia semplice. Forse la grande sfida dell’efficacia di questo testo (e dei lavori sinodali) sarà il non esaurire la sensibilità alla gioventù limitandosi ad un convegno e ad un documento finale. L’Esortazione che qui abbiamo presentato ha moltissimi spunti e suggeriamo di proporla divisa in diverse parti da meditare ed affrontare con i giovani. È un testo molto lungo e va a toccare tutte le dimensioni della persona – è impensabile “leggerlo in una volta” o ancora peggio “darlo da leggere”. Il testo va affrontato poco alla volta, il rischio, proprio per la grande portata e la grande mole, è che rimanga inascoltato o non letto. È una grande ricchezza messa nelle mani della Chiesa tutta, non solamente dei pastori. Il Papa ha dato ancora una volta il tono al suo Pontificato, richiamando l’unità di un cammino: i costanti richiami del suo insegnamento magisteriale sono sicuramente un valore. Nell’epoca dei social network i giovani amano raccontarsi e raccontare: il Papa ha per questo motivo presentato una lunga serie di testimoni reali, vite concrete ma pure l’appello a raccontarsi, a affrontare la propria vita. È come se, con questo testo, Francesco desiderasse cogliere i frammenti della vita di molti giovani per farne un mosaico. Molte vite “a pezzi” non sono irrecuperabili, anzi. Ancora una volta, ed è lo stile di Francesco, siamo stupiti dalla sua capacità comunicativa. Ma non basta ascoltarlo ed applaudirlo. Ora bisogna seguirlo.
Don Emanuele Di Marco
donemanueledimarco@gmail.com

Don Emanuele di Marco

Nato a Lugano nel 1982, dopo la maturità cantonale ha ottenuto il Bachelor of Arts in Primary Education e la Licenza di docente nella Scuola primaria (ASP – Locarno 2005); ha conseguito inoltre il Baccellierato in Teologia (2010) e la Licenza in Teologia Dogmatica (2011) presso la FTL. Nel 2014 ha acquisito il titolo di Dottore in Teologia pastorale presso la Pontificia Università Lateranense, Città del Vaticano. Nel medesimo anno si è diplomato formatore presso l’Istituto San Pietro Favre della Pontificia Università Gregoriana, Roma. Nel 2015 la sua tesi di dottorato è stata premiata dalla Fondazione Aenania a Monaco di Baviera con il Pelkhovenpreis 2015.

Ordinato presbitero della Diocesi di Lugano nel 2011, è stato vice cappellano della Guardia Svizzera Pontificia in Vaticano dal 2011 al 2014. Attualmente è Vicario Parrocchiale della Cattedrale di Lugano, Direttore dell’Oratorio di Lugano, Cappellano della Protezione Civile di Lugano, Assistente dell'Azione Cattolica Ragazzi, Professore incaricato presso la Facoltà di Teologia di Lugano, dal 1 settembre 2017 è Cerimoniere Vescovile e Direttore dell’Ufficio Liturgico della Diocesi di Lugano.

autore