Missionarie secolari scalabriniane

Chiesa e migrazioni: quattro verbi

Il 2018 sarà un anno particolarmente importante per poter compiere un passo in avanti verso una risposta congiunta alle migrazioni in termini di cooperazione internazionale e di responsabilità condivisa. Entro dicembre, infatti, la comunità internazionale, sotto l’egida dell’ONU, si è proposta di adottare due Patti Globali (Global Compacts), uno sui migranti internazionali e uno sui rifugiati. In un momento storico così significativo, Papa Francesco non ha mancato di ribadire la sua vicinanza all’umanità migrante già nel primo mese di quest’anno, in occasione della Giornata Mondiale della Pace e della Giornata del Migrante e del Rifugiato.

In quest’ultima circostanza il Pontefice ha voluto celebrare la S. Messa nella Basilica di San Pietro insieme a migranti, richiedenti asilo e rifugiati. I verbi che dallo scorso anno ripete parlando di migrazioni sono quattro: accogliere, proteggere, promuovere e integrare (cfr. Documento della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale), ciascuno declinato in diverse azioni concrete. Venti punti di azione, infatti, vengono proposti ad una sola voce dalle organizzazioni della Chiesa cattolica attive nei negoziati per l’elaborazione dei Patti Globali. Il Papa sottolinea che «la Chiesa è disponibile ad impegnarsi in prima persona… ma per ottenere i risultati sperati è indispensabile il contributo della comunità politica e della società civile«.

La sfida è quella della cultura dell’incontro. Nell’Omelia durante la S. Messa per la Giornata del Migrante e del Rifugiato, Papa Francesco ha riconosciuto che «non è facile… spesso rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci… Anche i nuovi arrivati hanno delle paure… Queste paure sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano. Avere dubbi e timori non è un peccato. Il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte… Il peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, all’incontro con il diverso, all’incontro con il prossimo, che di fatto è un’occasione privilegiata di incontro con il Signore».

(Giulia Civitelli)

1 Febbraio 2018 | 13:09
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