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Chiesa ricca, l’ultima frontiera


di Don Italo Molinaro

“Una Chiesa povera per i poveri” – Papa Francesco ha rilanciato un ideale che accompagna tutta la storia del cristianesimo. Un’utopia mille volte smentita e risorta. Oggi però possiamo riscoprirla in una dimensione forse ancora più profonda, quella più radicale. La Chiesa deve alleggerirsi anzitutto da… se stessa.
Con molto garbo, Papa Francesco, ricorda che la visione biblica dell’essere umano e delle sue relazioni è un messaggio di salvezza per tutti. Pensiamo solo alla famiglia, al raccontare la famiglia come esperienza umana di cui l’umanità intera ha urgente bisogno. Pensiamo all’ecologia e al modo con cui gli umani immaginano il loro ruolo nel mondo (servitori, non dominatori). In un’intervista di domenica scorsa a “Chiese in diretta” (ascolta qui la puntata) il professor Manlio Graziano ha affermato però che il messaggio è diverso: quando la Chiesa ricorda al mondo l’importanza della splendida visione biblica, in realtà la Chiesa sta mettendo se stessa in primo piano. All’apparenza dice che è Dio l’indispensabile, ma in realtà difende se stessa, e vuole imporre se stessa come necessaria.
Se questa è l’immagine che la Chiesa dà, abbiamo un problema serio. Se non riesce a farsi percepire come un semplice strumento al servizio dell’umanità, per la vita del mondo (e non per l’auto-sopravvivenza) è drammatico.
Per troppo tempo l’aspetto istituzionale della Chiesa è apparso in primo piano con eccessiva pressione; e quindi oggi ci trasciniamo dietro ancora questa “ricchezza” di potere forte, autoreferenziale. Lo si è visto ad esempio al riflesso autodifensivo della Chiesa, nel caso degli abusi sessuali. L’ultima frontiera di una spogliazione della Chiesa, di un ricupero della povertà come valore, è quindi lo spogliarsi di se stessi, per servire semplicemente.
Come essere istituzione disinteressata? Credo che sia anzitutto questione di fede. Chi tiene in piedi la Chiesa, fondamentalmente? I riti? I simboli storici? Le vesti? Le tradizioni? In realtà la Chiesa è la Sposa custodita anzitutto da Cristo. Con questa consapevolezza di essere amata, la Chiesa dovrebbe semplicemente lasciarsi andare e avere come unica preoccupazione quella di servire gli esseri umani per puro amore disinteressato, nella libertà, senza privilegi o pressioni indebite. Questa è l’ultima frontiera della spogliazione.
“Chiesa” siamo tutti noi battezzati. Addirittura “Chiesa” è una misteriosa comunità spirituale che inizia con il primo giusto, Abele, fino all’ultimo eletto (lumen Gentium 1, Vaticano II). E mi sembra strano, all’alba del 2016, doverlo ricordare.

Don Italo Molinaro

Prete e giornalista, alla RSI si occupa di tv (Strada Regina) e radio (Chiese in diretta). Dottore in teologia, è parroco a Lugano (Sacro Cuore).

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